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“Cucina Baschenis”, arte che mostra l’umano attraverso oggetti e gesti del quotidiano

Al nuovo Museo Baschenis di Santa Brigida, una mostra racconta un Evaristo Baschenis ancora più umano, con la rappresentazione di oggetti che raccontano storie e quotidianità delle cucine bergamasche del Seicento

Santa Brigida. Una quotidianità domestica che si fa memoria comunitaria, un immaginario artistico che guarda alle origini e si fa ricordo (vitale) del vissuto. Una memoria che riaffiora da spazi e tempi sospesi, in dialogo con la sua geografia, è quella protagonista di “Cucina Baschenis. Frammenti di vita quotidiana nella Bergamo del Seicento”, mostra ospitata fino al 6 settembre (sabato e domenica, 10-12.30, 14.30-18, ingresso libero) all’interno del nuovo Museo Baschenis di Santa Brigida (in via Carale 13).

Una mostra curata da Giovanni Berera della Fondazione Adriano Bernareggi di Bergamo e promossa insieme ad Altobrembo, Le Terre dei Baschenis e il comune di Santa Brigida, parte del progetto “Voci di Montagna, Sguardi di città” (di Fondazione Adriano Bernareggi e Altobrembo, finanziato con il bando Bergamo e Brescia insieme per la Cultura, promosso da Fondazione della Comunità Bergamasca). Esposizione coordinata da Silvio Tomasini e Giovanni Valagussa, con il lavoro di ricerca e sviluppo di un gruppo di storici dell’arte (Marco Bombardieri, Davide Rota, Martina Bevacqua e Martina Frigerio) e l’allestimento curato da Luca Zonca e Laura Cattaneo.

Mostra che, già dal titolo, sottolinea un elemento particolare nella produzione artistica di Evaristo Baschenis, il più celebre pittore della famiglia di artisti originaria dell’antica Valle Averara, famoso per le sue celebri nature morte musicali, qui analizzato attraverso le sue opere dedicate al lavoro quotidiano ed ai gesti silenziosi della casa nel Seicento. Tra cucine, paioli, stoviglie in rame e dispense, fa capolino l’umano, con i suoi gesti della quotidianità.

Non secondario allora lo spazio espositivo, un’antica abitazione contadina, ora divenuta museo, in cui il visitatore può ammirare “il ritorno di un immaginario ai luoghi che lo hanno generato”, come spiega Giovanni Berera. Si intrecciano quindi memoria artistica e memoria di una comunità, in un dialogo fecondo tra la città e la cultura della montagna. Un dialogo grazie al quale le opere “ritornano” fisicamente alla montagna, a Santa Brigida, luogo d’origine di Evaristo Baschenis che, in realtà, non si sa se sia mai stato nel paese brembano. Un ritorno che avviene, in ogni caso, grazie alle sue opere, che nel dialogo tra arte e memoria riscoprono tutto il valore di una cultura della montagna che si apre, anche letteralmente, alla comunità.

Un dialogo che avviene grazie a tre opere, provenienti dal Bernareggi, in cui Evaristo Baschenis raffigura scene sospese e narrative, dove oggetti comuni raccontano persone e la loro memoria. Importante, anche in questo senso, è la “Cucina con rami e fantesca” (1660-1670 circa), donata nel 2024 al Bernareggi da Guido Crippa e Carmen Oberti che, a partire dalla tradizione naturalista lombarda, mostra un pentolame che racconta la quotidianità del loro utilizzo. “Ammaccature di vario genere ne deformano le superfici – spiega Marco Bombardieri – creando dei complessi giochi di luce e ombra, a riprova dell’abilità tecnica di Evaristo Baschenis. Qui la modulazione geometrica della luce eleva il pentolame a monumento di una realtà silenziosa, cristallizzata in una dimensione atemporale”. Una luce che modella le forme, unita ad una profondità spaziale data da piani progressivi, caratterizza anche l’opera “Dispensa con pollame, tacchino, pesci d’acqua dolce, cavoli verza, piatto di lumache opercolate e paioli” (1670 circa). Anche questa donata dai coniugi Crippa, mostra, attraverso un realismo ottico, la cultura alimentare della borghesia e della piccola nobiltà bergamasca del diciassettesimo secolo. Proveniente da una collezione privata, esposta al pubblico dopo decenni e ancora inedito per la critica è invece “Dispensa con pollame, germano, selvaggina, una cassetta di legno con limone e un cestino di vimini pieno di prodotti da forno” (1660 circa), che mostra la variazione attraverso precisi moduli compositivi dello stesso Baschenis.

Completano la mostra “Interno di cucina con una fantesca al camino” e “Interno di cucina con tre fantesche” attribuiti di recente, dallo storico dell’arte Giovanni Valagussa, a Carlo Antonio Crespi. Mostra che prende forma in un’abitazione divenuta museo, che unisce storia dell’arte e antropologia, così come i numerosi oggetti esposti, un centinaio tra pentole, paioli, padelle ed altra oggettistica di rame.

Elementi che dialogano inevitabilmente anche con lo studio della luce di Baschenis, oltre che con il calore della casa che emerge dalle sue raffigurazioni del quotidiano, in un’unione che si apre in un confronto vitale con l’esterno, grazie anche alla cultura dell’accoglienza dei territori di montagna, che vede la memoria comunitaria farsi elemento fondante del tempo presente.