Il commento
|Femminicidio, l’avvocato Pelillo: “Punire non basta, servono prevenzione, protezione e politiche integrate”
Il presidente della Camera Penale di Bergamo: “La legge si concentra sulla punizione che, singolarmente, ha un valore propagandistico ma non efficace a sconfiggere la violenza di genere e in questo scenario c’è spazio per istanze populiste”
Non si placano le polemiche dopo le affermazioni di Roberto Vannacci sul femminicidio all’assemblea costituente del suo partito, Futuro nazionale. Nella sala dell’Auditorium della Conciliazione, a poche centinaia di metri dalla Basilica di San Pietro, il generale ha dichiarato che a suo parere questa fattispecie di reato è “un’assurdità”, perché “è un omicidio come tutti gli altri”, convinto che non sia il genere della vittima a poter definire un delitto. “Un reato non è più o meno grave in base al sesso, al colore della pelle o alla religione di chi lo commette o di chi lo subisce” – ha argomentato.
L’avvocato Enrico Pelillo, presidente della Camera Penale di Bergamo, premettendo di esprimere un commento tecnico-giuridico, afferma: “La violenza di genere è un fenomeno grave e complesso. Questa gravità e questa complessità meritano un intervento efficace. Il quadro normativo prende le mosse dalla Convenzione di Istanbul, che è stata approvata dal Consiglio d’Europa nel 2011 ed è entrata in vigore nel 2014. Si tratta del primo strumento internazionale giuridicamente vincolante per creare un quadro normativo completo nel contrasto alla violenza di genere. Rappresenta una pietra miliare in questa materia poiché riconosce la violenza di genere non come un fatto privato, ma come una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione”.
Il concetto di violenza di genere, naturalmente, non riguarda solamente il femminicidio. La definizione espressa dalla Convenzione di Istanbul, che è stata ratificata dall’Italia con la Legge n. 77/2013, comprende tutti i comportamenti che provocano o possono provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica.
“In questa convenzione – evidenzia l’avvocato – sono stati individuati quattro pilastri per contrastare efficacemente e sconfiggere un fenomeno tanto grave. Insieme danno vita a un approccio integrato, noto come strategia delle 4 P. La prima è quella della prevenzione e riguarda la messa in atto di interventi mirati a modificare i comportamenti e sradicare gli stereotipi culturali e i pregiudizi che giustificano la violenza, attraverso l’educazione e la sensibilizzazione. La seconda è la protezione, con cui si intendono le misure di assistenza e supporto per tutelare le vittime e i minori coinvolti, garantendo luoghi sicuri e servizi specializzati. La terza p è quella della punizione, inerente alle azioni penali e procedure giudiziarie efficaci per assicurare i colpevoli alla giustizia e punire i reati, evitando l’impunità. Completando il quadro, infine, la quarta p racchiude le politiche integrate, ossia le strategie coordinate a livello nazionale e locale che coinvolgono tutti i soggetti istituzionali e la società civile”.
Per concludere, l’avvocato Pelillo annota: “La legge, di fatto, si concentra sulla punizione, che singolarmente ha un valore propagandistico ma non efficace a sconfiggere la violenza di genere e in questo scenario c’è spazio per istanze populiste”.










