Politica estera: non un dossier qualunque, ma oggi fondativo in ogni coalizione
Non si può dire di difendere la democrazia liberale e allo stesso tempo derubricare come “costruita” l’aggressione a una democrazia europea da parte di un’autocrazia
C’è chi legittimamente pensa che la politica estera non sia e non sarà il collante di nessuna coalizione, ma terreno di discussione interna, in cui ogni partito dovrà cercare di far valere la propria posizione e trovare poi una sintesi al Governo. Viene detto partendo dal presupposto che il centrodestra lo ha fatto in questi anni e che quindi lo
potrà fare anche il centrosinistra. Capisco il ragionamento, ma non concordo e vorrei qui spiegarlo in modo chiaro.
Per me, vista la natura di questo nostro tempo, la linea di Politica estera è fondamentale e primaria — non un dossier tra gli altri da negoziare internamente alle coalizioni.
Il punto per me non è poi mettere a confronto la disciplina del centrosinistra con quella del centrodestra — i difetti che quest’ultimo ha mostrato sul tema non devono essere né un modello né un alibi per fare altrettanto dall’altra parte.
Il punto è un altro: se un’opposizione di centrosinistra vuole definirsi come forza a difesa della democrazia liberale e dello stato di diritto, la posizione su Russia e Ucraina non è un dossier qualunque su cui trovare una sintesi interna — è la cartina di tornasole di quella stessa identità. Non si può dire di difendere la democrazia liberale e allo stesso tempo derubricare come “costruita” l’aggressione a una democrazia europea da parte di un’autocrazia.
E se il collante che viene indicato per il centrosinistra è un’accelerazione del progetto di integrazione europea, questo rende il tema ancora più centrale, non meno: non esiste un’Europa più integrata che non abbia, come suo fondamento, una linea comune su chi sia l’aggressore e chi l’aggredito ai propri confini.
Su questo non si può costruire ambiguità e insieme chiedere ai cittadini di credere in un progetto di maggiore unione — sarebbe un collante che si smentisce da solo nel suo stesso punto di partenza.
Per questo non lo vedo come un tema tra gli altri su cui trovare una sintesi interna: è la precondizione perché quella stessa proposta di identità e di futuro possa reggere.
Senza questa base, tutto il resto — Europa compresa — resta un’intenzione, non un progetto.
Alberto Colombelli, Diplomato ISPI in Affari europei
Componente Presidenza nazionale Libertà Eguale


