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“Incoerenze politiche: la Politica è un’altra cosa”
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Dal vertice Nato di Ankara è uscita una dichiarazione congiunta forte e univoca, con posizioni chiare sia sulla minaccia russa sia sul sostegno all’Ucraina: “Contrastare la minaccia a lungo termine che la Russia rappresenta per la sicurezza e la stabilità euro-atlantiche” e “L’Ucraina contribuisce alla sicurezza transatlantica e gli Alleati sono uniti nel sostegno incrollabile all’Ucraina nella difesa della sua libertà, sovranità e integrità territoriale”.

Peccato che a livello nazionale queste posizioni non abbiano trovato condivisione, ma anzi netto contrasto, nelle parole espresse nelle stesse ore a Napoli da un potenziale leader (M5S) del presunto Campo Largo di centrosinistra: “Stanno costruendo una minaccia russa per convincerci che dobbiamo armarci fino ai denti.” E lo ha fatto senza repliche note da parte degli altri componenti della coalizione. È successo, ulteriore conferma di quanto già si sapeva, e volendo si può continuare a far finta di niente. Ma è il caso? Chissà. In ogni caso una risposta a questa domanda dovrebbe arrivare. Anche solo perché la questione Ucraina è centrale e fondamentale.

Ancor di più vista la posizione del Partito Democratico al Parlamento europeo, dove sempre nelle stesse ore, a Strasburgo, la grande maggioranza dei suoi deputati, insieme al gruppo Socialista e alla maggioranza dell’Aula, ha votato con convinzione a favore del Rapporto sull’Ucraina, nel quale si legge che “la Russia conduce una guerra di aggressione su vasta scala, illegale, non provocata e ingiustificata contro l’Ucraina” e che “le recenti e continue violazioni della sovranità degli Stati europei da parte della Russia confermano che i suoi obiettivi vanno ben oltre l’Ucraina e rappresentano una minaccia esistenziale per la libertà e le democrazie europee.” Sul fronte opposto, il Movimento 5 Stelle ha invece bocciato compatto il testo — a conferma che la distanza tra Conte e il resto della coalizione non è un episodio isolato, ma trova riscontro anche nel voto ufficiale a Bruxelles. Se ne deduce che tale posizione, largamente maggioritaria tra gli europarlamentari PD, non sia conciliabile con un presunto Campo Largo in cui un potenziale leader — e non solo lui — esprime una visione diametralmente opposta.

Un problema non solo del centrosinistra Se la questione riguarda il centrosinistra, non risparmia il centrodestra, dove le diverse componenti mostrano da anni faglie analoghe sullo stesso tema. E non serve tornare indietro nel tempo per trovarne conferma: proprio nella stessa seduta di Strasburgo in cui si votava il Rapporto sull’Ucraina, Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno votato compatte a favore del testo, mentre la Lega ha scelto di esprimersi contro — stesso giorno, stesso documento, stessa logica di spaccatura interna che si registra nel campo opposto. Anche qui, dunque, convivono nella stessa maggioranza linee difficilmente sovrapponibili sul tema più delicato dell’agenda internazionale, un’ambiguità che la maggioranza si è finora limitata a gestire, non a risolvere. Se ne deduce un’assenza di coerenza al proprio interno da parte di entrambi gli schieramenti e, a maggior ragione, la necessità — quanto prima e come non mai — di un’evoluzione che porti a un’offerta politica seria e all’altezza della missione che si intende perseguire. In un’espressione più efficace: servono adulti nella stanza.

Almeno per chi crede ancora nella bellezza della Politica, che per essere chiari non può essere questa cosa qui. Non solo politica estera Il punto è che quanto accaduto in questi giorni non è un tema isolato, né riguarda solo la politica estera. Lo stesso schema di promesse divergenti e responsabilità diluite si ritrova anche sul fronte interno: si pensi alle misure adottate dal secondo governo Conte, tra cui su tutte il Superbonus 110%, di cui lo stesso Partito Democratico — allora nella maggioranza che sosteneva quell’esecutivo — si rese corresponsabile, dando priorità a sussidi generalizzati o benefici indifferenziati piuttosto che a un impegno prioritario per una crescita organica e strutturale che manca al Paese da troppo tempo, e i cui costi per la finanza pubblica si sono rivelati ben più ingenti di quanto inizialmente stimato. È un tipo di incoerenza diverso da quello sull’Ucraina — lì è un contrasto tra posizioni dichiarate nello stesso momento, qui è una scelta di policy che oggi si giudica con il senno di poi — ma che nasce dalla stessa radice: la difficoltà di tenere insieme, dentro una stessa coalizione, culture politiche ed economiche che raramente condividono davvero una visione di Paese.

Non stupisce allora che chi parla oggi con imprenditori senta ripetere, quasi sempre, la stessa cosa: sulla politica ormai non si conta più, e si sa di dover fare da soli. È la conseguenza più concreta di questa incoerenza diffusa: se le coalizioni non riescono a tenere una linea condivisa nemmeno sui temi che dovrebbero unirle di più, chi deve investire, assumere, programmare f inisce per considerare la politica un interlocutore inaffidabile, più che una guida. Serve altro Penso che per calcoli di opportunità e convenienza — qualsiasi essi siano — non si possa continuare a sostenere coalizioni a trazione populista da una parte e dall’altra, rinunciando a proporre un’idea di Paese e di futuro. Tra questi calcoli rientrano anche le logiche dell’attuale legge elettorale, che pure potrebbe essere cambiata in ogni momento con un voto a maggioranza semplice — come probabilmente accadrà, ad opera dell’attuale centrodestra, con una soluzione a proprio favore. La Politica è un’altra cosa e non possiamo rinunciarci così. Finché si è ancora in tempo.


Alberto Colombelli, Diplomato ISPI in Affari europei
Componente Presidenza nazionale Libertà Eguale