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Bici fuori dalle corsie dell’e-Brt: “Ciclisti costretti a pedalare nel traffico pesante”. Dori porta il caso in Parlamento

Il deputato di Avs chiede al Governo di rivedere la normativa: “Autonomia ai Comuni per autorizzare la circolazione delle due ruote leggere”. Europa Verde Bergamo denuncia l’assenza di piste ciclabili su alcune parti del tracciato

Le biciclette non potranno utilizzare le corsie riservate dell’e-Brt. È l’effetto delle modifiche al Codice della strada entrate in vigore a dicembre 2024, che hanno eliminato la possibilità di istituire corsie promiscue bus-bici. Una novità che, secondo Europa Verde Bergamo, rischia di compromettere la sicurezza dei ciclisti lungo uno dei principali assi viari della provincia e che ha spinto il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, Devis Dori, a presentare un’interrogazione al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Il caso riguarda il progetto su cui tanto si sta dibattendo negli ultimi giorni: la linea di trasporto rapido con autobus elettrici che collegherà Bergamo, Dalmine e Verdellino grazie a un’infrastruttura finanziata anche con fondi del Pnrr. Secondo quanto evidenzia Europa Verde, in diversi tratti del percorso non sono previste piste ciclabili continue e protette. Con il divieto di accesso alle corsie preferenziali, i ciclisti sarebbero quindi costretti a condividere la carreggiata con il traffico ordinario e con i mezzi pesanti.

Nell’interrogazione, Dori chiede al ministro Matteo Salvini se il Governo intenda modificare la normativa, consentendo agli enti locali di autorizzare, previa valutazione tecnica, il transito delle biciclette nelle corsie riservate al trasporto pubblico. Il parlamentare chiede inoltre quali iniziative siano previste per favorire l’integrazione tra trasporto pubblico e mobilità ciclabile.

“Il progetto e-Brt è fondamentale per il trasporto pubblico locale e può e deve trasformarsi in un’opportunità anche per chi sceglie la bicicletta – afferma Dori -. È necessario restituire autonomia agli enti locali, permettendo loro di autorizzare la circolazione delle bici nelle corsie riservate e garantire una reale integrazione tra trasporto pubblico e mobilità attiva”.

Sul tema intervengono anche i co-portavoce provinciali di Europa Verde, Giuseppe Canducci e Oriana Ruzzini, che ringraziano le associazioni Aribi e Fiab per aver segnalato la criticità. “Questo caso dimostra quanto avevamo denunciato durante il dibattito sulla riforma del Codice della strada – spiegano -: una normativa che riduce gli spazi di circolazione sicura per gli utenti più vulnerabili e limita gli strumenti a disposizione dei Comuni”.

“L’asse Bergamo-Dalmine-Verdellino è un corridoio fondamentale per studenti e lavoratori pendolari – continuano i portavoce -. Non possiamo accettare che un’infrastruttura nata per la transizione ecologica non possa essere sfruttata anche per la mobilità ciclistica, ricacciando le biciclette in mezzo al traffico pesante: il Ministero corregga questa stortura normativa e stanzi risorse aggiuntive per la ciclomobilità, non solo perché ogni corsia preferenziale del trasporto pubblico possa tornare ad essere usata, ma soprattutto perché le ciclabili debbano essere previste obbligatoriamente e per legge a fianco di ogni strada ad alto scorrimento”.

Secondo Fiab Bergamo Pedalopolis, associazione che dal 2007 promuove l’uso della bicicletta sul territorio, l’e-Brt è un “tassello importante per rafforzare una rete infrastrutturale di trasporto pubblico collettivo e un’idea di mobilità più sostenibile. Ma la mobilità sostenibile è fatta anche di altri elementi fondamentali, come la ciclabilità. Purtroppo, la riorganizzazione degli spazi ha eliminato quelli dedicati alle biciclette: le corsie tracciate per le bici in via S. Giorgio non ci sono più, e gran parte della ciclopedonale in via Moroni è stata rimossa o ridimensionata”.

A oggi, denuncia l’associazione, è stata persa la ciclabilità in tutto il tratto che collega il quadrante sud-ovest di Bergamo alla stazione. “Per andare in bicicletta da via dei Caniana allo scalo ferroviario, dobbiamo pedalare tra le auto oppure, abusivamente, sulla corsia preferenziale della e-Brt – spiegano -. La mobilità ciclistica appare meno centrale nelle politiche cittadine: le risorse destinate dal Piano delle Opere Pubbliche alla realizzazione delle ciclovie previste dal Biciplan sono state progressivamente ridotte da 500 mila a 150 mila euro l’anno. Serve tornare a promuovere azioni concrete iniziando dalle zone più vicine alla e-Brt. Cinque anni fa il confronto tra amministrazione e associazioni ha prodotto risultati concreti: è necessario rilanciare quel dialogo, già parzialmente ripreso con l’attuale amministrazione, coinvolgendo anche gli altri stakeholder interessati, per affrontare le criticità dei cantieri e cogliere le opportunità di miglioramento dell’intera rete”.