Venezuela, Cesvi: “Emergenza cinque volte più grave del terremoto in Myanmar”. Oltre 2.300 morti e 40mila dispersi
A una settimana dal sisma le conseguenze umanitarie preoccupano l’organizzazione bergamasca, presente sul campo per distribuire kit di emergenza
A una settimana dal devastante terremoto che ha colpito il Venezuela, il bilancio continua ad aggravarsi. Le vittime accertate sono oltre 2.300, i feriti superano gli 11mila e si contano circa 40 mila dispersi. Ma sono soprattutto le conseguenze umanitarie a preoccupare le organizzazioni presenti sul campo: milioni di persone necessitano di assistenza, migliaia di famiglie hanno perso la casa e continuano a vivere in rifugi di fortuna, mentre centinaia di scosse di assestamento alimentano paura e instabilità.
“Per dimensione dell’impatto, vulnerabilità della popolazione coinvolta e urgenza dei bisogni che stiamo rilevando, siamo di fronte a un’emergenza cinque o sei volte più grave rispetto al terremoto che ha colpito il Myanmar lo scorso anno – afferma il direttore generale di Cesvi Stefano Piziali -. Parliamo di oltre 40mila dispersi, tra cui numerosi bambini”. L’organizzazione umanitaria è intervenuta fin dalle prime ore successive al sisma, avviando una rapida valutazione dei bisogni e le prime distribuzioni di aiuti nelle aree maggiormente colpite.
A Caracas, dove coordina le operazioni di emergenza, Marcelo Garcia Dalla Costa, Head of International Programmes di Cesvi, descrive una situazione ancora estremamente critica: “Le persone che incontriamo hanno perso tutto in pochi secondi: la casa, i propri beni, la sicurezza di una routine e, in molti casi, anche i propri familiari. Molte famiglie continuano a dormire all’aperto, in strada, nelle scuole o nelle chiese, in spazi che non garantiscono condizioni minime di protezione, igiene e privacy. Ogni nuova scossa riapre il trauma e rende ancora più difficile immaginare un ritorno alla normalità”.
Tra le principali preoccupazioni ci sono i bambini, spesso separati dalle famiglie nel caos seguito al terremoto. “Vediamo molti bambini arrivare da soli nei centri di raccolta – racconta Garcia Dalla Costa -. In un contesto come questo sono esposti a rischi enormi. Servono acqua, cibo e ripari, ma anche protezione e sostegno psicologico, soprattutto nelle aree più remote che i soccorsi faticano ancora a raggiungere”.
Secondo le Nazioni Unite, le persone direttamente colpite dal sisma sono almeno 15.866, mentre l’Unicef stima che 1,8 milioni di persone abbiano bisogno di assistenza umanitaria, tra cui circa 680mila bambini. Le prime valutazioni satellitari della NASA indicano inoltre che quasi 59mila edifici siano stati danneggiati o completamente distrutti.
La pressione sugli ospedali resta altissima e molti servizi essenziali risultano ancora compromessi. Secondo l’Unhcr, quasi uno sfollato su due vive oggi in strada oppure in accampamenti improvvisati allestiti in scuole, chiese e altri spazi pubblici, spesso privi delle condizioni minime di sicurezza e igiene.
Sul fronte degli aiuti, Cesvi ha avviato le prime distribuzioni di beni di prima necessità con l’obiettivo di raggiungere almeno 670 persone nelle località di El Juncita e Carayaca, tra le più colpite dal terremoto. Nelle due aree saranno distribuiti kit alimentari, kit igienici, acqua potabile, materiali per la cucina e kit per allestire ripari temporanei destinati alle famiglie che hanno perso la propria abitazione.
L’intervento sarà esteso nei prossimi giorni anche ad altre zone nei dintorni di Caracas, dove circa 500 famiglie riceveranno materiali per affrontare l’emergenza abitativa. Parallelamente saranno avviati interventi dedicati ai bambini, con spazi sicuri e attività di supporto psicologico per aiutare i più piccoli ad affrontare il trauma provocato dal terremoto.

