L'iniziativa
|Da Bergamo a San Giovanni Bianco: torna il Festival di Commedia dell’Arte in Val Brembana
La nuova edizione si svolgerà tra il 16 luglio e il 2 agosto
Con l’estate torna puntuale anche Le Vie della Commedia che, giunta alla nona edizione, nella seconda metà del mese di luglio anima le piazze di San Giovanni Bianco, Dossena e Camerata Cornello, i tre comuni della media Valle Brembana promotori del progetto.
Gli spettacoli, che in questi anni si sono succeduti al Festival, hanno evidenziato come la Commedia dell’arte non rappresenti oggi un genere isolato rispetto al panorama teatrale contemporaneo, ma costituisca una tradizione professionale viva, che molti interpreti sentono il dovere di preservare e rinnovare. Quest’anno ospiteremo in Val Brembana Pantakin Teatro, storica compagnia da anni protagonista del Carnevale di Venezia. Apriremo il festival con il loro Marco e Polo e la principessa, un omaggio alle strade che la commedia dell’arte ha percorso nel mondo lungo i secoli e anche un augurio a tutte quelle che potrà ancora percorrere. E la programmazione di quest’anno vuole proprio essere un volo dalle radici della commedia dell’arte al suo futuro: in scena la narrazione della stupefacente esperienza della Compagnia dei Gelosi, fondata e condotta da due veri e propri miti dell’antica commedia: Isabella e Francesco Andreini. La loro avventurosa vita è portata in scena dalla Compagnia delle Belle Bandiere, un’eccellenza del teatro italiano che siamo lieti di ospitare nei nostri borghi. Dalle radici della commedia al futuro distopico di Arlecchino: la Compagnia Dammacco/Balivo immagina che la nostra maschera voglia andare sulla luna e si ritrovi alle prese con androidi e astronavi. Ancora una volta la tradizione della commedia dell’arte, con maestria e lungimiranza, ci invita a interrogarci sul futuro che l’umanità di oggi sta costruendo.
Non poteva mancare un omaggio a Dario Fo, nei cento anni dalla sua nascita. Alle parole del grande premio Noble il compito di aprire il festival a Bergamo con una preziosa anteprima: Cristian Poggioni porterà infatti in scena in città, presso il Palazzo della Provincia, Mistero Buffo e poi in valle, Lo santo jullare Francesco, scritto da Fo poco dopo il conferimento del Nobel.
Programma
Giovedì 16 luglio, Cortile Palazzo della Provincia di Bergamo
MISTERO BUFFO e altre storie
Di Dario Fo e Franca Rame
Con Christian Poggioni
Christian Poggioni porta in scena il capolavoro di Dario Fo e Franca Rame che presenta in modo irriverente e geniale temi cari ai giullari medievali come la tagliente critica alle disuguaglianze sociali, l’infanzia di Gesù nei vangeli apocrifi e l’erotismo raccontato in forma esilarante e dolcissima
A 100 anni della nascita di Dario Fo e a 10 dalla sua scomparsa, Christian Poggioni ripropone le sue giullarate popolari, scritte in forma di monologo, dove il pubblico viene attivamente coinvolto nell’ascolto di racconti che traggono spunto soprattutto dai vangeli apocrifi e dalla novellistica medievale.
Sia le fonti antiche originali, sia le trasposizioni contemporanee di Dario Fo, trattano in modo esilarante e molto acuto svariati argomenti tra i quali la politica, la società, la religione, l’amore, il sesso.
Venerdì 24 luglio, Oneta di San Giovanni Bianco
MARCO POLO E LA PRINCIPESSA
Una tragicomica storia d’amore
Di Compagnia Pantakin
Regia Michele Modesto Casarin
Con Alberto Olinteo, Matteo Campagnol, Rossana Mantese, Elisa Pastore
Ispirato alle avventure di Marco Polo ne Il Milione nasce una storia d’amore travagliata e combattuta, animata da un lato dal noto esploratore e mercante veneziano Marco Polo e dall’ altro dalla bellissima e crudele Principessa Hao Dong, che tanto ricorda un’altra principessa dal cuore gelido, l’ affascinante Turandot. Entrambe sottopongono i loro pretendenti a difficilissimi enigmi e a chi non saprà superare la prova il boia taglierà la testa. I nobili aristocratici in Catai sono finiti e il giovane Marco Polo intende sfidare la sorte. Corteggiamenti ed indovinelli da far perdere la testa, viaggi avventurosi su mari perigliosi e ritmi orientali sono gli ingredienti di questa avventura caratterizzata dal filo rosso dell’Amore. Attraverso il divertente gioco di Commedia, che vedrà anche il pubblico partecipe del nostro canovaccio, si snoda la dolce – amara storia dall’antica Cina fino alla Corte del Milion qui a Venezia; dall’Oriente fino al mercato di Rialto, dai mari perigliosi ai romantici canali di Venezia dove Amore e Morte si intrecceranno in un appassionante duello.
Domenica 26 luglio, Oneta di San Giovanni Bianco
LU SANTO JULLARE FRANCESCO
Di Dario Fo
Diretto e interpretato da Christian Poggioni
Monologo teatrale di Dario Fo dedicato a San Francesco d’Assisi, nel centenario della nascita del Premio
Nobel e nell’ottavo centenario della morte del Santo (2026)
All’indomani del conferimento del Premio Nobel per la letteratura, Dario Fo scrive un nuovo testo in stile “giullaresco” dedicato a San Francesco, figura universalmente riconosciuta – non solo dai cristiani – come portatrice di pace, dialogo tra culture e religioni, armonia tra uomo e natura.
Lo spettacolo intreccia le fonti storiche sulla vita del santo con tradizioni popolari, leggende e fioretti: il lupo di Gubbio, la predica agli uccelli, l’incontro con Papa Innocenzo III, la composizione del Cantico delle Creature e altri episodi memorabili. Ne emerge un ritratto giocondo, lieve e spirituale – e insieme profondamente umano – del Poverello d’Assisi, colui che si autodefiniva “giullare di Dio”.
Christian Poggioni, già interprete di uno spettacolo di successo tratto da Mistero Buffo, ha ricevuto dagli eredi di Dario Fo l’autorizzazione ufficiale a rappresentare questo testo.
Venerdì 31 luglio, Cornello dei Tasso
FANTASIA DA LA PAZZIA DI ISABELLA
Compagnia Le Belle Bandiere
testo, interpretazione e regia Elena Bucci e Marco Sgrosso
La descrizione entusiasticamente ammirata dei testimoni della famosa “Pazzia di Isabella” – assai più delle Lettere, delle Rime e delle Commedie di cui ella fu autrice – ci consentono uno squarcio di immaginazione sulla forza scenica quasi ipnotica di questa attrice “cittadina del mondo” che – antesignana di Eleonora Duse – seppe essere innovativa e rivoluzionaria, pur nel pieno rispetto della grande tradizione degli Attori dell’Arte del suo tempo.
La raccolta delle oltre cento “Bravure” del Capitano Spavento di Vall’Inferna ci offrono uno stimolo per immaginare lo stile irresistibile e trascinante di un attore che al ruolo ‘nobile’ dell’Innamorato preferì un personaggio rodomontico ed ingombrante, in fascinoso contrasto con il toccante ritratto umano che ci restituisce la sua volontà di eternazione della memoria dopo la scomparsa di Isabella.
Così, accanto alla tanto decantata perizia di attori – in un tempo in cui sottile era il confine tra artista e ciarlatano e i ‘commedianti’ ancora lottavano per ottenere un pieno riconoscimento della loro posizione nella società – quello che forse più ci affascina degli Andreini è il senso profondamente metateatrale del loro operare, la geniale strategia familiare attuata per edificare la persona dell’attore come qualcosa di diverso dal personaggio, allo scopo di ottenere quella stima e quel rispetto sociale dovuti ad una categoria di Artisti.
Il vero sforzo di Isabella non è tanto quello di conseguire un trionfo scenico al quale sembra destinata da un talento naturale, quanto quello di oscurare l’aspetto ‘meretricio’ della professione di attrice attraverso la costruzione di una immagine pubblica “virtuosa ed onorata” – sposa e madre esemplare, dotta letterata e celebrata poetessa accademica, donna degna dell’amicizia e della stima dei nobili e dei potenti – e di superare così il limite dell’effimero teatrale per conquistare gloria e fama imperiture «… di tentar fama io mai non sarò stanca perché il mio nome invido oblìo non copra…»
E se da un lato è difficile ricostruire i gesti, ritrovare le parole, rivedere concretamente lo stile e i modi, dall’altro diventa affascinante immaginare che dai fiumi di inchiostro scritti dagli Andreini e sugli Andreini, riappaiano le loro ombre, le loro sagome, in maschera o a volto nudo, per raccontarci ancora la loro storia, la fortunosa vita e le passioni, i viaggi trionfali e faticosi di un’epoca d’oro del Teatro, e per ricordarci che «i morti son quelli che fan parlare i vivi…
Domenica 2 agosto, Dossena
ARLECCHINO NEL FUTURO
Di Compagnia Dammacco/Balivo
ideazione, drammaturgia e regia Mariano Dammacco
con Serena Balivo e Mariachiara Falcone
scene Mariano Dammacco e Gioacchino Gramolini
maschere realizzate da Renzo Sindoca e Leonardo Gasparri
collaborazione alla drammaturgia Gerardo Guccini
musiche originali Marcello Gori
scene costruite nel Laboratorio di Scenotecnica di ERT
produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale
Nord Italia, tra un secolo. L’umanità non si è estinta, la guerra atomica non c’è stata, nessun asteroide è caduto sulla Terra. Fa però davvero molto caldo e il genere umano è pronto a migrare sulla Luna, dove spera in una vita migliore. È questa l’ambientazione di Arlecchino nel futuro, uno spettacolo sul futuro dell’umanità ritratto attraverso il linguaggio della farsa tipico della Commedia dell’Arte. Protagonista del racconto è infatti la maschera più popolare, Arlecchino, in questo caso alle prese non soltanto con gli umani, ma anche con androidi e astronavi.
In una lingua che intreccia l’italiano a un dialetto veneziano “schiarito” e a tutti comprensibile, la vicenda prende le mosse proprio da Arlecchino, un “poareto” che cerca in tutti i modi un espediente per andare sulla Luna nonostante la fedina penale sporca. Tuttavia, l’unica soluzione che riesce a trovare è quella di fingersi un androide, ovvero un sistema di intelligenza artificiale dotato di un corpo del tutto simile a quello umano. Per mettere in opera il suo piano, si reca al negozio dove lavora – chiamato “Oltre l’umano e non solo” – e si finge il padrone: l’obiettivo è riuscire a vendere un androide a qualcuno in partenza per la Luna, così da sostituirsi a esso e tentare la fortuna. Come andrà a finire?
Sul palco, oltre al protagonista interpretato alternativamente da Serena Balivo e Mariachiara Falcone, appaiono il Vecio, un uomo di oltre centocinquant’anni e con numerosi organi artificiali, immaginato nel solco della tradizione di Pantalone e che di Pantalone porta la maschera; il servile e manipolatorio Androide 17-22 con una maschera da Pulcinella (!) ispirata ai disegni del Tiepolo, entrambi interpretati da Balivo. Mariachiara Falcone in scena è anche lo Sbirrandroide, un poliziotto del futuro che evoca il Capitano della Commedia dell’arte di cui porta la maschera, e il Puteo, l’uomo del futuro, una sorta di “zanni ebete” cresciuto dalle macchine e terrorizzato dagli altri esseri umani, con una maschera d’invenzione non legata alla Commedia dell’arte.
“Le Vie della Commedia” è un’iniziativa del Polo Culturale Mercatorum e Priula insieme ai comuni di Camerata Cornello, Dossena e San Giovanni Bianco.
Organizzato da Associazione Culturale InAtto, inserito in deSidera Bergamo Festival
Direzione Artistica: Chiara Bettinelli
Direzione Organizzativa: Federica Falgari
Con il contributo e il patrocinio di Provincia di Bergamo
Con il contributo di Camera di Commercio di Bergamo e Centro Storico Culturale Valle Brembana “Felice Riceputi”
Con il patrocinio di BIM Consorzio del Bacino Imbrifero Montano del Lago di Como e fiumi Brembo e Serio


