Aggredita in casa da un uomo che prova a violentarla, i vicini: “Così abbiamo salvato la ragazza, mai voltarsi dall’altra parte”
Il racconto delle persone intervenute in soccorso della 23enne. Richiedente asilo arrestato per violenza sessuale dai carabinieri
Ponteranica. Sono le 17.48 quando il telefono di Fabrizio Cornaro, elettricista di Ponteranica, inizia a squillare. All’altro capo del telefono una voce in preda al terrore: è quella della figlia 23enne.
“Era disperata, gridava, diceva che c’era qualcuno in casa e mi chiedeva di andare lì subito”. Giovedì pomeriggio (18 giugno) la ragazza era sola nella sua abitazione al primo piano di via Valbona, quando un uomo ha fatto irruzione dopo aver scavalcato la recinzione e forzato l’ingresso.
La giovane stava per entrare in doccia quando ha sentito il rumore della porta a vetri infrangersi. Poco dopo, un suono meno violento ma ancor più angosciante: dei passi che si avvicinano. Lo sconosciuto la afferra. Le strappa i vestiti. La trascina all’esterno. “Penso volesse violentarla”, dice il padre.
Per fortuna, le urla della figlia non restano tra quelle mura: raggiungono il quartiere e in pochi istanti diventano un segnale impossibile da ignorare. I vicini sentono. Non esitano. Escono di casa, scavalcano muretti, corrono verso quella voce che implora aiuto. Non c’è attesa, non c’è calcolo. Solo una risposta immediata, istintiva alle urla disperate di una giovane. Chi chiama i carabinieri, chi si avvicina, chi cerca di capire dove sia la ragazza. E chi decide semplicemente che non può restare fermo.
“Grazie al cielo sono intervenuti subito”, racconta il padre, arrivato poco dopo. “Mia figlia era in giardino. L’ho stretta forte”.
In via Valbona arrivano in pochi minuti i carabinieri del Nucleo Radiomobile di Bergamo. Fermano un richiedente asilo di origine tunisina, arrestato con l’accusa di violenza sessuale e portato in caserma a Zogno in stato di forte agitazione.
I residenti parlano di uno sconosciuto visto aggirarsi nelle ore precedenti, confuso, mentre pronunciava frasi in arabo e suonava i campanelli. “Sembrava disorientato – riferisce una vicina –. Poi è sparito, non lo abbiamo più visto per un po’”.
Poco dopo si sarebbe introdotto nell’abitazione della famiglia Cornaro. Le urla hanno richiamato l’attenzione di un ragazzo di 23 anni, tra i primi a intervenire dopo aver scavalcato il muretto. “Ho visto un taglierino sul tavolo e ho avuto paura che lo prendesse – racconta –. Era una furia. Urlava ‘Allah Akbar’ e si divincolava con una forza incredibile. Sembrava indemoniato”.
Altri arrivano subito dopo. Qualcuno usa l’acqua di una canna da giardino per distrarlo, altri lo bloccano fisicamente. Una vicina lo colpisce con una scopa. Non c’è eroismo ostentato nelle loro parole, ma la consapevolezza di aver agito perché non c’era alternativa.
La giovane viene soccorsa e trasportata in codice giallo all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo. Accanto a lei ci sono mamma e papà. È sotto shock, ma salva grazie all’intervento tempestivo dei vicini. “Non ci si volta dall’altra parte – conclude una di loro –. Non si può e non si deve. Ho abbracciato a lungo quella ragazza. In quegli istanti era come se fosse mia figlia”.

