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Tagli alle aree protette, dal Wwf: “Grande preoccupazione, manca consapevolezza del futuro”
Foto: Archivio WWF Valpredina

Enzo Mauri, direttore dell’Oasi WWF di Valpredina a Cenate Sopra, commenta le notizie relative alla riduzione dei fondi per i parchi e le aree statali gestiti da Enti pubblici e organizzazioni ambientaliste riconosciute

“La tutela dell’ambiente non è una questione ideologica ma una necessità da cui dipende la qualità della nostra vita. Decisioni come questa dimostrano che, purtroppo, manca la consapevolezza del futuro e c’è da preoccuparsi per le nuove generazioni”. Così Enzo Mauri, direttore dell’Oasi WWF di Valpredina a Cenate Sopra, commenta le notizie relative ai tagli del governo ai fondi per i parchi e le aree protette.
In questi giorni aree marine protette, parchi e riserve statali stanno ricevendo comunicazioni dal Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica di un consistente taglio per l’esercizio finanziario in corso nelle assegnazioni dei fondi per le spese di gestione.

La riduzione delle risorse destinate a questo settore strategico per la tutela della biodiversità sarebbe l’effetto di un taglio che ha colpito l’intero Ministero dell’ambiente nella Legge di Bilancio 2026 (pubblicata in Gazzetta Ufficiale a dicembre 2025). Non si sta procedendo con un taglio lineare su tutte le aree protette, ma a tagli variabili a seconda del singolo parco, riserva o area marina protetta, per una contrazione che nel complesso si aggira intorno al 23% degli stanziamenti dello scorso anno.

“Questo provvedimento – spiega Enzo Mauri – colpisce parchi e aree statali gestiti da Enti pubblici e organizzazioni ambientaliste riconosciute come il WWF. Non riguarda l’Oasi WWF di Valpredina, ma WWF Italia quale Ente gestore di diverse aree protette statali, come le riserve naturali della Laguna di Orbetello, il Cratere degli Astroni a Napoli, Le Cesine in Puglia e l’area marina protetta di Miramare nel Golfo di Trieste. Il taglio dei fondi comporterà non pochi problemi per tutte queste realtà, perché potranno contare su minori risorse ordinarie. Inoltre, la decisione riguarda l’esercizio in corso e se l’Ente gestore ha impegnato parte del budget per realizzare attività e progetti si troverà ad affrontare situazioni complicate. Alcuni monitoraggi, per esempio, devono essere svolti per verificare come evolve un habitat o una determinata specie ed è impensabile trascurarli. A tutto ciò va aggiunto che il cambiamento climatico sta determinando una serie di profonde modificazioni sugli habitat e le specie che vanno monitorate attentamente per capire come intervenire”.

Tracciando il quadro sull’Oasi WWF di Valpredina, Enzo Mauri specifica: “La nostra realtà riceve un contributo fisso regionale di 23.500 euro annui omnicomprensivi per far fronte alle spese correnti. Questo importo è fermo da 15 anni, quindi nel corso del tempo il suo valore si è notevolmente ridotto. Va considerato, fra l’altro, che oltre alle spese fisse, quale Ente gestore dobbiamo emettere pareri tecnici su tutti i progetti e interventi che riguardano l’area di competenza con conseguenti costi. Altra criticità riguarda il criterio adottato per determinare ai singoli Enti gestori le risorse economiche assegnate. Il contributo varia in relazione alla sola superficie dell’area protetta. Ci sono però aree di piccole dimensioni dotate di un grandissimo valore naturalistico da difendere che costituiscono scrigni di biodiversità che avrebbero bisogno di maggior sostegno e di contro realtà più grandi che vanno comunque tutelate ma di minor pregio naturalistico. Riteniamo che lo stanziamento dovrebbe essere proporzionato a quello che l’Ente gestore mette in campo, valutato sulle qualità delle azioni di gestione, il numero di eventi, scuole e visitatori coinvolti, degli habitat e specie prioritarie presenti e l’applicazione effettiva delle misure di conservazione”.

“Purtroppo – aggiunge il direttore della riserva naturale di Valpredina – nel nostro Paese stiamo riducendo i contributi su ambiti fondamentali della vita sociale come: sanità, scuola, tutela del territorio e ambiente che sembrano non congegnali agli interessi di questa classe politica. Guardando ciò che ha fatto il governo su scala nazionale in questi quattro anni per l’ambiente e la fauna, purtroppo, non sono meravigliato di questi tagli. La modifica in corso della legge sulla tutela della fauna selvatica trasformata a sola tutela della caccia, che tanto sta facendo discutere, ne è la riprova: penso che sia disastrosa e che ci riporti indietro agli anni sessanta, quando ad esempio l’aquila reale era considerata una specie nociva, poi siamo arrivati all’approvazione della legge n. 157 del 1992, con la quale l’aquila reale diviene specie particolarmente protetta e tutta la fauna selvatica patrimonio indisponibile dello Stato da tutelare nell’interesse della comunità sia nazionale sia internazionale. Si è trattato di un salto fondamentale che recentemente è stato confermato dalla Costituzione con la modifica degli articoli 9 e 41. Ora, invece, stiamo regredendo per seguire logiche di solo consenso e interessi economici”.

Infine, Enzo Mauri conclude: “Il problema è che ogni forza politica governa per la propria parte mentre dovrebbe avere una visione allargata alle esigenze dell’intera collettività. Il taglio alle aree protette è il segnale che manca consapevolezza del futuro: la tutela dell’ambiente non è una questione ideologica ma riguarda tutta l’umanità e il pianeta in cui vive. WWF Italia è rigorosamente apartitica ma non è assolutamente apolitica: è molto attenta al dibattito pubblico e alle decisioni che vengono prese. Il nostro impegno è concentrato sui contenuti delle misure varate e non sulle persone o sulle forze politiche che le propongono. Siamo giunti globalmente a un livello molto basso arrivando a politiche che negano addirittura il problema climatico e in tali condizioni non possiamo che risalire nella speranza di riuscire a invertire la rotta al più presto, è una responsabilità che abbiamo nei confronti delle generazioni future”.

Foto: Archivio WWF Valpredina