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Il ministro dell’Istruzione e del Merito alla sede della Compagnia delle Opere ha incontrato imprenditori, professionisti e rappresentanti delle istituzioni prendendo parte a un tavolo di lavoro dedicato alla filiera del “4+2”

Bergamo. “Appassionare i giovani. Questa è la nostra missione. Io credo molto in loro: basta rappresentarli come bulli e sfaticati”. Giuseppe Valditara alza il tono della voce quando parla delle nuove generazioni, della loro crescita e di quel legame, sempre più stretto,  tra scuola e lavoro. Lo fa dalla nuova sede della Compagnia delle Opere di Bergamo, associazione che riunisce imprese, professionisti ed enti del terzo settore, dove il ministro dell’Istruzione e del Merito ha preso parte a un tavolo di lavoro dedicato alla filiera del “4+2”.

Un modello al quale Valditara aveva dato impulso con la riforma avviata nell’agosto del 2024 e divenuta ordinamentale nel 2026: quattro anni di istruzione tecnica o professionale seguiti da due negli ITS Academy, con l’obiettivo di integrare maggiormente la formazione con il mondo del lavoro e migliorare le prospettive occupazionali dei diplomati.

Una riforma e un tavolo di discussione che mettono al centro proprio il futuro dei giovani e il loro rapporto con la scuola. Si parla della loro crescita, della capacità di trovare la propria strada e di intercettarne aspirazioni e inclinazioni. Senza nascondere le difficoltà e, soprattutto, imparando ad accettarle: “L’importanza dell’errore, la capacità di fare tesoro dei propri sbagli e la capacità di rialzarsi. La scuola ha il dovere di aiutarli a crescere e ad affrontare i problemi”, evidenzia. Ma il punto, per Valditara, è anche riuscire a intercettare la forza dei ragazzi. “Ho visitato 350 scuole da quando sono ministro. Hanno dentro un’energia e una curiosità incredibili. Bisogna saperli appassionare e costruire una didattica per loro che sappia valorizzarli. Allora avremo ragazzi meravigliosi”.

C’è un termine che il ministro non ha alcun timore reverenziale a utilizzare: “rivoluzione culturale”. Una rivoluzione nella mentalità prima ancora che nei fatti.“Faccio un esempio: dobbiamo smettere di pensare che chi va all’istituto agrario o alberghiero sia un cittadino di Serie B rispetto a chi, magari, ha frequentato il liceo classico”.

Il superamento di una competizione costruita su gerarchie ormai sedimentate diventa così un altro passaggio necessario per accompagnare i ragazzi verso un percorso più sano e, soprattutto, più aderente alle proprie capacità e aspirazioni.

Venendo a quanto discusso al tavolo, il ministro, affiancato dal presidente della Compagnia delle Opere di Bergamo Alberto Capitanio, ha ascoltato e preso appunti durante gli interventi di istituzioni, imprenditori e rappresentanti del mondo della scuola bergamasca. Tra loro la sindaca di Bergamo Elena Carnevali, il rettore dell’Università degli Studi di Bergamo Sergio Cavalieri, il presidente di Confindustria Bergamo Matteo Zanetti e il presidente del Politecnico delle Arti Giorgio Berta.

Figure che hanno condiviso riflessioni e proposte su un terreno, quello del rapporto tra scuola e lavoro, che non può permettersi di perdere tempo. Sollecitazioni alle quali Valditara ha risposto entrando nel merito, come nel caso della proposta avanzata da Ettore Ongis, rettore di Imiberg, scuola paritaria con sede nel quartiere di Santa Lucia. Di fronte alla difficoltà di reperire maestre per le scuole primarie, Ongis ha proposto di estendere la possibilità di abilitazione anche alle studentesse e agli studenti di Scienze dell’educazione. “Chiedo alle università di darci una mano, perché fanno tanto in alcuni casi e in altri meno – ha risposto il ministro –. Bisogna saper investire anche là dove la disponibilità di docenti sul territorio non è così rilevante. Le università dovranno fare sempre di più sotto questo punto di vista”.

Valditara si è quindi concentrato sul bilancio della riforma del “4+2”. “Le cose stanno andando bene. Devo dire che sono molto soddisfatto di come la riforma viene applicata in Lombardia. In particolare c’è una grande soddisfazione da parte delle associazioni datoriali e delle categorie produttive. C’è inoltre una bella collaborazione fra scuole, mondo della produzione, ITS e università”.

Un terreno che, secondo il ministro, rappresenta la condizione ideale per il funzionamento della riforma: “Consentirà a tanti nostri giovani di avere opportunità di carriera in tempi più rapidi e sicuramente produttivi anche dal punto di vista delle soddisfazioni personali. Allo stesso tempo permetterà una maggiore competitività del nostro sistema imprenditoriale”.

E ancora, sul ponte che unisce scuola e lavoro, il pensiero torna inevitabilmente ai giovani e alle loro famiglie: “Io penso che il punto più importante sia convincere le famiglie che in certi percorsi di istruzione tecnica e professionale c’è un grande avvenire per i propri giovani. Dobbiamo rendere sempre più chiari i loro talenti, individuarli e valorizzarli. Per fortuna i talenti sono diversi e bisogna dare a ciascuna potenzialità, a ciascuna abilità, l’opportunità di realizzarsi”.