gli approcci mirati
Stipsi ed emorroidi: quando intervenire e quali terapie possono restituire il benessere intestinale
Oggi, grazie a diagnosi sempre più precise e a tecniche chirurgiche mini-invasive, è possibile affrontare queste condizioni in modo mirato, sicuro ed efficace
La stipsi cronica e le emorroidi rappresentano due delle patologie proctologiche più diffuse nella popolazione adulta. Spesso sottovalutate o trattate con rimedi temporanei, possono incidere in modo significativo sulla qualità della vita, generando fastidio, dolore e disagio quotidiano. Oggi, grazie a diagnosi sempre più precise e a tecniche chirurgiche mini-invasive, è possibile affrontare queste condizioni in modo mirato, sicuro ed efficace. Ne parliamo con il dottor Sergio Agradi, responsabile dell’Unità Operativa di Proctologia e Pelviperineologia del Policlinico San Pietro, centro di riferimento nella bergamasca per i disturbi del pavimento pelvico, dove è possibile essere seguiti durante tutto il percorso diagnostico e terapeutico- dalla prima visita specialistica alla programmazione degli esami, fino al post-operatorio e al follow-up – da un’équipe multidisciplinare.
Dottor Agradi, innanzitutto quando si può parlare di stipsi?
Con il termine stipsi, o più comunemente stitichezza, si indica la difficoltà o l’impossibilità di evacuare in modo regolare e completo. Non si tratta solo di un disturbo occasionale, ma di una vera e propria alterazione della motilità intestinale o del meccanismo di evacuazione, che può diventare cronica (quando l’evacuazione intestinale è difficoltosa o insufficiente da almeno tre mesi) e avere un impatto importante sul benessere generale. La stipsi cronica può essere legata a un rallentato transito intestinale o a un’alterazione della fase di evacuazione, spesso associata a un prolasso del retto o a un cedimento del pavimento pelvico, e manifestarsi con:
– difficoltà o sforzo eccessivo nell’evacuazione;
– sensazione di svuotamento incompleto;
– gonfiore addominale e dolori al basso ventre;
– necessità di manovre digitali per favorire la defecazione.
Che legame c’è tra stipsi ed emorroidi?
In molti casi proprio la difficoltà evacuativa e lo sforzo prolungato portano alla formazione o all’aggravamento delle emorroidi. La stipsi cronica, quindi, rappresenta un fattore di rischio per la comparsa e il peggioramento delle emorroidi, ovvero dilatazioni dei plessi venosi del retto e dell’ano, normalmente presenti ma che, in condizioni di congestione o prolasso, possono dare origine a sanguinamento, dolore e fastidio durante la defecazione.
Quali sono le cause e i fattori di rischio per la stipsi?
Tra le cause più comuni ci sono:
– dieta povera di fibre. Una dieta inadeguata, con basso apporto di fibre, rallenta il transito intestinale e rende le feci più dure e difficili da espellere.
– Scarsa idratazione. Bere non a sufficienza favorisce la formazione di feci dure più difficili da espellere.
– Sedentarietà e ridotta attività fisica. La mancanza di attività fisica riduce la motilità intestinale e può contribuire all’insorgenza del disturbo.
– Abitudini scorrette come trattenere l’evacuazione.
– Gravidanza o parto, che possono alterare la dinamica del pavimento pelvico.
– Età avanzata, che può causare indebolimento dei muscoli, compresi quelli del pavimento pelvico.
– Stress e ansia, che possono influenzare la motilità intestinale.
– Uso prolungato di lassativi o di farmaci che rallentano la funzionalità intestinale.
Quali sono, invece, i sintomi delle emorroidi?
Le emorroidi si presentano con:
– sanguinamento anale durante o dopo la defecazione;
– dolore o bruciore;
– prolasso dei cuscinetti emorroidari;
– prurito o irritazione locale.
Come si fa a diagnosticare qual è la causa della stipsi e se ci sono ad esempio problemi come prolasso?
Comprendere le cause della stipsi è il primo passo per definire il trattamento più appropriato. Un percorso diagnostico completo, costituito da una visita specialistica con un proctologo e indagini mirate, permette di distinguere:
– tra un problema funzionale;
– una condizione strutturale come il prolasso rettale interno.
Tra gli esami più utili per la diagnosi ci sono:
– Defecografia. È un esame radiologico dinamico che consente di visualizzare il comportamento della parte finale dell’intestino, il cosiddetto retto, e dell’ano durante la defecazione. “Permette di identificare prolassi interni, intussuscezioni o rettocele, ossia piccole erniazioni del retto verso la vagina nelle donne. È uno strumento essenziale oltre all’esame obiettivo per la valutazione preoperatoria”. sottolinea lo specialista.
– Manometria anorettale. Misura la pressione e la funzionalità dello sfintere anale e dei muscoli del pavimento pelvico. Serve a individuare alterazioni della coordinazione muscolare o della sensibilità rettale, che possono essere alla base della stipsi ostruttiva.
– Ecografia transanale o transrettale. Permette di valutare in modo non invasivo le strutture del canale anale, identificando eventuali danni muscolari o prolassi interni.
– Colonscopia e rettoscopia. Si tratta di esami endoscopici fondamentali per valutare direttamente la mucosa del colon e del retto. “La colonscopia e la rettoscopia consentono di escludere patologie organiche, come infiammazioni, polipi o lesioni neoplastiche, che possono manifestarsi con sintomi simili alla stipsi o al sanguinamento emorroidario”, spiega il dottor Agradi. Sono inoltre utili per valutare lo stato delle emorroidi interne e guidare la pianificazione del trattamento più appropriato.
Grazie alla combinazione di questi esami è possibile delineare una mappa funzionale e anatomica precisa, indispensabile per scegliere la terapia più adatta alla singola persona.
Passiamo alla cura, come si può contrastare la stipsi?
Il trattamento della stipsi cronica dipende dall’origine del disturbo.
In molti casi, i cambiamenti nello stile di vita possono offrire un miglioramento significativo. In particolare può essere utile:
– modificare la dieta, aumentando l’assunzione di fibre (frutta, verdura, cereali integrali). Le fibre, infatti, aiutano a migliorare la consistenza delle feci e quindi a facilitare il transito intestinale.
– Bere una quantità adeguata di acqua. Assumere almeno 1,5–2 litri di acqua al giorno aiuta a mantenere le feci morbide a favorirne l’espulsione.
– Praticare attività fisica regolare. Camminare o praticare esercizio aerobico contribuisce a favorire la funzione intestinale, stimolando il movimento delle feci lungo l’intestino.
Se questi rimedi non danno benefici, è possibile ricorrere a lassativi mirati, su indicazione e sotto controllo medico che però non risolvono il problema.
Quali altre terapie possono essere indicate allora?
Nei casi di dissinergia muscolare (ndr. mancanza di coordinazione tra i muscoli del pavimento pelvico e gli sfinteri anali) può essere utile la riabilitazione del pavimento pelvico. Se invece la causa è un prolasso rettale interno o una sindrome da ostruita defecazione può trovare indicazione la chirurgia mini-invasiva con tecnica STARR. La STARR (Stapled Trans-Anal Rectal Resection) è una procedura mini-invasiva che consente di rimuovere il tratto di retto prolassato e ripristinare la normale anatomia e funzionalità del pavimento pelvico. L’intervento viene eseguito per via naturale, attraverso l’ano, senza incisioni esterne, utilizzando uno strumento meccanico (stapler) che reseca e sutura il tratto di retto ridondante in un unico passaggio. L’indicazione alla STARR è sempre personalizzata, in base ai risultati degli esami diagnostici e alla valutazione funzionale complessiva della persona.
E quali sono, invece, le cure per le emorroidi?
Per la cura delle emorroidi, a seconda del grado, oltre alle modifiche dello stile di vita che migliorando la stipsi cronica aiutano anche prevenire le emorroidi, le terapie possono comprendere:
– creme o supposte locali (con anestetici, corticosteroidi per brevi periodi);
– terapie ambulatoriali (legatura elastica, scleroterapia etc.).
Concludendo, le emorroidi, così come la stipsi cronica, non devono essere considerate solo disturbi fastidiosi, ma condizioni mediche trattabili con approcci mirati.
Grazie a una diagnosi accurata, alle tecniche chirurgiche moderne e a un percorso di cura guidato e personalizzato, è oggi possibile restituire benessere, comfort e qualità di vita.

