Bergamo
Nei Giardini PwC dell’Accademia Carrara fiorisce l’arte contemporanea
L’inaugurazione della nuova installazione di Chiara Camoni ha dato il via al progetto “Figure del paesaggio”. Una donna e una leonessa vegliano da oggi sugli spazi esterni del museo
Una donna e una leonessa vegliano da oggi sui Giardini PwC dell’Accademia Carrara. Con l’inaugurazione della nuova installazione di Chiara Camoni prende avvio “Figure nel paesaggio”, il progetto che porterà l’arte contemporanea negli spazi esterni del museo attraverso una serie di interventi destinati a dialogare con la collezione storica e con il contesto urbano. Quella appena presentata è la prima tappa di un percorso che proseguirà nei prossimi anni con altre opere già previste, “Verso il cielo, Personae” di Paolo Icaro e “Il Pastore fiorito” di Alessandro Pessoli, oltre che con la ricollocazione delle sculture di Marte e Minerva appartenute a Giacomo Carrara, attualmente oggetto di restauro.
Il tema scelto da Camoni è quello della Forza. Una forza intesa come relazione tra due figure archetipiche che richiamano l’iconografia tradizionale della carta dei Tarocchi dedicata alla Forza, reinterpretandola però in chiave tutta femminile e rituale. Al posto dello scontro tra umano e animale emerge l’idea di una magica convivenza, di una prossimità istintiva che cerca nell’altro una forma di primordiale completamento.
Le sculture, modellate in gres nero, si stagliano silenziose tra gli alberi, in forme volutamente arcaiche, e sembrano emergere dal sottosuolo ancora incrostate di terra, come reperti archeologici dissepolti dalla memoria profonda del luogo. È forse in questa dimensione epifanica che il lavoro trova il suo aspetto più convincente: non tanto nel simbolo dichiarato della forza, quanto nella capacità delle due figure di abitare lo spazio con una loro straniante autonomia.
L’intervento bergamasco arriva in un momento particolarmente significativo della carriera dell’artista piacentina. Camoni è infatti protagonista in questi giorni del Padiglione Italia della Biennale di Venezia, dove presenta un articolato progetto espositivo costruito attorno a grandi figure in terracotta, architetture, oggetti e relazioni. Nella mostra veneziana la scultura si configura come pratica collettiva, sedimentazione di gesti, intreccio tra natura, memoria e comunità. Temi che riaffiorano anche nei giardini della Carrara, seppure in una forma più raccolta e contemplativa.
Non è casuale, del resto, che il museo abbia scelto di inaugurare il nuovo programma con un’artista la cui ricerca si muove costantemente tra tradizione e contemporaneità. Le sue figure sembrano guardare tanto alla storia della scultura novecentesca quanto a una sensibilità profondamente attuale, attenta ai rapporti tra essere umano, ambiente e dimensione collettiva dell’esperienza.
L’inaugurazione è avvenuta alla presenza delle autorità cittadine che hanno sottolineato “la valenza plurale dei Gairdini Pwc, non solo luogo di ristoro e di sosta ma anche luogo di riflessione, attivatore di conoscenza e di incontri, oltre che di raccordo tra città alta e città bassa”
La sindaca Elena Carnevali ha voluto sottolineare l’importanza di un’iniziativa “capace di esprimere continuità nella ricerca e nel cambiamento”, in riferimento anche al raccordo tematico con la mostra dei Tarocchi, recentemente conclusasi con grande successo di pubblico. La sindaca ha espresso soddisfazione per il lavoro di squadra del cda della Carrara, capace di intercettare e di scegliere Chiara Camoni prima ancora che l’artista divenisse, quest’anno, protagonista del padiglione Italia in Laguna.
“Un progetto a trazione femminile” ha rimarcato l’assessore Sergio Gandi, “non solo perché donne sono le artefici dell’iniziativa ma anche perché femminili sono le figure rappresentate da Camoni”. “E’ un’esperienza interessantissima che mi ha conquistato, un modo intelligente per valorizzare un luogo pensato per i cittadini oltre che per valorizzare il nostro patrimonio culturale. Questo giardino è ora una sala espositiva a tutti gli effetti: un’operazione di grande apertura, interesse, ottimismo per il futuro della nostra istituzione artistica”.
Esprime soddisfazione anche Angelo Loda della Soprintendenza APAB di Bergamo e Brescia: “Questo è un museo bellissimo e vivo e le sculture che abbiamo selezionato per il progetto Figure nel paesaggio entrano in rapporto col patrimonio storico. Saranno anche ristrutturate due sculture antiche, Marte e Minerva, e il dialogo tra natura, antico e moderno sarà incantevole”.
Nell’ambito della presentazione al pubblico del gruppo scultoreo, le curatrici Maria Luisa Pacelli ed Elena Volpato hanno condiviso la loro visione di un’arte che attraverso la materia riesce a collegare il presente e il passato, rispettando la storia dell’arte e mettendo in prossimità dialettica opere di secoli diversi. “Chiara Camoni con la sua arte riesce a scavalcare la storia, a creare qualcosa che è a valle della storia dell’arte e in qualche modo anche a monte, tant’è che è a suo agio anche con l’archeologia, a cui si relaziona non in modo erudito ma istintivo: Chiara ci riporta indietro di millenni con quel grumo di terra tra le dita della donna e tra le fauci della leonessa, è come si ci raccontasse così le origini di ogni forma plasmata. Rispetto alla storia dell’arte, riesce a starne fuori e a tenerla tutta dentro”.
L’artista, nell’illustrare con suggestione il processo creativo che l’ha portata alla realizzazione dell’opera “La Forza” , ha illustrato la tecnica “del colombino per cui si comincia a plasmare dal basso e la visione finale non arriva che all’ultimo”, motivo per cui è nel processo che lei trova la ragione vera di ciò che sta facendo. Si tratta di un modus operandi che richiede di ridefinire il percorso e di rompere con gli schemi acquisiti, per cui il lavoro concluso porta il segno tangibile di un’inquietudine che si fa forma. “Se si ama profondamente qualcosa, forse da dentro la si può anche un po’ rompere o spostare: tant’è che il leone della tradizione è diventato una leonessa, l’atto di chiusura delle figure è diventato un atto di apertura, la configurazione del giardino è un po’ cambiata strada facendo, ma tutto si è trasformato in un dialogo intimo tra me e la materia. E’ un po’ come essere funamboli, il controllo c’è, però bisogna continuamente contrattare. Alla fine ho dato fiducia alle opere e mi sono detta: se c’è qualcosa lì dentro sarà in grado di resistere ai cambiamenti del contorno”.
Con “La Forza” prende così avvio un nuovo capitolo per i Giardini PwC dell’Accademia Carrara, chiamati nei prossimi anni a diventare uno spazio permanente di confronto tra patrimonio storico e ricerca contemporanea.


