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Angelo Natali, precipitato per 50 metri sulla Presolana. La sorella: “Era il mio Peter Pan, sempre sorridente”

Il 74enne è stato ritrovato senza vita lungo un canale della Presolana dopo una caduta durante un’escursione. Il racconto della sorella Donatella tra ricordi, abitudini e una vita interamente legata alla montagna

Curno. “Era il mio Peter Pan”. Donatella Natali fatica a trattenere la commozione, si porta la mano al viso e ancora non riesce a credere che quel sorriso, quella leggerezza quasi da ragazzo, quell’energia che hanno sempre contraddistinto suo fratello Angelo, 74 anni, non ci saranno più. Così come non ci saranno più quei messaggi che le inviava spesso in chat, a volte con una sua foto con la “linguaccia” di fuori, giusto per scherzare, il suo modo abituale per farsi riconoscere e far divertire gli altri.

Nel weekend le aveva detto che sarebbe andato in montagna, per sfuggire al caldo, nei suoi posti, nella sua libertà. Un’abitudine di sempre, che non aveva mai destato preoccupazione. In alta montagna il campo prende poco e, come succedeva spesso, Donatella si aspettava una sua risposta il giorno dopo. Ma questa volta una risposta non è mai arrivata. E nella tarda mattinata di domenica è arrivata la chiamata dei carabinieri di Bratto con la notizia che non avrebbe mai voluto ricevere.

Angelo Natali è stato trovato senza vita nelle prime ore del 28 giugno nella zona del canale Bendotti, sulla Presolana, dopo essere precipitato per circa cinquanta metri durante un’escursione. Era partito il giorno precedente per la montagna, come faceva da oltre quarant’anni.

Donatella era appena tornata dal mare con il marito: “Non riesco ancora a capacitarmene”. Perché suo fratello la montagna ce l’aveva dentro, era il suo ossigeno.

“Spesso non tornava subito a casa, perché lungo i sentieri si fermava a parlare con persone conosciute o incontrate per caso, oppure ai rifugi. A volte rientrava il giorno dopo”, continua Donatella, ricordando un modo di vivere la montagna fatto di libertà, incontri e tempi mai rigidi.

“Ha scalato il Monte Bianco, l’Ortles, il Monte Rosa, le Tre Cime di Lavaredo, le creste più impegnative”. Un’esperienza costruita in decenni di escursioni, tra vette affrontate con costanza e profonda conoscenza dei percorsi.

“Era sempre preparato e attrezzato, attento anche agli altri”. Una cura che, per chi lo conosceva, faceva parte del suo modo di andare in montagna.

Da giovane aveva praticato ciclismo, e il suo idolo era Francesco Moser. Poi la montagna è diventata la sua passione principale, coltivata per una vita intera dopo il lavoro come metalmeccanico alla ABB Sace di Bergamo.

Aveva tanti amici con cui condivideva la passione per la montagna, lo sci e le scalate. La sua presenza portava lo stesso spirito anche nei momenti quotidiani, come le soste al bar Mirò, sulla strada delle Crocette di Curno, a pochi passi dalla casa dove viveva con il figlio Luca.

A Curno, nello stesso stabile, la quotidianità era condivisa in famiglia: Angelo viveva al piano superiore con il figlio Luca, mentre Donatella abitava sotto. Una vicinanza fatta di presenza costante e gesti semplici.

In questo intreccio di abitudini e vicinanza si inserivano anche altri legami più quotidiani: il maltese Rolly, il cagnolino di Donatella, di cui Angelo si prendeva cura quando lei non c’era, e la pronipote di pochi anni, per la quale aveva da poco montato con dolcezza un dondolo.

Rimarrà il ricordo di quell’energia costante, di una vita vissuta con intensità e passione. “Le persone gli dicevano: ‘Come fai ad essere sempre così energico?’”. Angelo era questo: una presenza viva, instancabile, capace di trasmettere vitalità ovunque andasse. Immagini che resteranno indelebili per tutti coloro che gli hanno voluto bene o con il quale hanno condiviso anche una semplice chiacchierata in mezzo al verde delle montagne.

La salma si trova alla Casa del commiato di Ponte San Pietro. I funerali si svolgeranno mercoledì alle 9 nella chiesa parrocchiale di Curno.