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Temperature oltre 3 °C sopra la media storica, ecco quanto si sono scaldati i Comuni bergamaschi
Photo Getty Images

I dati Copernicus analizzati da Il Post mostrano un aumento diffuso, dal capoluogo alle valli. Il climatologo Mercalli: “Lo ripetiamo da trent’anni”, l’assessora Ruzzini: “Dobbiamo rinaturalizzare la città”

L’aumento delle temperature non riguarda solamente le città o le aree più urbanizzate, ma interessa in modo diffuso anche le valli, la pianura e le zone dei laghi. Un fenomeno che trova conferma anche in Bergamasca, dove tutti i principali territori registrano oggi dati medi sensibilmente superiori rispetto al passato.

Il progetto Era5-Land del Copernicus Climate Change Service, il servizio dell’Unione Europea che monitora il clima terrestre, fornisce dati che testimoniano l’aumento delle temperature medie rispetto al passato. Attraverso modelli di calcolo, il progetto ricostruisce le condizioni climatiche del suolo in tutta Europa: i valori medi, disponibili per quasi tutti i Comuni italiani, sono stimati in base alla posizione geografica con una risoluzione di 11 chilometri. Per questo motivo, località molto vicine tra loro condividono talvolta le stesse rilevazioni.

Il 24 giugno il quotidiano online Il Post ha pubblicato un’infografica che mostra l’andamento delle temperature medie mensili nei Comuni. I dati del 2026, rilevati tra gennaio e il 18 giugno, sono stati confrontati con la media in una finestra temporale trentennale, dal 1961 al 1990. “Un periodo – scrive Il Post – usato dai climatologi come riferimento per misurare la variazione della temperatura media”.

Dall’infografica de Il Post abbiamo estrapolato i dati relativi a cinque Comuni bergamaschi: Bergamo, Treviglio, Zogno, Clusone e Lovere. Una scelta che consente di restituire una fotografia delle diverse aree del territorio provinciale: dalla pianura al capoluogo, passando per la Val Brembana, la Val Seriana e il Sebino.

In tutti e cinque i centri selezionati la temperatura è aumentata di almeno 3 °C rispetto ai valori storici. Zogno registra l’incremento medio più elevato, +3,4 °C, mentre Clusone presenta lo scarto mensile più marcato: ad aprile 2026 la temperatura è stata superiore di 4,9 °C rispetto alla media dello stesso mese nel periodo di riferimento. A Bergamo, invece, l’aumento medio degli ultimi decenni è di 3,3 °C e il divario più significativo è stato registrato a febbraio, con +4,2 °C.

Numeri che risultano coerenti con le previsioni dei climatologi. “L’aumento della temperatura è omogeneo su tutta la penisola, in linea con quanto la comunità scientifica sostiene da almeno trent’anni – osserva Luca Mercalli, tra i più noti climatologi italiani – Ondate di calore più frequenti e più durature non rappresentano un’anomalia, ma la nuova normalità”.

Il presidente della Società Meteorologica Italiana e direttore della rivista Nimbus invita però a leggere i dati con attenzione. Gli scarti evidenziati dai modelli Copernicus non indicano le temperature assolute, ma l’anomalia rispetto alla media storica. “Aprile è stato un mese con un fortissimo scostamento positivo – spiega Mercalli -, anche se ce ne siamo accorti relativamente poco: non erano 40 °C, erano 25 invece di 19”. Un caldo che il termometro non urla, ma che il clima registra.

Luca Mercalli - Molte fedi Il climatologo Luca Mercalli

Proprio per questo motivo Mercalli sconsiglia di utilizzare questi dati in termini assoluti. I modelli satellitari lavorano su grandi superfici di territorio e non catturano le sottigliezze locali, mentre per avere una statistica più precisa servirebbero i dati storici delle centraline meteorologiche. “Tutti i territori si stanno riscaldando in modo simile e non emergono differenze significative nel trend – sottolinea -. Le decisioni politiche dovrebbero basarsi su una comprensione strutturale del fenomeno del riscaldamento globale”.

L’ondata di calore che sta stringendo la Bergamasca nella propria morsa si inserisce proprio in questo quadro. Anno spartiacque fu il 2003, quando una straordinaria anomalia termica colpì l’Europa nella prima metà di agosto, segnando record di temperatura in numerose città del continente. Da allora, eventi di questo tipo sono diventati progressivamente più frequenti.

Il caldo intenso non darà tregua a città e provincia neanche nel weekend ormai alle porte: le temperature di questi giorni sono anche di 10° C oltre la media del periodo. Secondo le previsioni di Arpa Lombardia, da lunedì è attesa una graduale diminuzione delle temperature.

Se il quadro climatico appare ormai consolidato nei numeri e nelle tendenze di lungo periodo, la sfida si sposta sempre più sulle città e sulla loro capacità di adattamento. “In alcuni centri, come Parigi, si vedono già gli effetti di politiche che nel tempo hanno contribuito a rallentare la crescita delle temperature”, osserva Oriana Ruzzini, assessora all’Ambiente del Comune di Bergamo.

Le strategie di adattamento urbano al riscaldamento si muovono lungo due direttrici principali. La prima riguarda la riduzione delle isole di calore, cioè quelle porzioni di città in cui la temperatura è più alta a causa della forte presenza di superfici impermeabili e della scarsa vegetazione. Grazie al progetto Mafis, in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Europea, Palazzo Frizzoni ha mappato le aree cittadine più esposte al calore tramite rilievi satellitari.

“Alcuni interventi sono già stati avviati – aggiunge Ruzzini -. È il caso di via Ghislandi e di via Isabello, inserita nel progetto delle ‘Strade Verdi’. L’obiettivo è ridurre le superfici asfaltate e favorire la rinaturalizzazione degli spazi urbani. Un processo lento ma necessario, che dovrebbe coinvolgere anche i privati attraverso la diffusione di rain garden e corridoi ecologici nei nuovi interventi edilizi”.

La seconda direttrice riguarda invece i cosiddetti rifugi climatici, spazi in grado di offrire sollievo durante le ondate di calore. “Ogni città interpreta questo concetto in modo diverso”, riflette Ruzzini, che chiarisce la propria visione: “Dovrebbero essere aree aperte e naturali. Non penso a centri commerciali o spazi chiusi: non si può immaginare di spostare le persone in ambienti artificiali per trovare fresco”.

Il Comune ha già individuato una rete di isole di freschezza, composta soprattutto da parchi e giardini pubblici. Secondo le stime comunali, circa l’85% dei cittadini ha uno spazio verde raggiungibile in pochi minuti a piedi. “In prospettiva vorrei entrare nei quartieri per capire quali siano i luoghi percepiti come più freschi dai cittadini – sottolinea l’assessora -. Il comfort termico non dipende solo dal verde, ma anche da altri fattori: la presenza di edifici che creano ombra, i materiali delle strade, i corridoi d’aria”.

La sfida politica, conclude, è quella di “rimuovere tutti gli ostacoli alla depavimentazione della città”, accelerando un processo di trasformazione urbana che riguarda tanto gli spazi pubblici quanto quelli privati.