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House of the Dragon 3, è il ritorno che aspettavamo

Dopo una seconda stagione interlocutoria, House of The Dragon torna a mostrare muscoli, fuoco e draghi

ATTENZIONE! SPOILER SULLA 3X01 DI HOUSE OF THE DRAGON

A fine agosto 2022, l’arrivo di House of The Dragon ci fece molta paura. Game of Thrones era terminata tre anni prima, lasciando scontenti una buona fetta di fan storici, ed era diffuso il timore che uno spin-off rischiasse di rovinare ulteriormente il ricordo di quella che, comunque, rimane una delle serie tv più importanti degli anni Dieci.

A sorpresa, la prima stagione di House of The Dragon si rivelò invece un gran bel pezzo di televisione. Non diventò, né poteva diventare, un fenomeno come la serie madre, ma fu comunque, per davvero, “Game of Thrones”. Quel livello di scrittura, di messa in scena, di interpretazione, e pure più piena di draghi, per motivi strettamente narrativi.

A quel punto, la speranza per la seconda stagione montò molto più robusta, e fu in piccola parte delusa da otto episodi sempre di ottimo livello produttivo, ma meno appassionanti e più preparatori.

Insomma, siamo arrivati all’inizio della terza stagione (disponibile su Hbo Max, Sky e Now), giunta due anni dopo la seconda e quattro anni dopo la prima, con un misto di aspettativa e timore, consci che House of The Dragon è una signora serie tv, ma anche poco inclini a farci trasportare da un entusiasmo senza riserve. Però oh, se questo è l’inizio, possiamo rallegrarci.

La seconda stagione della serie muoveva i pezzi sulla scacchiera in vista di una futura esplosione della guerra civile, dividendo le forze in campo nello scontro fra Rhaenyra e Aemond (e relativi parenti, amici, draghi). Nel farlo, offriva un bel racconto di strategia politica, ma non riusciva a essere sempre impattante come avrebbe voluto, e faceva macerare un po’ troppo alcune trame che avrebbero meritato uno sviluppo migliore (su tutte, Daemon bloccato a Harrenhal ad avere visioni e rimuginare sul suo ruolo nella faida).

Tuttavia, proprio quella preparazione ha portato a un esordio della terza stagione in cui, effettivamente, eravamo già pronti a partire col piede sull’acceleratore, e così è stato fatto. In termini di azione pura, l’episodio è dominato dalla battaglia navale fra la flotta di Corlys e i soldati della Triarchia, in cui ritroviamo anche la carismatica Sharako Lohar, reclutata la scorsa stagione da Tyland Lannister.

Le tensioni decennali fra Corlys e Lohar fanno da cuore pulsante di uno scontro che è cinema vero, fra navi in fiamme, speronamenti, attraversamenti di stretti pericolosi, e l’intervento dei draghi che tutto incendiano. Sono i draghi di Jace e Baela, che si sono ribellati agli ordini di Rhaenyra per andare a combattere credendo di essere invincibili, e trovando invece nemici agguerriti e pure gli involontari bastoni fra le ruote della sprovveduta Rhaena, pure lei mossa da velleità di protagonismo, ma per nulla pronta a sostenerle.

house of dragon

Il risultato è un finale già da Game of Thrones, con la brutta morte di Jace e del suo drago. Dico “da Game of Thrones” non solo per il fatto in sé che muore un personaggio importante, e molto legato ai protagonisti della storia, ma anche per il modo in cui avviene: con il drago morto e Jace apparentemente salvo, che proprio in un momento di relativa sicurezza (o almeno così ci pare, cinematograficamente parlando) viene colpito da diverse frecce tirate da una nave nemica.

Terminare un episodio dopo una battaglia del genere, ricchissima in termini produttivi ma anche sporca e cattiva dal punto di vista della ferocia e dell’animosità, è un modo eccezionale per ripagarci di qualche attesa di troppo della seconda stagione, lasciandoci pieni di desiderio per la seconda puntata.

Ma non c’è solo questo, perché il ritorno di House of The Dragon si porta anche dietro un consapevole elemento di caos, di disordine, che sembra quasi voler simboleggiare l’impossibilità di governare la violenza e la follia una volta che sono state liberate, a prescindere dal livello di preparazione precedente.

Così abbiamo un ragazzo che muore per troppo ardimento, ma anche il bacio di Aemond alla madre Alicent, sensuale al punto giusto per farci venire i brividi di disagio lungo la schiena. Stesso discorso per l’elemento comico dell’episodio, cioè la scarsa disciplina dei più recenti cavalieri di draghi, Ulf, Hugh e Addam. Per non parlare della stessa Lohar, sostanzialmente ingovernabile da parte di Tyland, o di Aegon, fuggito insieme a Larys ma subito ricatturato per sua incapacità di non essere un arrogante borioso.

Oltre alla pura azione e al dispiegamento delle tattiche e delle strategie, dunque, c’è un costante senso di precarietà, l’impressione che l’apparente scontro fra intelligenze dei potenziali regnanti possa essere costantemente mandato zampe all’aria dal caso o dall’incompetenza di un solo uomo. Il che, naturalmente, si traduce in una più spiccata imprevedibilità della trama e, se tutto va bene, in un maggiore divertimento nostro.

Prima dell’uscita della serie, Warner mi aveva mandato quattro episodi da visionare, come capitato ad altre testate. Non ne ho voluti vedere quattro, perché nessuno mi paga per sta roba, e non mi volevo rovinare la piacevolezza della visione settimanale. Però ho guardato il secondo, e senza dirvi niente confermo che è ancora una puntata di alto livello, così come dovrebbero essere le altre, almeno a giudicare da altre opinioni di testate autorevoli apparse in rete.

Insomma, House of The Dragon pare tornata davvero in forze, aiutata da una lunga e non sempre facile preparazione, da cui però ora si possono trarre frutti succosi, che commenteremo settimana per settimana nel podcast Salta Intro, che sempre vi consiglio di ascoltare, perché lo registro con tanto ammmore.

Quindi tutto perfetto, preciso, niente criticità? Di base sì, tutto bene, anche se naturalmente il singolo gusto potrà apprezzare di più o di meno la singola scena. In compenso, credo di poter parlare per una buona fetta di spettatori e spettatrici, se dico che House of The Dragon un problema ce l’ha, e non riguarda solo o soprattutto il suo contenuto, quanto la sua struttura calata nel contesto distributivo.

Per dirla in modo meno macchinoso: io sono arrivato alla terza stagione che mi ricordavo pochissimo, e con questo franchise le storie sono tante, i personaggi di più. Ho guardato il primo episodio stagionale prendendo appunti per ricordarmi tutto in previsione di questo articolo e del podcast, ma più di una volta mi sono dovuto rivolgere all’IA per chiedere “scusa, mi ricordi chi diamine è sto tizio?”

Non ne vado molto fiero, ma nemmeno mi vergogno: nel mondo iperstimolato in cui viviamo, in cui comincio ad avere un’età, mantenere memoria precisa di una trama così articolata, vista due anni fa, non è sempre semplice. Né la sceneggiatura può diventare così didascalica da fornirci una costante stampella per rimetterci in pari, anche se sono sempre contento quando un personaggio decide di chiamarne un altro per nome.

È giusto e/o inevitabile che per vedere la terza stagione di una serie sia necessario fare un rewatch delle prime due o “fare i compiti” con riassunti e intelligenze artificiali? Non credo sia questione di giusto e sbagliato, e per una saga come quella ideata da George R. R. Martin un elemento di complessità è da tenere in conto.

Non riuscirei a giudicare una persona che, non volendo impegnarsi così tanto per una serie tv, arrivasse a dire “sai che c’è, andate al diavolo te e i draghi”. Allo stesso tempo, dopo aver visto questi due episodi come Alessandro Barbero potrebbe guardare un manoscritto del Trecento, dico anche che sì, c’è un elemento di fatica, ma almeno in questo inizio vediamo ripagati. Ci risentiremo sicuramente qui anche per il finale di stagione, e se volete commenti settimanali, come detto, ci sentiamo nel podcast.


Diego Castelli - Serial Minds

Diego Castelli nasce a Milano nel 1982 e non ha memorie d’infanzia che non siano legate a film, serie tv, romanzi, videogiochi. Da oltre quindici anni costruisce palinsesti a Mediaset in qualità di Channel Manager. Nel 2010 fonda serialminds.com, sito di riferimento per gli appassionati di serie tv. Per Bergamonews cura una rubrica di recensioni sui nuovi prodotti dell’industria.