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Il mercato del lavoro a Bergamo regge l’urto dell’instabilità: costante il fabbisogno di operai specializzati

Nei primi tre mesi dell’anno dinamica occupazionale rimane positiva, caratterizzata da andamenti settoriali differenziati, sia nell’industria che nel terziario, e da un’accentuata variabilità stagionale nelle dinamiche dei flussi: per i sindacati diventa strategico rafforzare le politiche di inclusione, favorendo una maggiore partecipazione di donne, giovani e persone inattive

Il primo trimestre del 2026 si è svolto in un contesto internazionale caratterizzato da un marcato aumento dell’incertezza, accentuatasi alla fine di febbraio con l’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran e con il permanere di forti tensioni sui mercati energetici. Nonostante ciò, l’economia italiana ha mostrato, secondo i conti economici trimestrali dell’Istat, una moderata capacità di tenuta: il PIL è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dello 0,8% su base annua.

Gli investimenti hanno continuato a sostenere la crescita, anche grazie alle risorse del PNRR, l’export è aumentato, mentre il peggioramento della fiducia delle famiglie e il permanere di un’inflazione elevata hanno frenato la domanda interna. Sul piano settoriale, commercio e servizi hanno registrato in Italia una crescita dello 0,4%, mentre l’industria è rimasta sostanzialmente stazionaria e ha reagito alle pressioni sui costi e all’incertezza crescente sulle forniture con acquisti preventivi e scorte precauzionali.

Il mercato del lavoro nazionale resta complessivamente positivo: nel primo trimestre del 2026, secondo l’Istat, le ore lavorate sono aumentate dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dell’1,0% su base annua. Nel confronto tendenziale la crescita occupazionale rallenta e riguarda soltanto gli indipendenti, a fronte del calo dei dipendenti sia a termine che a tempo indeterminato.

In questo scenario, il mercato del lavoro dipendente della provincia di Bergamo, secondo i dati amministrativi delle Cob (Comunicazioni Obbligatorie), mostra una buona capacità di tenuta. La dinamica occupazionale rimane positiva, caratterizzata da andamenti settoriali differenziati, sia nell’industria che nel terziario, e da un’accentuata variabilità stagionale nelle dinamiche dei flussi.

Nei primi tre mesi dell’anno si è registrata una sensibile accelerazione di entrate e uscite. Le assunzioni hanno superato quota 35 mila (35.464), riportandosi su livelli prossimi a quelli osservati all’inizio del 2023 e crescendo del 7,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Parallelamente sono aumentate anche le cessazioni (32.750; +6,5%), segnale di un rafforzamento del turnover complessivo che ha generato, oltre ad un incremento delle ore lavorate, un saldo positivo tra gennaio e marzo di 2.714 posizioni, superiore al corrispondente dato di 2.173 di un anno fa. Ampliando l’osservazione agli ultimi quattro trimestri, il saldo occupazionale cumulato resta ampiamente positivo (+4.296 posizioni), in miglioramento rispetto alla fine del 2025 ma al di sotto del risultato (+5.976) di un anno fa.

La ripresa delle assunzioni si era già manifestata nel dicembre 2025, dopo un prolungato periodo di rallentamento degli avviamenti, ed era proseguita a gennaio. Nei mesi di febbraio e marzo la dinamica ha assunto maggiore intensità, con nuovi ingressi stabilmente superiori alle cessazioni e saldi mensili superiori alle mille posizioni.

L’accelerazione dei flussi non rappresenta tuttavia un cambio di fase: la crescita tendenziale dell’occupazione dipendente tende a rallentare in presenza di uno scenario di forte incertezza e agisce sfruttando i margini “intensivi” (ore lavorate e successione di contratti di breve durata) più che i potenziali di estensione di un’offerta di lavoro peraltro “razionata” dall’evoluzione demografica. Una parte rilevante dell’incremento osservato nel primo trimestre è riconducibile a fattori stagionali, evidenti anche nel contesto lombardo. La ricorrenza della Pasqua con circa due settimane di anticipo rispetto al 2025 ha anticipato alla fine di marzo l’attivazione di numerosi rapporti di lavoro temporanei in vista delle festività di inizio aprile, con un aumento eccezionale di assunzioni nei servizi di alloggio e ristorazione.

Probabilmente meno influente a Bergamo – ma visibile nell’incremento di alcune tipologie di assunzione in Lombardia e in specifico a Milano – l’effetto diretto dei giochi olimpici e paraolimpici invernali a febbraio e marzo che si aggiunge ai difficilmente quantificabili effetti indiretti e indotti di investimenti e servizi dell’evento Milano-Cortina.

Nei primi tre mesi dell’anno sono fortemente aumentate le assunzioni a tempo determinato (16.673 a Bergamo) con una crescita su base annua del +9,6% (meno marcata che in Lombardia) e i nuovi contratti di missione dei lavoratori in somministrazione (9.154 a Bergamo) aumentati più della media regionale. Quanto ai rapporti a carattere permanente, i nuovi contratti a tempo indeterminato (8.162) sono cresciuti a Bergamo (+6%) mentre sono diminuiti in Lombardia. Le assunzioni in apprendistato (1.475 in provincia) continuano a calare su base annua a Bergamo (-7,8%) come in regione. I saldi per contratto, incluse le variazioni tra le diverse tipologie, indicano una ancora robusta crescita dei dipendenti a tempo indeterminato in provincia (+1.831 nel primo trimestre), in calo rispetto al risultato nel primo trimestre dell’anno scorso (+2.274) a causa del livello elevato delle cessazioni a inizio 2026 (10.899) e di una frenata (-5,4%) delle trasformazioni a tempo indeterminato, che restano su valori assoluti (4.568) considerevoli. Il miglioramento a inizio anno del saldo totale è dovuto al rafforzamento del contributo dell’occupazione temporanea, sia nel tempo determinato (saldo a +744 rispetto a +38 nel primo trimestre 2025) che nella somministrazione (+449 da +71 a inizio 2025), mentre prosegue la contrazione dell’apprendistato (-310).

A livello macro settoriale il rimbalzo stagionale riguarda soprattutto il terziario con 20.187 avviamenti (+12%) e 19.406 cessazioni (+9,4%) e un saldo netto positivo (+781) al di sopra del risultato di un anno fa. Le assunzioni crescono anche nell’industria (11.043, +4% a Bergamo, con una variazione più alta della media regionale) generando un saldo positivo (+1.423) superiore al risultato dell’anno scorso. Nelle costruzioni le assunzioni restano stazionarie (4.234, -0,9%) e il saldo è ancora positivo (+510) poco al di sotto del dato di un anno fa.

Gli andamenti sono differenziati sia all’interno delle attività manifatturiere che del commercio e servizi. Nelle prime risultano saldi positivi e in crescita per gomma-plastica, elettro-meccanica, prodotti in metallo e minerali non metalliferi; risultati modesti e in riduzione per chimica, macchinari e saldi negativi per l’automotive.

Nel terziario, si notano i picchi stagionali dei flussi di avviamenti dei servizi di alloggio e ristorazione (5.311, +43,4% rispetto a un anno fa) e di cessazioni (5.012, +44,2%) con un saldo netto positivo (+299 posizioni), superiore al risultato all’inizio del 2025. Le assunzioni crescono nettamente anche nei servizi di trasporto e magazzinaggio (+33,6%) e contribuiscono a ridurre il saldo negativo (da – 687 a -171 nel primo trimestre dell’anno).

Il commercio nel suo insieme appare invariato ma con una divergenza tra i saldi netti del commercio all’ingrosso (+189, stabile) e del commercio al dettaglio (-316, in leggero peggioramento). I saldi sono positivi e in crescita nei servizi per le imprese (da +379 a +591) e nei servizi finanziari (da +51 a +98).

Le dinamiche per qualifica professionale rispecchiano da un lato gli andamenti settoriali, come nel caso delle professioni qualificate del commercio e servizi (con assunzioni in aumento del 10,5%); dall’altro il costante fabbisogno di operai specializzati (+11,1%) e tecnici (+9,4%). In termini di saldo annualizzato resta predominante in termini assoluti la crescita delle professioni non qualificate (+1.302) pari a poco meno di un terzo del saldo complessivo cumulato.

Nel primo trimestre le assunzioni a tempo pieno crescono su base annua (22.541, +9%, più tra gli uomini che tra le donne) più di quelle a tempo parziale (10.911 +4,9%). Complessivamente, le assunzioni femminili aumentano (+5,5%) meno di quelle maschili (+9,2%), diversamente da quanto si riscontra nella media lombarda. Il contributo al saldo della componente “nata all’estero” sale al 65% della crescita provinciale all’inizio del 2026. Nelle aree della provincia si conferma una tendenza occupazionale generalmente superiore alla media provinciale nelle aree del capoluogo, di Grumello del Monte, Lovere e Trescore Balneario.

I COMMENTI DEI SINDACATI

LA UIL

La prima rilevazione trimestrale del 2026 si apre con un elemento che la UIL Bergamo ritiene particolarmente significativo: la volontà della nuova amministrazione provinciale guidata da Gafforelli di garantire continuità all’Osservatorio del mercato del lavoro, uno strumento indispensabile per leggere l’evoluzione dell’occupazione e
orientare politiche fondate sui dati e non sulle percezioni.

Lo scenario nazionale evidenzia un tasso di disoccupazione pari al 5,4%, in diminuzione di 1,5 punti percentuali, mentre la Lombardia registra un incremento dell’occupazione dello 0,3%. Indicatori che, richiedono un’analisi più approfondita della qualità del lavoro che si sta creando.

Secondo il delegato UIL Bergamo alle Relazioni Industriali e al Welfare, Gianfranco Salvi, il mercato del lavoro bergamasco presenta segnali contrastanti: “L’aumento dell’occupazione è certamente un dato positivo, ma non possiamo limitarci a celebrare i numeri. La crescita è sostenuta soprattutto dalla fascia dei lavoratori tra i 50 e i 64 anni, mentre i giovani e gli under 50 continuano a incontrare maggiori difficoltà di accesso al lavoro, anche alla luce dell’alto tasso di mobilità territoriale. Questo significa che il nostro territorio rischia di perdere energie, competenze e futuro. Serve un cambio di passo. Bisogna costruire una vera alleanza tra scuola, formazione, imprese e parti sociali affinché nessun giovane venga lasciato solo nel passaggio verso il lavoro. La formazione non può essere un corso che termina con un attestato: deve diventare un percorso continuo che accompagni il lavoratore lungo tutta la vita professionale, consentendogli di affrontare le trasformazioni tecnologiche, digitali e ambientali che stanno cambiando il sistema produttivo. Il lavoro del futuro non si costruisce con la precarietà, ma investendo sulle persone, sulle competenze e sulla qualità dell’occupazione”.

Anche il Coordinatore UIL Bergamo, Pasquale Papaianni, invita a leggere i dati con attenzione: “Le statistiche raccontano un mercato del lavoro dinamico, ma il dinamismo non può coincidere con l’instabilità. I dati sulle trasformazioni contrattuali dimostrano che il tempo indeterminato deve tornare ad essere la regola e non
l’eccezione. Ogni contratto stabile rappresenta una famiglia che può programmare il proprio futuro, un giovane che può accendere un mutuo, una persona che può costruire un progetto di vita. La competitività delle imprese non può essere fondata sulla precarietà del lavoro. La competitività si costruisce attraverso innovazione, produttività, partecipazione dei lavoratori e contrattazione di qualità”.

L’analisi dei settori conferma una crescita del terziario (+12%) e dell’industria (+4%), con incrementi particolarmente significativi nei servizi di alloggio e ristorazione (+43,4%) e nel trasporto e magazzinaggio (+33%).

“Sono comparti strategici per l’economia bergamasca – prosegue Papaianni – ma sono anche quelli nei quali più frequentemente emergono criticità legate agli orari, ai salari, alla sicurezza e alla continuità occupazionale. La crescita non può essere misurata soltanto dal numero delle assunzioni: deve essere valutata anche in termini di diritti, tutele, salute e dignità del lavoro”.

Per la UIL Bergamo la sfida dei prossimi anni sarà quella di accompagnare la trasformazione del sistema produttivo senza lasciare indietro nessuno. L’intelligenza artificiale, la digitalizzazione, la transizione ecologica e i cambiamenti demografici impongono politiche industriali lungimiranti, investimenti nella formazione permanente, maggiore sicurezza nei luoghi di lavoro e un rafforzamento della contrattazione collettiva.

!Non vogliamo semplicemente più occupazione – concludono i dirigenti della UIL Bergamo – Vogliamo lavoro di  qualità, salari adeguati, stabilità, sicurezza e opportunità per i giovani. Solo così sarà possibile costruire una crescita realmente sostenibile, capace di coniugare sviluppo economico, giustizia sociale e dignità del lavoro. È questa la visione che la UIL continuerà a portare nei luoghi di lavoro e ai tavoli istituzionali del territorio”.

LA CISL

“In un mercato del lavoro maturo come quello bergamasco diventa strategico rafforzare le politiche di inclusione, favorendo una maggiore partecipazione di donne, giovani e persone inattive. Parallelamente sarà fondamentale investire nella formazione continua, nell’innovazione e nell’incremento della produttività, così da sostenere la competitività del sistema economico provinciale anche in una fase di crescente scarsità di manodopera”.

Luca Nieri, segretario della CISL di Bergamo commenta così i dati dell’Osservatorio Provinciale nel suo Rapporto del Primo trimestre 2026, presentati questa mattina in provincia.  Il mercato del lavoro della provincia di Bergamo ha infatti raggiunto un livello di saturazione e una condizione di stabilità fisiologica, e il bacino delle persone in cerca di occupazione si è progressivamente ridotto. Permangono tuttavia dati significativi sulle dimissioni volontarie, che superano quota 9.244, “a
conferma di una mobilità interna al mercato del lavoro ancora elevata. Questa situazione – continua Nieri – rafforza il ricorso ai contratti a tempo pieno, con effetti positivi sia sull’occupazione maschile sia su quella femminile, sebbene per quest’ultima in misura meno marcata. Un’altra caratteristica sempre più evidente è la crescente longevità lavorativa, che apre importanti riflessioni sulla necessità di adattare il lavoro a una forza lavoro mediamente più anziana, attraverso investimenti in innovazione tecnologica, organizzazione del lavoro e miglioramento delle condizioni lavorative”.

Tra i comparti in espansione si confermano la ristorazione e gli alloggi, sempre meno caratterizzati dalla stagionalità, insieme al trasporto e al magazzinaggio. Rallenta invece il settore delle costruzioni, un andamento che dovrà essere attentamente monitorato nei prossimi mesi anche alla luce dell’esaurimento dell’effetto propulsivo degli investimenti legati al PNRR. L’industria manifesta segnali di ripresa, ma permangono forti criticità in comparti interessati da crisi strutturali, come l’automotive, il tessile-abbigliamento e, in parte, la chimica, quest’ultima fortemente condizionata dall’attuale contesto geopolitico.

Un elemento di rilievo è la crescita dell’occupazione nei settori ad alta intensità di lavoro, caratterizzati però da un minore valore aggiunto. Parallelamente si registra una ripresa anche delle attività ad alta qualificazione, sebbene con un’intensità ancora contenuta.

“Bergamo – insiste il segretario CISL orobico – dovrà continuare ad attrarre lavoratori qualificati da altri territori e dall’estero. Questo significa affrontare anche temi apparentemente esterni al lavoro, come il costo della casa, i trasporti, i servizi e la qualità della vita, che incidono sulla capacità delle imprese di reperire personale. mercato del lavoro bergamasco sembra aver raggiunto una condizione di piena maturità, nella quale la sfida non è più soltanto creare nuovi posti di lavoro, ma migliorare la qualità dell’occupazione, accrescere la produttività e rendere più inclusivo il mercato. In questo contesto il ruolo della contrattazione diventa ancora più strategico: accompagnare le transizioni industriali e demografiche, valorizzare il lavoro attraverso salari e diritti, investire nelle competenze e ampliare la partecipazione di donne, giovani e persone oggi inattive. La crescita futura della provincia dipenderà sempre meno dalla quantità di lavoro disponibile e sempre più dalla qualità del lavoro, dell’organizzazione e dell’innovazione ma anche della vita”.