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Ddl Caccia, il Senato approva: scontro totale tra gestione della fauna e protesta ambientalista
Foto di Sebastian Pociecha su Unsplash

Il Senato dà il primo via libera al disegno di legge: per la maggioranza e il mondo venatorio è un aggiornamento necessario alla gestione del territorio, mentre gli ambientalisti denunciano una pericolosa deregulation che minaccia la biodiversità

Bergamo. La discussione attorno alla modifica della legge 157/1992 sta accendendo un dibattito politico e sociale senza precedenti. Con il primo via libera arrivato dal Senato, il disegno di legge che punta a riscrivere le regole dell’attività venatoria in Italia evidenzia una profonda polarizzazione: da un lato i promotori, che difendono la necessità di aggiornare una normativa ferma da oltre trent’anni per rispondere alle nuove emergenze del territorio; dall’altro le associazioni ambientaliste, pronte a dare battaglia contro quello che definiscono un attacco frontale alla tutela della biodiversità.

Il fronte del sì: “Le regole attuali sono superate, serve equilibrio”

I sostenitori del provvedimento partono da un’analisi concreta: il contesto ambientale e faunistico italiano è profondamente mutato rispetto al 1992, e l’elevato tasso di antropizzazione richiede oggi interventi più mirati. A delineare la situazione sul territorio è Michele Schiavi, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, che definisce la riforma un provvedimento atteso da molto tempo a causa di una legge rimasta invariata per più di 30 anni. Secondo Schiavi, la forte crescita della fauna selvatica sia in montagna che in pianura – con il caso emblematico del numero di cervi a Bergamo – richiede risposte concrete: “La fauna selvatica ha un disperato bisogno di una gestione. Oggi viviamo in un territorio fortemente antropizzato, ed è fondamentale intervenire non solo per proteggere l’equilibrio della stessa fauna e della biodiversità, ma anche per salvaguardare gli animali da allevamento, l’agricoltura e l’intera economia rurale. In questo contesto, la figura del cacciatore diventa una risorsa utile e di supporto allo Stato per gestire questo aspetto”.

Della stessa opinione è il consigliere regionale lombardo Alberto Mazzoleni, che difende l’equilibrio del testo e l’assoluta urgenza di una pianificazione faunistica per prevenire il proliferare di epidemie e garantire la sicurezza nelle zone montane: “Quando si verifica una sovrappopolazione in montagna, come anche nelle nostre montagne, i danni sono inevitabili. Pur nutrendo il massimo rispetto per la sensibilità di chi è contrario a qualsiasi intervento sugli animali, dobbiamo prendere atto della realtà; questa legge rappresenta un ottimo punto di caduta e una risposta adeguata alle sfide del nostro tempo”.

“Sì alla gestione, ma stop alle strumentalizzazioni”

Nel dibattito si inserisce anche la posizione di Michele Bornaghi, presidente di Federcaccia Bergamo, che si esprime sugli aspetti d’interesse per il mondo venatorio:

“Innanzitutto, il testo approvato al Senato non costituisce una riforma organica. Ci sono però due aspetti che sono di particolare interesse per noi cacciatori. Il primo è di natura ideale, in quanto la caccia viene finalmente riconosciuta come attività di gestione della fauna selvatica; il secondo, di valenza sostanziale, prevede la possibilità per il cacciatore di praticare più forme di caccia. Il superamento delle forme di caccia in via esclusiva consentirà l’esercizio venatorio per ogni cacciatore in zona alpina come in pianura, sia da appostamento fisso che in forma vagante. In questo modo sarà più agevole tutelare la biodiversità e prevenire i danni all’agricoltura, i cui costi altrimenti graverebbero sulla collettività. Stento quindi a comprendere l’eccessiva attenzione mediatica verso queste modifiche, se non al solo fine di una mera azione di propaganda contro la caccia. Su questo provvedimento si sono accesi i riflettori della strumentalizzazione. Ad esempio, è stata stralciata dal disegno di legge la possibilità di caccia allo stambecco, lasciando quasi intendere che, laddove fosse inserito tra le specie cacciabili, sarebbe divenuto oggetto di un prelievo indiscriminato. Si deve invece sapere che il prelievo degli ungulati già oggi è attuato a livello regionale solo in forza di rigorosi censimenti e relativi pareri rilasciati dall’Ispra, sempre in un’ottica di prelievo selettivo per la corretta gestione delle varie specie”.

Le voci fuori dal coro nel centrodestra: la critica sulle sanzioni

Nonostante la compattezza della maggioranza nel voto parlamentare, emergono alcune perplessità interne allo stesso schieramento riguardanti la severità delle sanzioni pecuniarie introdotte per le irregolarità formali.

È il caso di Pietro Macconi, consigliere regionale di Futuro Nazionale, che pur sostenendo l’impianto generale solleva forti dubbi sulla scelta di inasprire i controlli burocratici: “Condivido l’impianto generale del provvedimento, ma l’impressione è che, nel tentativo di mostrare il pugno duro, si sia deciso di colpire pesantemente anche chi commette delle semplici infrazioni formali o di lieve entità. Questo inasprimento sproporzionato delle multe è decisamente la parte meno convincente dell’intera riforma”.

Il muro dell’associazionismo ambientalista: “Un danno irreparabile alla natura”

Di segno opposto, la reazione del mondo ambientalista e animalista, che ha espresso il proprio fermo dissenso organizzando un partecipato sit-in di protesta a Roma. Per le associazioni, la semplificazione delle modalità di caccia si tradurrà in una deregulation pericolosa per la fauna e per la sicurezza dei cittadini.

A esprimere una condanna durissima nei confronti del provvedimento è Elena Ferrario di Legambiente, che ribalta la narrativa della gestione faunistica spostando l’accento sulle reali conseguenze ecologiche e paventando il rischio di pesanti sanzioni comunitarie. Ferrario evidenzia lo scollamento totale della riforma con le reali necessità dettate dalla crisi climatica, la quale ha già ridotto drasticamente la capacità riproduttiva delle specie:

“Si tratta di un atto grave che toglie vincoli in modo del tutto incomprensibile, un voto che rappresenta una vera violenza nei confronti della natura. Dietro la narrativa della caccia come attività benefica per l’ecosistema e dei cacciatori come custodi della biodiversità, si cela infatti una realtà ben diversa: le aree protette vengono considerate un problema e non una risorsa. Il quadro attuale prevede l’apertura della caccia nelle aree demaniali, l’ampliamento delle specie cacciabili, il prolungamento della stagione venatoria e la deregolamentazione dei richiami vivi. Si assiste inoltre all’eliminazione del ruolo tecnico-scientifico dell’Ispra, un ente che riteniamo invece indispensabile per avere il quadro ambientale e faunistico corretto. In questo modo la natura viene mercificata e persino offerta ai cacciatori stranieri, mentre chi protesta contro gli abbattimenti rischia pesanti sanzioni. Con i mutamenti climatici in corso bisognerebbe proteggere la fauna dalla pressione venatoria, non esporla a ulteriori rischi”.

Una netta opposizione condivisa a livello territoriale anche da Silvana Nembrini di Lipu Bergamo, che contesta duramente la direzione intrapresa dalla politica:

“Il voto al Senato è una violenza inaccettabile nei confronti della natura e degli animali selvatici, contrario alla volontà della stragrande maggioranza degli italiani, alle evidenze scientifiche e alla sicurezza delle persone. È un grave arretramento nella tutela della fauna e un provvedimento che rappresenta un regalo a una minoranza di cacciatori. Il conto lo pagheranno gli animali e i cittadini, espropriati del diritto di vivere la natura in libertà. Ora la battaglia si sposta alla Camera: il governo non può continuare a ignorare una protesta sempre più forte che unisce associazioni, scienza e milioni di cittadini. Questa mobilitazione non deve fermarsi, ma intensificarsi; all’impegno dei senatori di opposizione si deve ora aggiungere lo sforzo dei deputati disposti a combattere per una natura di tutti, anziché prigioniera dei capricci di pochi”.

Il primo passaggio parlamentare si chiude così lasciando sul tavolo uno scontro aperto e irrisolto. L’attenzione si sposta adesso alla Camera dei deputati, dove il testo si presenterà alla seconda lettura e le opposizioni cercheranno di fare leva sulle perplessità tecniche della stessa maggioranza per emendare il disegno di legge.