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Un talento mondiale per l’Atalanta: Alajbegovic, l’asse con Kolasinac e l’esplosione con la Bosnia
Foto Getty

Il ‘tradimento’ al Colonia per passare al Bayer Leverkusen, poi la crescita sotto età e la stagione a Salisburgo che ha cambiato la sua prospettiva. Lo cerca mezza Europa, ma il suo club lo ha blindato. E intanto lui si gode l’ottimo percorso al Mondiale, dove ha segnato e illuminato il percorso della sua nazionale

Per inquadrare Kerim Alajbegovic potrebbero essere sufficienti due istantanee della sua breve, ma incredibilmente intensa carriera. La prima è l’assist nella semifinale dei playoff di qualificazione Mondiale contro il Galles, un corner al bacio con il destro recapitato precisamente sulla testa di Edin Dzeko, una leggenda vivente del calcio bosniaco di ventun anni e mezzo più grande di lui, che ha segnato il gol dell’1-1, antipasto della vittoria ai calci di rigore sigillata dal penalty decisivo dello stesso classe 2007. Il secondo momento, invece, è un altro rigore, quello nella serie finale contro l’Italia, il terzo della Bosnia, al quale sono seguiti l’errore di Cristante e il gol di Bajraktarevic che ha ghigliottinato ancora una volta i sogni azzurri: a 18 anni ha avuto la personalità di ripresentarsi sul dischetto e non ci ha pensato due volte a sbattere il pallone all’angolino basso spiazzando Donnarumma e concedendosi anche un rincorsa rallentata per guardare il miglior portiere del mondo prima di mandare il pallone dalla parte opposta.

Molto spesso nel calcio l’età è davvero soltanto un numero. Si tratta certamente del caso del talento nato in Germania, a Colonia, ma da genitori bosniaci: papà Semin oggi è il suo agente ed è stato un calciatore dilettante nelle serie minori tedesche. Kerim invece ha un altro dna. Tanto che già a 6 anni faceva parte del settore giovanile dell’FC Köln, la squadra principale di Colonia. A 13 anni però ha preso la decisione di spostarsi una ventina di chilometri più a nord lungo il Reno e unirsi al Bayer Leverkusen, convinto da un progetto tecnico che lo ha posto al centro e accelerato la sua crescita in maniera esponenziale, lanciandolo sempre sotto età in ogni categoria fino all’Under 19, facendo anche qualche comparsata in panchina sotto la gestione di Xabi Alonso, che lo ha spesso coinvolto anche negli allenamenti con i grandi.

D’altronde, si sa, a Leverkusen l’abitudine a fare esordire i talenti già da giovanissimi è sempre presente. Basterebbe pensare alla celebre storia di Kai Havertz, oggi punta titolare della nazionale tedesca, che nel 2016 saltava le partite di Champions League per svolgere gli esami scolastici, oppure a Florian Wirtz, tra i più giovani esordienti e anche marcatori nella storia della Bundesliga, stellina della Mannschaft pagato 150 milioni di euro dal Liverpool e che, proprio come Alajbegovic, è stato ‘soffiato’ dal Bayer al Colonia nel gennaio 2020, infrangendo un patto di ‘non belligeranza’ che coinvolgeva i club della regione (Dortmund, Schalke, Gladbach) e si basava sulla volontà di non ‘rubarsi’ i talenti dalle giovanili. Insomma, è lecito credere che senza Wirtz non ci sarebbe stato nemmeno un Alajbegovic.

È stato protagonista ad ogni livello, soprattutto in Under 17 e un Under 19 – dove tra l’altro è stato compagno di Andrea Natali, figlio di Cesare – raggiungendo due finali consecutive, entrambe perse, una contro il Borussia Dortmund e l’altra proprio contro il Colonia, suo ex club. Poi un anno fa il passaggio al RB Salisburgo, un po’ tra la sorpresa generale, visto quanto sembrava poter essere tra i protagonisti nella ricostruzione della squadra l’estate scorsa con la dipartita di Alonso e la cessione di dieci giocatori, quasi tutti titolari (o quasi) del suo ciclo. Con il senno del poi non è andata malissimo, visto che nel club targato Red Bull ha raccolto 44 presenze segnando 13 gol e consegnando 4 assist, accumulando esperienza internazionale visto che ha partecipato alla fase a gironi dell’Europa League. Il meglio però lo ha messo in mostra con la Bosnia, che gli ha dato un palcoscenico di primissimo piano a livello europeo e ora anche Mondiale.

Nel frattempo, il Leverkusen lo ha blindato riacquistandolo per 8 milioni di euro, ma con la consapevolezza di avere un enorme interesse intorno al giocatore — che ha sottoscritto un contratto di cinque anni fino al 30 giugno 2031. “Ha superato le nostre aspettative e lo vediamo come un giocatore da tenere in pianta stabile in prima squadra nei prossimi anni” ha detto il direttore sportivo Simon Rolfes lo scorso 27 marzo. “Il mio obiettivo è crescere all’interno del club, perché punta tanto sui giovani” aveva affermato il diretto interessato a riguardo. Era l’indomani di Galles-Bosnia e la mossa aveva tutto l’aspetto di “segnare il territorio” intorno al ragazzo, sul quale si era già scatenato l’interesse di mezza Europa, ma che già a gennaio 2025 aveva prolungato il proprio accordo a lungo termine.

D’altronde Alajbegovic ha le caratteristiche ideali di un’ala moderna, che per essere incisivo ha bisogno di spazio, che può partire sia dalla destra che dalla sinistra, essendo in grado di calciare bene con entrambi i piedi. Ha senso del gol e dell’assist, visione di gioco e capacità di interpretare tatticamente ciò che succede intorno a lui. Pecca evidentemente sotto l’aspetto fisico e anche in termini di continuità lungo i 90 minuti, aspetti che andranno evidentemente migliorati nel corso degli anni. D’altronde si parla ancora di un ragazzo che compirà 19 anni il prossimo 21 settembre, che ha certo appiccicato addosso un cartellino da 30 milioni di euro – anche se la volontà del Bayer da questo punto di vista è ancora tutto da vedere – ma anche un potenziale immenso sul quale l’Atalanta vuole investire, soprattutto considerando quando il ragazzo sarebbe un fit ideale nel 4-3-3 di Maurizio Sarri, modulo tra l’altro adottato anche a Salisburgo.

Nella Bosnia, invece, viene utilizzato come esterno di centrocampo del 4-4-2, con il ct Barbarez che gli lascia comunque grande libertà di movimento, schierando spesso e volentieri dall’altra parte un esterno più tattico come Memic, un giocatore di gamba e di equilibrio che permetta a chi sta dalla parte opposta di avere meno vincoli. Spesso e volentieri il talento 18enne si è trovato a condividere la corsia con Sead Kolasinac: è capitato contro la Svizzera nella seconda partita dei gironi mondiali e anche nella sfida contro il Qatar, decisiva per conquistare il terzo posto con 4 punti che è valso la qualificazione ai sedicesimi (dove è arrivata poi l’eliminazione per mano degli Stati Uniti).

Un’intesa che potrebbe essere riproposta anche a Bergamo e che intanto sotto la guid di Barbarez trova terreno fertile. Non solo perché alla fine del match Alajbegovic è stato votato come migliore in campo, merito anche di uno splendido gol con il destro da fuori area entrato a fil di palo dopo un paio di dribbling da urlo e della combinazione proprio con Kolasinac che ha portato al raddoppio: sovrapposizione del classe 1993, che riceve la verticalizzazione dopo una giocata di puro talento del classe 2007 e crossa al centro per l’autogol di Al Brake. Una delle tante magie di una serata – si segnala anche un’altra verticalizzazione al bacio per Dzeko che ha colpito il palo – in cui il ragazzo ha dato ulteriore conferma di quelle che sono le sue potenzialità. Soprattutto potendo contare alle sue spalle sul ‘bodyguard’ Kolasinac. Segnali che un tecnico che lavora particolarmente con le catene laterali terzino-interno-ala avrà certamente colto, come del resto gli altri uomini-mercato di Zingonia. Con l’auspicio che non ci sia un ‘effetto Palestra’, con offerte fuori mercato in arrivo dall’Inghilterra…