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Pressione alta e colesterolo: i “killer silenziosi” del cuore. Il cardiologo spiega come riconoscerli e prevenirli

Pressione alta e colesterolo elevato rappresentano importanti fattori di rischio cardiovascolare e possono favorire lo sviluppo di patologie anche gravi se non adeguatamente controllati

Pressione alta e colesterolo elevato sono condizioni molto diffuse nella popolazione adulta, ma ancora oggi spesso sottovalutate. Eppure entrambi rappresentano importanti fattori di rischio cardiovascolare e possono favorire lo sviluppo di patologie anche gravi se non adeguatamente controllati. La prevenzione, insieme a una diagnosi precoce e a uno stile di vita corretto, gioca un ruolo fondamentale nel mantenere in salute cuore e vasi sanguigni. Abbiamo approfondito il tema con il Dr. Francesco Vattimo, cardiologo di Habilita, per fare chiarezza sui principali aspetti legati a ipertensione e colesterolo.

Che differenza c’è tra pressione alta e colesterolo alto? E perché spesso vengono considerati due fattori di rischio collegati?

Pressione alta e colesteroloalto sono tra i due più importanti fattori di rischio cardiovascolari. Nello specifico, la prima misura la forza meccanica del flusso sanguigno sulle pareti delle arterie, mentre il secondo valuta la presenza dei grassi nel sangue. Sono spesso collegati perché agiscono in sinergia sulla parete delle nostre arterie, in particolare l’ipertensione crea microlesioni sulla parete delle arterie e l’ipercolesterolemia fa sì che il colesterolo LDL “cattivo” penetri in queste lesioni dando origine alla placca aterosclerotica che nel tempo irrigidisce e restringe i vasi sanguigni colpiti”.

Quali sono i campanelli d’allarme che non dovrebbero essere sottovalutati? Oppure ipertensione e ipercolesterolemia possono rimanere “silenziose” per anni?

“Purtroppo ipertensione arteriosa e ipercolesterolemia possono rimanere “silenziose” per anni. Sono definiti infatti “killer silenziosi” perché spesso non presentano alcun sintomo iniziale e spesso ci si accorge con un semplice prelievo ematico nel caso di ipercolesterolemia o con automisurazione della pressione in caso di ipertensione. Quando compaiono dei sintomi (cefalea soprattutto in caso di ipertensione) è già un quadro di II o III grado e i vasi sanguigni hanno già subito dei danni e pertanto bisogna intervenire con una terapia farmacologica”.

Quanto incidono alimentazione, stress e stile di vita sul rischio cardiovascolare? Quali sono gli errori più comuni che vede nei pazienti?

“Alimentazione, stress e stile di vita incidono in modo determinante sul rischio cardiovascolare e sono paragonabili a fattori di rischio come ipertensione, ipercolesterolemia e diabete che invece sono delle vere patologie. Con la sola alimentazione, gestione dello stress e stile di vita corretto riusciremmo a ridurre il rischio cardiovascolare dal 30 al 50%. Gli errori più comuni sono un’alimentazione scorretta in cui bisognerebbe prediligere l’utilizzo di frutta e verdura, cereali integrali e grassi buoni (es. Omega3) che ostacolano l’accumulo di placche nelle arterie. la gestione dello stress che favorisce uno stato infiammatorio cronico di basso grado che danneggia le pareti dei vasi sanguigni (rilascio prolungato di cortisolo e adrenalina ed aumento dei valori di glucosio con iperinsulinismo). Altri errori da evitare sono lo stile di vita condizionato da scarsa attività fisica, gestione del peso corporeo e fumo di sigaretta”.

A che età è consigliabile iniziare a controllare regolarmente pressione e colesterolo, anche se ci si sente bene?

“In assenza di particolari fattori di rischio le linee guida ci raccomandano di iniziare a misurare regolarmente la pressione intorno ai 40 anni mentre lo screening per il colesterolo andrebbe iniziato tra i 20 ed i 40 anni”.

Quando la dieta e attività fisica non bastano più e diventa necessario iniziare una terapia farmacologica?

“La necessità di iniziare una terapia farmacologica non dipende solo dai valori assoluti di pressione arteriosa e colesterolo, ma dal rischio cardiovascolare globale del paziente. Senz’altro dieta e attività fisica sono necessari per il controllo di questi fattori di rischio ma se non fossero sufficienti a far rientrare nei parametri di sicurezza, la terapia farmacologica diventa necessaria e l’obiettivo terapeutico varia in base alla classe di rischio individuale”.

Quali semplici abitudini quotidiane possono davvero aiutare a prevenire problemi cardiovascolari?

“Le linee guida del Ministero della Salute e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomandano in particolare di muoversi regolarmente, seguire un’alimentazione bilanciata, non fumare e monitorare i propri parametri vitali.
In particolare:

– Camminata a passo svelto per almeno 30 minuti al giorno ed evitare la sedentarietà.

– Limitare l’utilizzo di sale e ridurre il consumo dei grassi saturi e degli zuccheri semplici.

– Non fumare (comprese le sigarette elettroniche) e limitare il consumo di alcolici.

– Dormire 7-8 ore per notte.

– Controllare la pressione arteriosa periodicamente e misurare colesterolo e glicemia tramite regolari esami del sangue.

Se riuscissimo a seguire queste semplici abitudini, riusciremmo sicuramente a ridurre in modo significativo il nostro rischio di infarto e ictus rispetto alla popolazione che non segue queste semplici regole”.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo informativo e non sostituiscono il parere del proprio medico. Per una valutazione personalizzata, è sempre consigliabile rivolgersi a un professionista sanitario.

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