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L’ex governatore dell’Emilia Romagna ospite alla Festa de l’Unità. E il segretario del circolo Michele Nervi gli regala una maglietta dell’Us Scanzorosciate: ecco perchè

Scanzorosciate. Mentre i militanti sudano dietro alla griglia e avrebbero probabilmente fatto volentieri a meno dell’ondata di caldo che ha investito la Bergamasca, ad accogliere Stefano Bonaccini sul palco della Festa de l’Unità del Pd c’è una maglia dell’Us Scanzorosciate. A consegnargliela è il segretario del circolo locale Michele Nervi. Un gesto simbolico per chi, avido collezionista di divise da gioco con oltre 500 magliette in collezione, sa bene che certe casacche hanno un peso particolare.

Il presidente del Partito Democratico ed europarlamentare è l’ospite d’onore dell’ultima serata dell’edizione 2026, domenica 21 giugno. Modenese doc, teneva particolarmente a ricevere la maglia giallorossa. “Qui a Scanzo ha giocato per diversi anni Antonio Pergreffi, capitano del Modena nelle ultime stagioni – racconta -. Rimarrà nella storia del nostro club non solo per i risultati, ma soprattutto per i valori umani che ha saputo trasmettere”.

Dal calcio, sul palco, si passa subito a un mondo che scricchiola e all’attualità più bruciante: lo scontro tra Giorgia Meloni e Donald Trump. “In poco tempo ci stanno togliendo certezze che pensavamo nessuno potesse scalfire”, afferma Bonaccini. Il giudizio sul tycoon americano è netto: “È diventato un fattore di pericolosità per il mondo”. “A Meloni va la mia solidarietà – aggiunge -. Nessun leader straniero può permettersi di offendere la presidente del mio Paese. Certo, la destra italiana è stata tra i maggiori tifosi di Trump e del governo criminale di Netanyahu: benvenuta, Giorgia, nel mondo reale”.

L’orizzonte si allarga al Medio Oriente e alla chiusura dello stretto di Hormuz, conseguenza diretta delle tensioni seguite al conflitto in Iran. “Se non verrà riaperto rischiamo di andare in recessione già quest’anno – avverte l’ex governatore dell’Emilia Romagna -. Vedo il rischio di una tregua di convenienza: Trump deve trovare un accordo in vista delle elezioni di midterm, distanti solo pochi mesi”.

stefano bonaccini scanzoBonaccini sul palco con il giornalista del Corsera Simone Bianco

Nel 2024 Bonaccini è stato eletto europarlamentare. “Il meccanismo che regola le istituzioni europee è arrugginito e andrebbe rivisto, ma non possiamo non credere nell’Europa”, riflette. Il problema, a suo avviso, è politico: “Oggi più di venti Paesi membri sono governati dal centrodestra, non hanno interesse a un’Europa unita”. La sua ricetta? “Cancellare il diritto di veto dei singoli stati e introdurre il voto a maggioranza su difesa e politica estera. Velocità e capacità decisionale sono parte integrante della qualità delle democrazie”.

Guardando alle Politiche 2027, il presidente del Pd si dice favorevole al ritorno delle preferenze, attacca la destra – “È più divisa di noi” – e invoca, proprio come Gori pochi giorni fa sullo stesso palco, l’unità della coalizione. “È una condizione necessaria per vincere”, spiega prima di lanciare un appello a Carlo Calenda e ad Azione: “Continui a definirti un’alternativa alla destra, ma vuoi ancora contribuire a farli vincere?”. E sulla ormai famosa foto in trattoria con i leader del campo largo: “Manca Renzi? Avrebbero dovuto esserci tutti coloro che si considerano centrosinistra europeista”.

La parola che secondo Bonaccini negli ultimi anni la sinistra ha troppo spesso abdicato è ‘sicurezza’. “Non è un tema di destra – sostiene -, è la sinistra che l’ha colpevolmente lasciato in mano a loro”. E loro, al governo, “hanno fallito. Una comunità insicura non è libera: sono favorevole a una stretta su coltelli e armi da fuoco, così come all’aumento delle unità negli organici delle forze dell’ordine. Chi sbaglia è giusto che paghi, non c’entra nulla il colore della pelle o l’etnia. Ma la repressione da sola non basta, noi dobbiamo aggiungere due parole che la destra non sa usare: prevenzione e integrazione”.

In platea ad ascoltarlo anche la sindaca di Bergamo, Elena Carnevali, e il primo cittadino di Treviolo, già presidente della Provincia di Bergamo, Pasquale Gandolfi. Chiusura sul tema della remigrazione, cavallo di battaglia di Vannacci. “Per definizione significa il rimpatrio di tutti gli stranieri – conclude Bonaccini -. Se li mandiamo a casa tutti, crolla il Pil e l’economia si ferma”.