Pamela, continuano le audizioni dei carabinieri: spunta una vecchia frequentazione di Dolci
La donna: “Era morboso”, tanto da contribuire alla rottura con il fidanzato. Sullo sfondo altre controversie: la famiglia Dolci l’avrebbe denunciata per il presunto mancato pagamento di alcuni lavori e l’appropriazione indebita di materiale edilizio
Bergamo. In attesa delle analisi scientifiche del Ris sui reperti e sul coltello in stile Sandokan sequestrati a Francesco Dolci, proseguono sottotraccia le audizioni dei testimoni da parte dei carabinieri nell’ambito dell’inchiesta sulla profanazione della salma di Pamela Genini, che vede il 41enne impresario di Sant’Omobono Terme unico indagato.
Nei giorni scorsi è stata sentita una donna che in passato avrebbe avuto una frequentazione con Dolci. Secondo quanto emerso, avrebbe subito comportamenti morbosi da parte dell’uomo, tanto da contribuire alla fine della relazione con il suo fidanzato.
Dolci aveva sostenuto che, dopo la conclusione della relazione con Pamela Genini, questa donna fosse stata per un periodo la sua nuova compagna. Lei, tuttavia, ha escluso di aver mai intrattenuto un rapporto sentimentale con l’indagato, fornendo una versione diversa dei fatti.
Va detto che la stessa donna nel maggio 2025 sarebbe stata denunciata dalla famiglia Dolci per questioni di lavoro: presunti mancati pagamenti e la sparizione di materiale edilizio. Insomma, un’altra storia finita male.
Nel frattempo, l’avvocata Isabella Colombo ha cessato di assistere Dolci. La legale ha confermato la fine del mandato difensivo appellandosi al segreto professionale. Alla base della decisione, sia che sia stata assunta da Dolci sia che sia maturata dall’avvocata, ci sarebbe una significativa divergenza sulla strategia difensiva da adottare. Accanto al 41enne rimane l’avvocata Eleonora Prandi, che dovrebbe essere affiancata da un collega del Foro di Milano.
Nei giorni scorsi è inoltre emerso che Dolci è indagato per bancarotta fraudolenta nell’ambito del fallimento di una società di Bonate Sotto. L’inchiesta ipotizza un sistema di fatture per operazioni inesistenti finalizzato, secondo l’accusa, alla creazione di crediti Iva e liquidità in nero.



