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Un uomo con un detonatore irrompe in una tavola calda affollata, proclamando di venire dal futuro. Prima che il tempo scada, deve reclutare un gruppo di clienti del ristorante chiaramente impreparati per fermare l’imminente apocalisse dell’intelligenza artificiale e salvare l’umanità dai pericoli dei social network

Titolo: Good Luck, Have Fun, Don’t Die
Titolo originale: Good Luck, Have Fun, Don’t Die
Regia: Gore Verbinski
Paese di produzione / anno / durata: Germania, Stati Uniti /2025 / 134 min.
Sceneggiatura: Matthew Robinson
Fotografia: James Whitaker
Montaggio: Craig Wood
Musica: Geoff Zanelli
Cast: Sam Rockwell, Juno Temple, Haley Lu Richardson, Michael Peña, Zazie Beetz
Produzione: 3 Arts Entertainment, Blind Wink Productions, Constantin Film, Robert Kulzer Productions, WAM Films
Distribuzione:Vertice 360
Programmazione: UCI Cinemas Orio

Impossibile non pensare a “Black Mirror” o alle creazioni grottesco-cibernetiche di Terry Gilliam dopo la visione di “Good Luck, Have Fun, Don’t Die”, nuovo film di Gore Verbinski, al cinema dal 25 giugno.

Una creazione sci-fi distopica con la quale il regista di “The Ring” e dei primi episodi di “Pirati dei Caraibi” riflette sui pericoli dell’intelligenza artificiale e dell’utilizzo compulsivo dei social network. Un’ossessione che emerge già dall’ottimo inizio, prima che un senzatetto stralunato, con impermeabile trasparente pieno di cavi ed un detonatore (un ottimo Sam Rockwell), entri in una tavola calda di Los Angeles. Una vera e propria irruzione, in cui proclama di venire dal futuro (ritenta la sua missione per la 117° volta) per provare a fermare un’imminente apocalisse provocata dall’intelligenza artificiale: deve impedire che questa venga creata da un bambino e che renda gli uomini simili a zombie informatici. Recluta così alcuni clienti, per formare una squadra: due insegnanti (Michael Peña e Zazie Beetz), una donna divenuta allergica alle strumentazioni tecnologiche (Haley Lu Richardson), un’altra alle prese con l’elaborazione di un lutto (Juno Temple), ed uno scettico (interpretato da Asim Chaudhry). Tutto, naturalmente, sembra essere contro di loro, dagli scettici agli adolescenti ormai rapiti dai social network, fino ai mostri dell’algoritmo (a partire dagli onnipresenti gattini) che prendono corpo nel mondo “reale”.

Pur dialogando molto con i canoni della fantascienza, sempre più vicina alla contemporaneità reale, la pellicola di Verbinski ragiona molto sulla realtà, sui suoi canoni di perfezione e di abitabilità che non sembrano essere più appannaggio del mondo, quanto di una realtà alternativa. Un mondo che, anche attraverso il meccanismo dei flashback per raccontare il vissuto dei personaggi, riporta (anche troppo) ai frammenti fantascientifici in dialogo con l’attualità di “Black Mirror” ed anche alla simulazione digitale che replica la realtà di “Matrix”, attraverso però un meccanismo satirico che si avvicina al grottesco di Gilliam.

Lo stile videoludico di un metaverso che collassa su sé stesso guarda infatti ad una società incapace di reagire, di dare una direzione ad una strumentazione ormai fuori controllo, con adulti deboli in balia delle proprie emozioni e che non riescono più ad esprimersi nel confronto tra generazioni. Si torna a riflettere, quindi, anche sulla clonazione e sulle stragi nelle scuole, con la tecnologia a fare da surrogato del reale, fino a sostituirsi ad esso. Verbinski punta il dito, però, non tanto verso la tecnologia, quanto verso una società incapace di prendere coscienza delle reali possibilità, ma anche dei pericoli a cui va incontro. Una critica che però, a volte, risulta approssimativa, senza riuscire a dare una direzione ben definita all’analisi del regista. Rimane però un immaginario ben codificato, che guarda al futuro per parlare al presente, ai suoi contemporanei. La distopia di Gilliam guarda infatti ad una perfezione ormai perduta, ad un anelito che ormai non smuove più l’umanità. Un’umanità persa, tra realtà virtuali ed in visori in cui ritrovare comodamente la realtà desiderata, un mondo utopico che rimane però idealizzato, attraverso una realtà virtuale che trascina l’umanità alla deriva.

good luck