Al Sarpi la Bbanda suona (di nuovo) il rock. La docente: “Per alcuni studenti la musica è identità”
Dopo anni di stop, la storica Blues Band è tornata in scena e si diletta anche con altri generi. Ma il legame tra liceo e musica è molto più profondo di quanto si possa immaginare
Bergamo. Rullo di tamburi: la storica Blues Band del Liceo Classico Paolo Sarpi, è tornata. Fondata nel lontano 2014 dall’affezionatissimo collaboratore scolastico Pietro Cosa insieme a un gruppo di studenti, dopo uno stop dovuto alla pandemia è ormai in procinto di festeggiare il quarto compleanno dal riavvio ufficiale.
A essere entusiasti del grande ritorno, non saranno certamente solo ex sarpini nostalgici, ma anche attuali studenti e, perché no, possibili nuove leve, attirate da un amore per la cultura classica e, al contempo, per la musica. È andata così per Elisa Manzoni, classe 2007, che, da appassionata batterista, confessa di aver visto nella presenza del gruppo un “quid” in più a favore del Sarpi come scelta per il proprio percorso formativo. Flashforward, sarà lei, due anni dopo, a farsi coraggio e, senza indugio, a proporsi come referente della commissione. La leggenda narra che fu l’unica ad alzare la mano.
“Ci tenevo talmente tanto a questo progetto che non volevo andasse in fumo, così, d’istinto, mi sono candidata. È stato un anno complicato: ufficialmente i partecipanti c’erano, ma concretamente alle riunioni ci presentavamo solo io e la mia vice”. Poi la svolta. “L’anno seguente hanno iniziato ad arrivare i nuovi iscritti, soprattutto “primini”, e la banda è rinata. È stato grazie a questi nuovi componenti che la band ha ricominciato a far sentire le proprie note”.
A oggi la commissione conta una decina di componenti, che si dilettano con gli strumenti più disparati: dal sax alla batteria, dalla voce al pianoforte, dal flauto traverso alla chitarra elettrica fino ad arrivare al basso. Le riunioni non sono più così desolate. Si lavora con serietà, sotto la supervisione della docente Chiara Stella Pesenti, diplomata in Conservatorio e supervisore anche del coro, bisogna prepararsi per bene per le esibizioni degli open-day. “Per me la Bbanda è una famiglia, è un modo per conoscere nuove persone di classi diverse. Abbiamo una gran voglia di fare e divertirci insieme”, sorride Elisa.
Questa necessità di creare un contatto tra gli alunni, di fare musica divertendosi insieme, era alla base del progetto originario. Pietro Cosa e gli studenti da cui tutto è nato parlavano della volontà di “muovere le emozioni più recondite nell’animo, come già gli antichi ben sapevano”. “Quando sono arrivato al Sarpi – spiega il collaboratore scolastico ormai in pensione -, ho notato subito che c’erano questi strumenti inutilizzati. Da musicista quale sono, per me era impensabile che degli strumenti potessero stare lì a prendere polvere. Poi mi sono guardato intorno e ho visto degli studenti innamorati della musica quanto me, se non di più. Allora ci siamo chiesti, perché non creare una band? Così è nata la nostra Bbanda: un nome nato per gioco, la chiamavano così gli studenti per prendere affettuosamente in giro il mio accento pugliese”.
Dal 2014, quegli strumenti, sono passati di mano in mano a chissà quanti studenti, sono stati il mezzo di espressione di chissà quante storie, paure ed emozioni diverse. Tante vite diverse, unite tutte dallo stesso filo rosso: il bisogno di far musica insieme. Il gomitolo pare ancora bello pieno, sembra esserci filo sufficiente ancora per un bel po’.
Dove tutto è iniziato
Svelato il mistero della nascita dalla Bbanda, la vera domanda ora è, ma quegli strumenti, cosa ci facevano lì? Per avere una risposta bisogna fare un salto all’inizio degli anni Duemila, quando il liceo musicale ancora non esisteva. A raccontarlo è il professor Arturo Moretti: “All’epoca, per chi volesse intraprendere un percorso di studi con una curvatura musicale, si passava dalla scuola media direttamente a un percorso universitario. A livello provinciale, con il Provveditorato agli studi di Bergamo, si pensò quindi di creare un progetto pilota da affidare a un istituto superiore. Diverse scuole si candidarono e alla fine venne scelto il Sarpi”.
Moretti era arrivato al liceo nel 2001, proprio negli anni in cui il progetto stava prendendo forma, anche grazie alla collaborazione con Maria Rosaria Diaferia, all’epoca direttrice del Conservatorio. Attraverso la quota di autonomia scolastica vennero ricavate due ore settimanali dedicate alla disciplina dei “linguaggi musicali”: nel biennio si trattava di una vera alfabetizzazione musicale, con elementi di teoria e armonia, mentre nel triennio si affrontava la storia della musica.
A questo percorso si affiancava l’attività del coro. Una parte delle ore settimanali era dedicata alle prove e, con il crescere delle iscrizioni, il progetto arrivò a coinvolgere intere classi con una vera e propria curvatura musicale. Quando si raggiunsero cinque classi coinvolte, il coro arrivò a contare circa cento studenti, protagonisti di concerti di Natale e di fine anno ospitati anche nella Sala Piatti.
Un risultato reso possibile anche grazie alla disponibilità del Provveditorato, che aveva concesso un insegnante dedicato, il professor Bernardino Zappa. “Ma per me era fondamentale che lo studio fosse sempre accompagnato dall’esperienza diretta: il sapere passa anche attraverso il fare – spiega Zappa -, una storia della musica studiata solo sui libri rischia di essere sterile. Per questo tutti gli studenti hanno lavorato con il canto corale, sperimentando la musica in prima persona. I momenti culminanti erano i concerti di Natale e di fine anno, durante i quali si esibivano anche 100-120 ragazzi insieme, affrontando repertori molto eterogenei. Erano occasioni vissute con grande entusiasmo e partecipazione sincera, che contribuivano a creare un forte senso di appartenenza e una classe coesa”.
Su base facoltativa, gli studenti avevano inoltre la possibilità di frequentare lezioni individuali di strumento: pianoforte, violino, flauto, chitarra, sassofono e violoncello. Il progetto si arricchì ulteriormente grazie alla partecipazione a bandi della Fondazione Comunità Bergamasca, che permisero di creare una fonoteca, un’aula musicale e acquistare due pianoforti. Alla nascita di questa esperienza contribuirono due figure storiche del Sarpi: la preside Giovanna Govoni e il vicepreside Carlo Maria Pacati. “La cosa più bella di quell’esperimento – racconta Moretti – era la dimensione della musica d’insieme. Non si puntava a formare solisti, ma a educare alla collaborazione attraverso la pratica strumentale e corale. Era anche un messaggio etico, oltre che un importante strumento pedagogico”.
Con il tempo, però, le condizioni normative cambiarono: la materia non poteva più essere valutata come disciplina curricolare e sarebbe diventata un’attività extracurricolare. Nel frattempo, nacquero i licei musicali veri e propri e il professor Zappa proseguì il suo percorso proprio in quella direzione. Tra il 2013 e il 2014 non vennero più raccolte nuove classi prime e il progetto iniziò gradualmente a spegnersi. L’ultima classe coinvolta arrivò alla maturità nel 2015, con alcune esperienze che proseguirono fino al 2017. Parallelamente continuarono anche le conferenze sulla musica classica curate dal professor Zappa e aperte agli studenti e ai genitori: delle vere e proprie lezioni-concerto. “Tutti gli insegnanti partecipavano su base volontaria – ricorda Moretti – ma c’era una grande coesione nel consiglio di classe costruito appositamente per il progetto. La risposta degli studenti è sempre stata positiva”.
Negli anni quella formazione ha lasciato tracce importanti. Alcuni ex studenti hanno intrapreso percorsi musicali professionali: da Federica Poletti, codirettrice del concerto “La nota in più” del Teatro Donizetti, ex alunna diplomata in flauto, fino a musicisti come Lorenzo Mazzola, concertista di pianoforte, e Davide Perniceni, direttore d’orchestra. “Ci colpiva una certa paradossalità – racconta Moretti -: un liceo classico che si propone di offrire una cultura completa, come poteva permettere che alcuni studenti arrivassero alla fine del percorso senza sapere chi fosse Giuseppe Verdi, nonostante la musica continui a parlare alla cultura italiana? C’era il desiderio di colmare questa lacuna”.
“L’obiettivo non era formare professionisti della musica – concorda Bernardino Zappa -, anche se tra gli studenti c’è stato chi ha poi intrapreso quella strada, come Elio Biffi. Lo scopo era piuttosto offrire un serio arricchimento culturale, completando la formazione umanistica attraverso la musica e contribuendo a formare persone consapevoli della propria storia e della propria identità. Da questo punto di vista ritengo che il progetto abbia pienamente raggiunto i suoi obiettivi”.
Dopo dodici anni di esperienza, quella tradizione non è però scomparsa del tutto. La docente Chiara Stella Pesenti ha raccolto il testimone, mantenendo viva la passione musicale del Sarpi. “È stato un bellissimo passaggio di testimone – conclude Moretti -. Abbiamo dato vita a una piccola fiammella che è ancora accesa. Per noi è stato un investimento in ideali nei quali credevamo, e siamo contenti di averlo fatto”.
Più di una fiammella accesa
Moretti parla umilmente di una piccola fiammella accesa, ma quello che è stato fatto è molto di più, quantomeno un bel falò che riesce ancora a scaldare i cuori di chi la musica la vive come componente centrale della propria identità. Nel 2016 è stato somministrato agli studenti del liceo un questionario su vasta scala riguardo ai loro interessi musicali. Dalle risposte è emerso che la musica è una presenza significativa nella vita di tantissimi studenti, alcuni dei quali sono anche iscritti al Conservatorio. “Questo dato ci ha fatto molto riflettere – afferma Chiara Stella Pesenti – e ci ha spinto a impegnarci in una progettazione ancora più attenta delle attività legate all’ambito musicale”.
Da qui è nato un percorso articolato, che ha spaziato dalle attività di arricchimento culturale, come gli incontri curati dal professor Arturo Moretti, al corso “Ascoltare lo schermo. Prassi tradizionale e nuove tecnologie nella creazione di una colonna sonora”, tenuto dal maestro Roberto Frattini nell’anno scolastico 2018-2019, fino alla lezione-concerto del pianista di fama internazionale Filippo Gorini, organizzata dalla Società del Quartetto di Bergamo nell’ambito del progetto Sonata for 7 Cities, dedicato alla sensibilizzazione delle giovani generazioni sull’importanza della cultura musicale, svoltasi il 10 febbraio 2026.
A queste iniziative si sono aggiunte le lezioni-concerto e le “guide all’ascolto” curate dagli stessi studenti per i loro compagni. Nate durante il periodo della pandemia, con l’obiettivo di offrire un momento di condivisione e aiutare gli studenti a sentirsi meno isolati, sono poi proseguite negli anni grazie alla disponibilità degli studenti relatori. Un progetto fatto proprio dagli studenti per gli studenti.
Negli anni sono stati molti i docenti che hanno contribuito a custodire, valorizzare e coltivare la presenza della musica nella scuola, costruendo un percorso fatto di esperienze, incontri e opportunità per gli studenti e con gli studenti. Tra le realtà più significative non si può non rinominare il già citato coro, nato nel 2017 come progetto in rete e guidato nel primo anno dal professor Bernardino Zappa che ha poi passato il testimone alla professoressa Pesenti. Nel tempo il gruppo è cresciuto fino a coinvolgere oggi circa quaranta studenti, nemmeno una pandemia globale è riuscito a fermarlo. “Lavoravamo in videochiamata sugli esercizi di respirazione, sulla conoscenza delle note e, una volta imparati i pezzi, ognuno registrava con il proprio cellulare la propria traccia. Uno studente poi riusciva a unire tutte le registrazioni, ricostruendo la canzone intera. Credo sia stato un modo per far sentire i ragazzi meno soli, in un momento così difficile come quello che stavamo vivendo”. Dal momento che il coro è il simbolo per eccellenza della musica d’insieme, impossibile pensarlo per conto suo. Motivo per il quale, in periodo pandemico ha aderito volentieri alla proposta del liceo classico Stellini di Udine per una collaborazione musicale a distanza tra i due istituti e tutt’oggi collabora con la Congregazione delle Suore di Carità. “Due volte all’anno, i ragazzi si recano alla casa di riposo di via San Bernardino, e cantano per le suore ormai anziane, che li aspettano sempre entusiaste e a braccia aperte. Esperienze come queste fanno bene sia ai ragazzi, che acquistano più fiducia in loro stessi, sia alla comunità”, spiega Pesenti.
Conciliare studio scolastico e studio musicale, però, non è sempre facile. Alla luce del numero significativo di studenti che frequentano contemporaneamente il liceo classico e il Conservatorio, la scuola ha deciso di dotarsi di un piano formativo personalizzato per gli studenti artisti. “Non è giusto chiedere a un ragazzo in formazione di rinunciare a una parte fondamentale di sé – spiega Pesenti -. Per molti studenti la musica non è un semplice hobby: è qualcosa che li fa vivere, un elemento essenziale della loro identità. E poi bisogna ricordare che può essere uno strumento formativo molto efficace: permette l’esperienza del bello, il rapporto con la storia, la cultura e la spiritualità. Come abbiamo potuto osservare direttamente con i nostri studenti, aiuta l’autoconsapevolezza, il senso di autoefficacia, la capacità di collaborazione, l’organizzazione e il problem solving. Sono poche le attività che, come la musica d’insieme, permettono contemporaneamente di essere pienamente sé stessi ed entrare in relazione con gli altri”.


