“La verità è che nessuno, ad oggi, può assicurare che tali nuovi strumenti siano super partes o migliori di una tradizionale tribuna elettorale o della lettura di qualche giornale” afferma il senatore di Fratelli d’Italia Giulio Terzi
Un interessante articolo del New York Times riporta come sia sempre più comune, tra i cittadini americani, non soltanto chiedere all’IA quale cravatta abbinare all’abito o come al meglio tradurre una versione in latino bensì, anche, chi votare. Con diversi esempi, si racconta come la signora Taylor, residente nella contea di Los Angeles, non sapendo quale nome scrivere sulla sua scheda elettorale abbia consultato Claude, chatbot sviluppato da Anthropic” afferma senatore Giulio Terzi di Fratelli d’Italia.
“Inizialmente – un dettaglio assai interessante – l’applicazione si è rifiutata di rispondere, perché addestrata a non esporre giudizi di parte o formulare frasi in qualche modo codificabili come pregiudizi e propaganda. Poi, però, la signora Taylor, definendosi una democratica progressista, ha riformulato la domanda, e il chatbot le ha fornito delle fonti da consultare, nei fatti contribuendo fortemente – lei stessa lo ammette – nella sua scelta politica. Claude, come ChatGPT di OpenAI e Gemini di Google, è uno dei tanti strumenti ormai ampiamente utilizzati per questo” aggiunge Terzi.
“I fratelli Amodei, a capo di Anthropic, sostengono che la loro sia una “public benefit company”, ossia una realtà che bilancia l’’interesse comune con gli interessi commerciali dell’azienda. Eppure, è inevitabile chiedersi se sia davvero così. Fenomeni come la disinformazione, l’integrità dei processi elettorali, o la tutela dei minori, sono tutti temi cruciali e se questi giganti dell’intelligenza artificiale rispettino o meno quelle leggi che dovrebbero proteggere le libertà dei cittadini a 360 gradi è ovviamente oggetto di dibattito. Anthropic sostiene che i suoi utenti possano parlare di politica all’applicazione, pur sempre ricevendo risposte bilanciate, che li aiutino sì a giungere a delle conclusioni ma con la loro testa, senza indirizzarli. Eppure, i racconti concreti di molti cittadini – come ben racconta il New York Times – dimostrano il contrario – prosegue nel suo intervento il senatore di Fratelli d’Italia -. Era forse solo questione di tempo prima che gli elettori iniziassero a usare l’IA come guida per le proprie scelte politiche. E se le prossime mid-term fossero le prime elezioni americane in cui i cittadini in massa si consultano con essa? Potremmo definirle elezioni democratiche e trasparenti? La verità è che nessuno, ad oggi, può assicurare che tali nuovi strumenti siano super partes o migliori di una tradizionale tribuna elettorale o della lettura di qualche giornale. Sono, però, sempre più evidenti i rischi di affidare il processo democratico ad una tecnologia così. Il diritto alla conoscenza – il diritto del cittadino ad essere informato e equipaggiato di strumenti validi per potersi formare una propria idea – richiede fatica. L’IA, è comoda, troppo comoda. Basta un clic. Eppure, le idee, la stessa conoscenza, sappiamo bene come siano un percorso lungo, forse senza fine, dentro ciascuno di noi”.


