Il fenomeno
|Bergamo invasa dalla Popillia Japonica, il coleottero giapponese che minaccia prati, alberi da frutto e giardini
Specie aliena e infestante, è arrivata in Italia per la prima volta nel 2014 e ogni anno che passa allarga il suo habitat e la sua presenza: attacca oltre trecento specie vegetali, soprattutto piante da frutto, prati e giardini, e agisce indisturbata per via dell’assenza di un antagonista autoctono capace di regolarne la diffusione
I più a rischio sono fiori, piante da frutto e prati, ma non c’è specie vegetale che può davvero dirsi al riparo dalla voracità della Popillia Japonica, coleottero giapponese dai caratteristici colori verde metallizzato e bronzo che da ormai oltre una decina di anni ha fatto irruzione nel Nord Italia, trovando nel Piemonte e nella Lombardia l’habitat ideale per la propria esistenza e riproduzione.
Tra le province più colpite ci sono quelle di Milano e di Bergamo, dove da qualche settimana è iniziata l’invasione degli esemplari adulti che, sebbene siano innocui per l’uomo, rappresentano al contrario un serio pericolo per la flora: una presenza che di anno in anno si sta facendo sempre più notare, con il boom nel periodo estivo tra i mesi di giugno, luglio e agosto. In questa caldissima estate 2026 le segnalazioni si moltiplicano su tutto il territorio, con concentrazioni particolari in città, nell’hinterland e nella Bassa.
In Italia è stata riscontrata per la prima volta nel 2014, arrivata probabilmente per via aerea, e da subito ha attaccato principalmente l’area del Parco del Ticino: da qui si è diffusa a macchia d’olio, costringendo agricoltori, produttori di tappeti erbosi, fioristi, vivaisti ma anche titolari di giardini privati a prendere rapide contromisure per difendersi da una specie aliena che non ha antagonisti locali nel regno animale che ne possano regolare la diffusione.
Nelle giornate particolarmente calde e dal sole battente (e nel mese di giugno appena passato ne abbiamo affrontate parecchie…) la Popillia Japonica intensifica l’attività di volo e manifesta tutta la sua capacità distruttiva: se infatti le larve si cibano soprattutto di radici di prati e parchi, gli adulti si concentrano su frutti e foglie, riducendole a “scheletri” e lasciando così l’inconfondibile firma del loro passaggio.
“Conviviamo ormai da anni con questo problema – conferma Silvia Bolis, titolare dell’omonima azienda che produce tappeti erbosi a Cisano – Il suo arrivo ha colto di sorpresa i nostri colleghi che operano vicini alle sponde milanesi del Ticino, mentre noi abbiamo potuto attrezzarci un po’ meglio memori di quella esperienza. Gli esemplari adulti abbiamo iniziato a vederli con costanza dallo scorso anno, mentre prima non se ne vedevano in quantità così esagerate. Da sei anni, seguendo le direttive dello specifico protocollo stilato da Ersaf Lombardia (l’Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste), mettiamo in atto trattamenti mirati con prodotti ad hoc per debellare la Popillia: chi produce tappeti erbosi, sia che si trovi già in zona rossa che in una zona cuscinetto, è obbligato a farli tre volte all’anno indirizzati alle larve e sul materiale che si vende d’estate, per fare in modo che la larva non finisca in territori al momento incontaminati, mentre nel periodo da giugno ad agosto ci chiedono anche di intervenire con degli abbattenti una volta alla settimana contro gli adulti”.
Una misura di contenimento che non può considerarsi definitiva, ma che sicuramente mette al riparo da ingenti danni: “È l’unico modo per gestire, ma quest’anno si stanno vedendo veramente tantissimi esemplari adulti – aggiunge Bolis – In altri territori, come gli Stati Uniti, hanno provato a intervenire in modo più pesante, con ‘bombe’ chimiche più aggressive dei prodotti che possiamo usare noi ma se in un primo periodo sembrava funzionare oggi sono ancora nelle stesse condizioni, perché senza antagonisti nell’ecosistema sei destinato a conviverci. Il picco del volo c’è fino a fine luglio, poi in un anno climaticamente normale da agosto l’emergenza dovrebbe rientrare. Chi produce frutta in questo periodo vive in allarme e ha poche armi a disposizione: trattamenti costanti e reti protettive”.
Una situazione che conferma Michele Carrara, titolare insieme alla famiglia dell’Agriturismo Il Belvedere di Gromlongo di Palazzago: “Per noi il problema si è presentato lo scorso anno – racconta – Stavo lavorando come sempre nel vigneto e ho notato che alcune foglie erano state mangiate in un modo molto particolare, mai visto prima con altri insetti. A poca distanza ho visto questo coleottero e subito mi sono messo in contatto con l’agronomo che ci segue, il dottor Angelo Divittini: è stato lui a informarci della situazioni, mettendoci in guardia su quanto la situazione diventerà problematica negli anni a venire”.
Anche Carrara ha sperimentato sulla propria pelle il sensibile aumento della presenza della Popillia in questo 2026: “Noi stiamo contenendo e tenendo sotto controllo, ma basta davvero poco per trovarsi in condizioni allarmanti – continua – Abbiamo il vigneto, il frutteto, l’orto, ma ho trovato esemplari anche nel cortile che avevamo preventivamente coperto. Teniamo alta l’allerta, facendo un paragone con il metro di giudizio che si applica in ambito meteorologico potremmo parlare di una situazione da ‘bollino arancione’ al momento. Abbiamo fatto dei trattamenti particolare, ma per nostra filosofia preferiamo non utilizzare prodotti che possono essere aggressivi anche sui prodotti. Ho sentito parlare della possibile introduzione nel nostro ecosistema di predatori capaci di regolare la diffusione del coleottero giapponese, ma questo potrebbe avere altri effetti collaterali nocivi”.
Diversi esemplari di Popillia nel vitigno dell'Agriturismo Il BelvedereParticolarmente sensibili al tema sono anche gli operatori del settore florovivaistico, chiamati a difendere i propri prodotti da una minaccia con la quale sono ben consapevoli di dover imparare a convivere: “Il 2026 è un annus horribilis per la Popillia, la cui diffusione è stata sicuramente favorita dalla lunga ondata di caldo che ha caratterizzato il mese di giugno – evidenzia Sandro Maffi, presidente dei florovivaisti bergamaschi – Le alte temperature incentivano il volo di questo insetto patogeno, favorendone gli spostamenti e allargando ogni anno di più il territorio infestato. L’indicazione per i nostri associati è quella di attenersi scrupolosamente alle indicazioni del servizio fitosanitario della Regione, che monitora la diffusione della Popillia e mette in campo azioni di contrasto. Dal canto nostro cerchiamo di limitare al massimo l’uso di molecole chimiche insetticide perché non sono selettive, quindi potrebbero danneggiare anche altre specie utili all’ecosistema: l’utilizzo ovviamente, oltre che regolato dal servizio sanitario, deve essere anche esclusiva di professionisti. Il livello di informazione è alto su questa tematica, sia per gli interventi preventivi sulle larve in autunno che per quelli al bisogno sugli adulti d’estate: però non potrebbe essere altrimenti, perché ne va della nostra possibilità di lavorare, quindi siamo tutti attrezzati e prendiamo le giuste accortezze. Inserire nell’ambiente degli antagonisti naturali? Siamo contrati, andremmo a introdurre nuovi elementi di pericolosità solo per cacciarne uno: meglio limitarsi alle disposizioni e alle sperimentazioni della Regione”.
Misure di contenimento della Popillia Japonica in Lombardia
Il Servizio Fitosanitario della Regione Lombardia, in seguito al rinvenimento di diversi focolai di Popillia Japonica, ha messo in campo una serie di interventi preventivi e di contrasto alla sua diffusione: ispezioni visive annuali, monitoraggi larvali con carotaggi del terreno, trappolaggio su larga scala, ispezioni di vivai e tappeti erbosi e trattamenti contro larve e adulti.
È calcolato che l’areale di presenza si espanda di circa 10 chilometri all’anno e attualmente l’unica provincia lombarda ancora indenne è quella di Mantova.
“Grazie alle misure di lotta messe finora in atto – spiegano dalla Regione – è stato possibile garantire una riduzione del rischio di diffusione passiva degli adulti (controllo dei siti a rischio), la protezione del territorio e il contenimento dei danni diretti alle coltivazioni, la prosecuzione dell’attività vivaistica, pur se condizionata dalle misure fitosanitarie applicate e l’assenza di intercettazioni da parte di altre Regioni e Stati membri di adulti di Popillia japonica originari dell’area delimitata”.
In presenza di individui isolati, il consiglio è quello di raccoglierli manualmente e di farli cadere in un secchio di acqua saponata, mentre per proteggere i frutti si può coprire la chioma degli alberi con una rete antinsetto che deve essere scossa al mattino presto quando i coleotteri sono pressoché immobili. In caso di infestazioni importanti è invece necessario ricorrere all’uso di insetticidi.
Sconsigliato, invece, l’utilizzo di trappole in orti o giardini privati in quanto il loro potere attrattivo è di molto superiore alla capacità effettiva di cattura e di conseguenza la vegetazione che si vorrebbe proteggere, come fiori, foglie, piante e frutti, viene al contrario maggiormente esposta e subisce danni ancora più rilevanti.


