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“⟨age⟩”, atlante dell’adolescenza dal caso alla scoperta di sé

Al Lazzaretto Francesca Pennini e Collettivo Cinetico hanno messo in scena uno studio del caos normato di un periodo di passaggio, con “esemplari di giovani umani” che trovano vitalità in una catalogazione statica

Bergamo. Un caos studiato, capace di riflettere, per paradosso, la forza e la vitalità del vivere il presente espresse attraverso una catalogazione statica. Un caos normato, che dona forma alla casualità, è quello protagonista di “<age>”, spettacolo di Collettivo Cinetico andato in scena domenica 5 luglio all’interno delle iniziative di Lazzaretto Estate e curato per l’occasione da Festival Orlando e FDE – Festival Danza Estate.

Una ripresa del progetto “Ripensando Cage” del 2012, con lo spettacolo che ritorna, dodici anni dopo (in questa versione nata nel 2024), a porre la sua lente di ingrandimento su ragazzi in procinto di attraversare una soglia, quella verso la maggiore età, che si struttura a partire dalle emozioni e dalle esperienze provate nell’adolescenza. Una mutazione che è essa stessa caos e scoperta di sé, così come, nell’opera di John Cage, predominano caso ed imprevedibilità.

Il titolo gioca con questo doppio significato, con il caso che si insinua in una vera e propria analisi sociale sviluppata però attraverso uno sguardo quasi zoologico verso quest’età di passaggio. A muovere le fila sul palco, un demiurgo del caos, che scandisce ordini attraverso un PC, su un palco che diventa ring per i giovani performer. Con il suono di un gong, si presentano sulla scena Nicola Cipriano, Piero Cocca, Francesco Gelli, Giulio Mano, Beatrice Monesi, Alice Ada Petrini, Nicole Raisa, Sofia Russo ed Adele Verri: nove “esemplari di giovani umani” tra i 16 e i 19 anni che vengono classificati secondo diversi parametri, ogni volta diversi, scanditi dalle scelte meccaniche del PC.

Una classificazione che diventa un vero e proprio studio zoologico e sociologico, “bestiario contemporaneo” con una struttura drammaturgica divisa staticamente in quadri e tavole, dove ritrovare prima lo studio dei singoli esemplari, poi del comportamento e, infine, le formazioni che vedono comportamenti comuni del gruppo. Dalla regia, diversi quesiti legati alla definizione di sé (ogni volta diversi) chiamano in causa i giovani protagonisti, che reagiscono alle sollecitazioni, rispondono in base alle singole caratteristiche, opinioni ed esperienze e si espongono quindi sulla scena, con movimenti meccanici scanditi dal gong. Esemplari che vengono poi fatti “reagire” attraverso determinati comportamenti, attraverso azioni predefinite che nascono in conseguenza ad una precisa visione della realtà, fino a formazioni che portano ad una compattezza del gruppo.

Così prendono sempre più sostanza la regia e la coreografia di Francesca Pennini che, anche nel movimento, segna una sorta di canone che si esprime diversamente a seconda degli interpreti, sempre condotti da un filo di ironia con la quale si insinua la realtà nell’incedere schematico.

Accompagnati dall’ “Aria sulla quarta corda” di Bach (il secondo movimento della “Suite orchestrale n.3 in re maggiore”, con l’arrangiamento di Wilhelmi) e dal suo chiaro riferimento pop come sigla dei programmi televisivi di divulgazione di Piero Angela, i performer scelgono di mettersi a nudo, veri e propri “esemplari umani” studiati attraverso un’analisi del comportamento.

Una forma pressoché statica che, nel rigore scientifico e dei movimenti, è capace però di far emergere la forza del reale, la vitalità di una giovinezza scandita attraverso la propria irruenza, ma anche la propria fragilità. Si riflette quindi sullo sguardo dell’altro, sull’affettività, sulle paure che alimentano anche il passaggio all’età adulta.

Elementi espressi in maniera ironica che mettono a nudo (?) i performer, ma che trovano la propria forza, principalmente, in un meccanismo a specchio con il pubblico, che si ritrova a riflettere, inevitabilmente, su di sé. Il velo di ironia che attraversa “” ritrova, così, ogni volta, la propria forza di analizzare il presente, grazie alla capacità di porre domande che dall’adolescenza si ampliano ad ogni età, per formare così un atlante della vita che sembra chiudersi nello schematismo di una scena che si (auto)spoglia per lasciare, ogni volta, strascichi nel suo oggetto di studio, in un presente che appartiene a tutti, dentro e fuori la scena.

Age collettivo cinetico