La riflessione
“e-Brt, il prezzo di una scelta sbagliata: così si rischia di bloccare il traffico”
Riceviamo e pubblichiamo le considerazioni dell’architetto Vanni Invernici sul nuovo sistema di trasporto elettrico su cui nelle ultime settimane si è concentrato il dibattito in città
Riceviamo e pubblichiamo le considerazioni dell’architetto Vanni Invernici sul nuovo sistema di trasporto e-Brt su cui nelle ultime settimane si è concentrato il dibattito in città, non senza polemiche.
Qualche numero in merito all’oggetto, senza la pretesa di essere esaustivo. Il percorso è lungo 15 chilometri, dalla stazione ferroviaria di Bergamo a quella di Verdellino e altrettanti, ovviamente, per il ritorno. La velocità commerciale prevista per i pullman elettrici è di 25 km/h. Il tempo necessario per completare la tratta Bergamo Verdellino è di 39 minuti; altrettanti per il ritorno.
I pullman elettrici avranno a disposizione per il 73% del percorso (sia all’andata che al ritorno) corsie riservate in modo esclusivo, alle estremità della carreggiata, una a dx e una a sx (la carreggiata è stata infatti allargata, a scapito della storica roggia colleonesca, in parte intubata: si spera che i calcoli idraulici siano stati eseguiti con perizia e competenza, al di là della scelta oggettivamente discutibile dell’operazione!).
La frequenza massima delle corse sarà di 10 minuti nelle ore di punta; altrimenti essa sarà di 15 minuti. Ciò significa che, quando le corse saranno più frequenti, tra un pullman e l’altro ci sarà la distanza di 4,166 Km; quando invece le corse saranno meno frequenti la distanza tra ogni pullman sarà di 6,249 Km.
A fronte di tale scenario, dove le corsie laterali alla carreggiata saranno tassativamente riservate ai pullman della e-Brt, pena severe sanzioni per i trasgressori, le due rimanenti corsie centrali, una per ogni senso di marcia (quindi una in direzione Bergamo, una in direzione Verdellino), dovranno assorbire tutto il resto del traffico veicolare: automobili, furgoni, camion, motociclette, biciclette e altri mezzi, compresi i pullman delle altre linee di trasporto pubblico, in una coabitazione che impedirà sorpassi e, vista la ristrettezza degli spazi, risulterà pericolosissima dal punto di vista della sicurezza, oltre che in piena contraddizione con i proclami di netta diminuzione delle emissione di gas nocivi da parte del parco circolante!
Infatti, dati alla mano, ogni giorno saranno migliaia i veicoli interessati che – impossibile non prevederlo – creeranno un serpentone senza soluzione di continuità, con tempi di percorrenza esagerati e fortemente penalizzanti per tutti, anche dal punto di vista ambientale. Mi sembra un quadro assurdo, ma purtroppo è ciò che ci attende tra poche settimane!
Il tutto per un investimento di 84 milioni di euro finanziati dal Pnrr, il che però, quanto meno non sempre – non è sinonimo di qualità e di merito progettuale, ma semplicemente di impegnativa campagna promozionale e di appoggi e sostegni ad hoc nei centri di chi deve decidere l’erogazione dei fondi.
Credo che coloro – enti, istituzioni, amministrazioni pubbliche, ecc. (Comune di Bergamo, Atb Mobilità, Provincia di Bergamo, Camera di Commercio, Diocesi (?), Regione Lombardia) che hanno partorito cosiffatto progetto – dovrebbero fare uno, due, tre passi indietro e prendere le distanze da codesto “mostro”. Se non lo dovessero fare, temo per loro che saranno costretti a farlo di fonte alla legittima rivolta dei cittadini così pesantemente e ingiustificatamente penalizzati da un progetto così aberrante.
Temo altresì che, se ancora esiste in Italia una realtà di garanzia a difesa dei cittadini, prima o poi i responsabili promotori dell’opera in questione avranno a che fare con la Corte dei Conti o qualsivoglia altra istituzione di controllo della gestione della spesa pubblica per gli interventi sul territorio e per i servizi ad esso collegati.
Poiché un progetto che, attingendo a fondi pubblici, non solo non centri l’obiettivo, ma addirittura penalizzi sciaguratamente dal punto di vista sociale e lavorativo decine di migliaia di persone, non può rimanere impunito nei suoi responsabili. Non mi illudo che qualcuno di costoro reciti il mea culpa, ma auspico che anche solo una minoranza, ancora dotata di un minimo di buon senso, rinneghi quanto progettato e realizzato e riproponga su quel percorso quattro corsie, due per ogni senso di marcia percorribili da tutti, ristabilendo così un minimo di ordine e di snellezza al traffico veicolare.
I pullman elettrici impiegheranno 10/15 minuti in più per la tratta Bergamo Verdellino e lo stesso per la tratta opposta? Amen, ce ne faremo una ragione.
Credo che la maggioranza di coloro che ogni giorno utilizzeranno quel percorso (e, mi preme sottolinearlo, non da cittadini viziati che non rinuncerebbero mai al proprio mezzo privato; ma da lavoratori che, per ragioni oggettive legate alla complessità della propria attività, necessitano di servirsi del proprio mezzo per spostarsi), sarebbe favorevole a tale soluzione (fatto salvo lo sperpero di denari pubblici che necessiterà di un corposo approfondimento, visto che – vale la pena ricordarlo – anche i fondi del Pnrr lo sono e non possono essere scialacquati a piacere).
Mi sia permessa un’ultima osservazione: la direttrice di Atb Bergamo, Liliana Donato, dopo le prime prove di collaudo a fine giugno, viste le criticità emerse, ha dichiarato pubblicamente: “Serve la collaborazione di tutti!”.
Sono esterrefatto: dopo che per anni non si è voluto dare ascolto ad alcuna osservazione critica sul progetto e-BRT, anche quelle più sensate, e tutto è stato pervicacemente portato a compimento secondo il progetto originario, si chiede, fuori tempo massimo, la collaborazione di tutti! Forse perché comincia a insinuarsi anche nei più convinti sostenitori dell’opera il dubbio che l’enfasi che ha accompagnato da sempre l’operazione, sia stata esagerata e che i riscontri sul campo possano tradursi in fallimento?
Credo che chi ha operato le scelte debba assumersi in toto le proprie responsabilità, senza chiamare in causa coloro che sono stati impediti di collaborare a tempo debito.
Distinti saluti.
Vanni Invernici
architetto


