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Confindustria Bergamo sostiene l’appello all’Ue: “Rivedere l’Ets per difendere industria e lavoro”
Il presidente di Confindustria Bergamo Matteo Zanetti

Confindustria, Bdi e Medef chiedono alla Commissione europea una revisione del sistema di scambio delle quote di emissione. Zanetti: “La transizione va accompagnata con regole sostenibili e condizioni di concorrenza eque”

Una revisione profonda del sistema europeo di scambio delle quote di emissione (Ets) per renderlo più aderente alla realtà produttiva e sostenere la competitività dell’industria europea. È questa la richiesta avanzata con una dichiarazione congiunta da Confindustria, Bdi e Medef, le principali organizzazioni imprenditoriali di Italia, Germania e Francia, in una lettera indirizzata alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

L’iniziativa arriva in vista della proposta di revisione del meccanismo Ets che la Commissione europea dovrebbe presentare il prossimo 17 luglio. Per la prima volta le associazioni industriali dei tre principali Paesi manifatturieri dell’Unione esprimono una posizione comune, chiedendo che le regole del mercato europeo della CO₂ tengano maggiormente conto delle tecnologie oggi disponibili, dei costi della transizione, delle infrastrutture necessarie e della crescente concorrenza internazionale.

A sostegno della richiesta, la lettera richiama anche un recente studio dell’Università di Milano-Bicocca, secondo il quale la riduzione delle emissioni registrata tra il 2013 e il 2024 sarebbe stata determinata soprattutto dalla chiusura di attività produttive, piuttosto che dagli effetti del sistema Ets nel favorire gli investimenti in decarbonizzazione.

Sul tema interviene anche il presidente di Confindustria Bergamo, Matteo Zanetti, che definisce la revisione dell’Ets “una questione decisiva per il futuro dell’industria europea”. Pur ribadendo che gli obiettivi di decarbonizzazione restano imprescindibili, Zanetti sottolinea come il sistema attuale rischi di penalizzare le imprese impegnate nella transizione ecologica, esponendole nel contempo alla concorrenza di Paesi che operano con vincoli ambientali meno stringenti.

Per un territorio a forte vocazione manifatturiera ed esportatrice come quello bergamasco, evidenzia il presidente di Confindustria Bergamo, l’aumento dei costi legati alle emissioni incide direttamente sulla competitività delle aziende, in particolare nei comparti energivori e lungo le filiere collegate. Un fenomeno che potrebbe favorire la delocalizzazione di produzioni, investimenti e occupazione fuori dall’Europa, senza produrre un reale beneficio sul piano ambientale.

Secondo Zanetti, la presa di posizione condivisa da Confindustria, Bdi e Medef rappresenta un segnale importante per sollecitare una politica industriale europea capace di accompagnare la transizione ecologica con strumenti sostenibili, tempi realistici e condizioni di concorrenza equilibrate. Tra le richieste avanzate figura anche un intervento per limitare gli effetti distorsivi derivanti da fenomeni di speculazione finanziaria sul mercato delle quote di emissione da parte di operatori estranei al sistema industriale.

L’obiettivo, conclude Zanetti, non è ridurre l’ambizione climatica dell’Europa, ma creare le condizioni affinché siano proprio le imprese europee a guidare il percorso di decarbonizzazione, senza compromettere la capacità produttiva e la competitività del continente.