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Dentro la sede cittadina del maglificio bergamasco, in via Zanica, che da cinque anni produce le quattro maglie dei leader della Grande Boucle. Raffaella Marini e Rosita Zanchi in Francia si occuperano della vestizione dei corridori durante la cronometro: “Il nostro servizio è molto apprezzato perché l’aerodinamicità è fondamentale”

Bergamo. Un pomeriggio di luglio. C’è il Tour de France. Fuori le temperature solitamente sono roventi. Davanti alla televisione scorrono le immagini di una cronometro. Il casco, la bici, la posizione perfetta del corridore. E poi quella tutina aderente, senza una piega fuori posto. Ma quante volte, osservando una prova contro il tempo, ci siamo fermati a chiederci che cosa ci sia davvero dietro a quei pochi chilometri percorsi a oltre cinquanta all’ora? Chi studia quei capi? Chi li realizza? E soprattutto chi fa in modo che, una volta indossati, diventino una seconda pelle, dove anche una piega di pochi millimetri può compromettere l’aerodinamicità e, di conseguenza, il risultato finale?

Se si parla del Tour de France, la risposta porta a Bergamo, in via Zanica, nella sede di Santini Cycling, azienda fondata nel 1965 da Pietro Santini a Lallio e oggi punto di riferimento mondiale nell’abbigliamento tecnico per il ciclismo. Da cinque anni firma le maglie ufficiali della Grande Boucle, ma soprattutto segue uno dei lavori più invisibili della corsa: quello che accompagna i leader della classifica nelle prove a cronometro.

È proprio qui, a pochi giorni dal via della 113ª edizione del Tour de France, che siamo entrati per raccontare ciò che il pubblico non vede. All’ingresso della sede la prima a catturare l’attenzione è la maglia iridata conquistata da Maurizio Fondriest nel 1988, il primo campione del mondo vestito Santini. Poco più avanti, uno showroom che sembra un museo del ciclismo: le maglie di Gimondi, Merckx e tanti altri, la rosa del Giro d’Italia, la rossa della Vuelta. E poi lei. La più ambita. La più riconoscibile. La maglia gialla del Tour de France.

Dietro quel simbolo, però, c’è un lavoro che inizia molti mesi prima della partenza e che coinvolge decine di persone. “Per noi il Tour de France è stata fin da subito una grandissima opportunità perché rappresenta l’evento ciclistico più visto al mondo”, spiegano Monica Santini, amministratore delegato, e Paola Santini, marketing manager, le quali hanno hanno ricevuto il testimone dell’azienda dal padre. “Cinque anni consecutivi non hanno fatto altro che aumentare questa visibilità. Ma quando il Tour parte, in realtà, il nostro lavoro è già quasi concluso. Arriviamo alle tre settimane di gara con circa il novanta per cento di tutto già preparato.”

Perché il Tour non si improvvisa. Si costruisce durante tutto l’anno. Ogni edizione porta con sé nuove tappe, nuove esigenze, nuovi materiali e nuove idee. Mentre il pubblico aspetta soltanto il via della corsa, negli uffici di Santini si progettano collezioni dedicate ai luoghi simbolo della Grande Boucle, si studiano le grafiche ufficiali, si sviluppano tessuti sempre più performanti e si organizza una macchina operativa che accompagnerà il Tour per tre settimane.

“Ogni anno le tappe sono diverse e realizziamo collezioni dedicate ai luoghi più significativi del Tour de France e del Tour de France Femmes”, raccontano Monica e Paola. “Mesi prima iniziamo già a immaginare le grafiche dell’edizione successiva. Contemporaneamente lavoriamo all’evoluzione tecnologica dei capi destinati ai corridori e organizziamo tutta la parte di hospitality. Accompagniamo gli ospiti durante le tappe, organizziamo ride, workshop dedicati alla community e temporary shop. Quest’anno saremo presenti anche alla Grande Partenza di Barcellona con un pop-up store.”

Ma il vero dietro le quinte del Tour si scopre quando il programma propone una cronometro. Quest’anno l’occasione si presenterà il 21 luglio, 16esima tappa, da Evian les Bains a Thonon les Bains, di 26 km. Mentre milioni di spettatori attendono il via della gara, la macchina Santini si pone al servizio dei corridori. In sella ci sono Raffaella Marini, modellista, e Rosita Zanchi, responsabile del reparto cucito. La loro destinazione, solitamente, è l’hotel dove alloggiano i titolari dell quattro maglie leader della Grande Boucle: oltre alla gialla c’è la verde riservata alla classifica a punti, la bianca per il miglior giovane e l’iconica a “pois” per gli scalatori.

“Partiamo da Bergamo con le nostre due macchine da cucire e raggiungiamo il luogo dove si trova la maglia gialla”, raccontano. “I corridori arrivano per la prova del body che utilizzeranno nella cronometro e noi dobbiamo fare in modo che quella tutina diventi una seconda pelle. Eliminiamo qualsiasi minima piega, qualsiasi arricciatura. Tutto viene realizzato su misura, come in una sartoria, e nella stessa giornata.”

Un lavoro che dura pochi minuti, ma che nasce da mesi di studio. “Il nostro servizio è molto apprezzato perché l’aerodinamicità è fondamentale. Dietro ogni modello c’è uno studio iniziato già l’anno precedente. Anno dopo anno cambiano i tessuti, i materiali, così come la costruzione del modello. È un continuo lavoro di ricerca.”

Il loro è un mestiere fatto di dettagli invisibili. Millimetri. Spilli. Ago e filo. Una piega impercettibile per chi guarda la televisione può trasformarsi in un piccolo ostacolo al flusso dell’aria. Ed è proprio quel dettaglio che loro cercano fino a eliminarlo completamente.

“Il primo anno, il 2021, è stato quello più emozionante”, ricordano Raffaella e Rosita. “Lavoriamo da tanti anni in questo settore, ma il Tour de France è qualcosa di completamente diverso. È tutto enorme. In Francia la corsa è vissuta in maniera incredibile. Sembra che il Paese si fermi per aspettare il passaggio dei corridori. Poi, anno dopo anno, impari a conoscere anche gli atleti.”

E con il tempo nasce anche un rapporto di fiducia. “L’anno scorso il leader è arrivato e ci ha detto semplicemente: ‘Fatemi le stesse modifiche che mi avete fatto lo scorso anno’. Si è fidato completamente del nostro lavoro.”

Quel leader era Tadej Pogačar. Un campione che, lontano dalle telecamere, conserva una semplicità che colpisce chi lavora con lui. “È una persona normalissima. Molto alla mano. Sempre pronta alla battuta e al sorriso. Davvero una persona positiva.”

Ed è proprio con lui che nasce uno degli aneddoti più divertenti raccontati dalle due sarte, che s’intreccia con il dialetto bergamasco. “Durante una prova era rimasta una pieghina minuscola sulla schiena del body. – spiega Raffaella -. Io ho guardato Rosita e, parlando in bergamasco, le ho detto: ‘Bisogna togliere ancora un cincinì’, riferito alla mancanza di un pezzettino piccolissimo. Ci siamo messe a ridere. C’era anche Monica Santini che rideva con noi. Pogačar si è incuriosito e ha chiesto che cosa volesse dire quella parola. Gliel’abbiamo spiegato ed è stato un momento davvero divertente.”

È il paradosso del loro mestiere: passano mesi a inseguire un dettaglio che nessuno noterà mai. Poi arriva Parigi e quel dettaglio, improvvisamente, vale una fotografia destinata a fare il giro del mondo. Al centro? Chiaramente lui, il colore giallo.

Quest’anno il Tour de France regalerà un finale nuovamente spettacolare, con il ritorno del passaggio da Montmartre prima del classico e affascinante arrivo sugli Champs-Élysées. Poi l’Arco di Trionfo, il sole che scende sull’orizzonte e il podio della corsa più importante del mondo.

“I francesi sono bravissimi”, raccontano Monica e Paola Santini. “Fanno sempre in modo che l’ultima tappa si concluda durante il tramonto. Si crea una luce meravigliosa, con i corridori che arrivano sullo sfondo dell’Arco di Trionfo. Anche il momento del podio è unico. E vedere il nostro brand, che poi è anche il nostro cognome, sul gradino più alto della corsa più importante del mondo è sempre un’emozione grandissima.”

Ma, come ogni Tour, anche questo finirà. E mentre i riflettori si spegneranno su Parigi, per Santini si aprirà un’altra corsa, quella del futuro. Il contratto con la corsa francese è in scadenza. Il rinnovo? “Ci stiamo lavorando”, chiosa Monica Santini. “Stiamo valutando anche altre opzioni”. Quali? Lei sorride e lascia cadere un secco ma significativo “Stay tuned”.