Dal record alla Champions, nel “secolo di San Siro” ci sono anche Bergamo e l’Atalanta
L’opera letteraria di Fabio Monti e Claudio Colombo racconta cent’anni della Scala del calcio. E anche i nerazzurri sono stati protagonisti, nel 1973 e nel 2020. Da Facchetti e Domenghini a Donadoni, gli autori raccontano il legame orobico con lo stadio di Milano
Tra qualche anno lo stadio Giuseppe Meazza in San Siro sarà soltanto un ricordo, indelebile nella mente di chi lo ha frequentato, di chi ci è entrato almeno una volta da tifoso o magari per assistere ad un concerto estivo. Quest’anno, intanto, lo stadio di Milano festeggia il traguardo del secolo di storia. Cent’anni in cui milioni di persone sono passate su quegli spalti e migliaia hanno calcato quel prato verde diventato leggenda. Numerosi di questi sono raccolti all’interno del libro “Il secolo di San Siro” edito da Meravigli e scritto da Fabio Monti e Claudio Colombo e che sarà presentato a Fahrenheit 442 domenica 21 giugno alle 21:30 in Piazza Umberto I a Sarnico.
Dal 19 settembre 1926 in un derby fra Milan e Inter, fino alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi Invernali del 2026, il racconto di cento giornate (più una) da ricordare vissute alla “scala del calcio”, nelle quali in due occasioni è stata protagonista anche l’Atalanta. Il 15 ottobre 1972 il 9-3 incassato dal Milan è ancora il record di gol nei campionati italiani a girone unico. “Una partita che arriva all’inizio di una stagione che finisce in maniera incredibile, con il Milan che perde lo Scudetto all’ultima giornata” raccontano gli autori. “Era la squadra di Rivera e Prati, che fecero doppietta e tripletta, poi segnarono una doppietta Bigon, un gol Chiarugi e uno Benetti. Era un periodo in cui i giornali avevano aperto il dibattito sulla scarsità di segnature e l’ermetismo tattico, ma quello fu un episodio unico. Il Corriere della Sera titolò: ‘Pensa, una volta a San Siro segnarono 12 gol…’”.
Fu una sconfitta fatale per l’Atalanta, che retrocesse proprio per la peggior differenza reti in favore del Vicenza: “Per i nerazzurri segnarono Divina, Ghio e Carenni. La cosa particolare era che il portiere Pietro Pianta non aveva ancora preso gol in quel campionato: quel giorno ne prese nove… Ma tra l’altro era imbattuto anche dalle quattro ultime partite del precedente campionato. Insomma, era da 6 partite che non prendeva gol. Fu talmente sconvolto da quella partita che si mise a piangere anche in campo. Dopo il settimo gol del Milan fu sostituito da Grassi perché non ce la faceva più. Nino Petrone sul Corriere dello Sport elogiò l’Atalanta per non aver difeso uno svantaggio minore, continuando a giocare a modo proprio”.
Nella storia nerazzurra a San Siro ci sono però anche delle vittorie di prestigio: come il 2-1 a San Siro contro l’Inter nel 2002 che fu l’inizio del rallentamento di Ronaldo e compagni in una stagione che finì con lo storico cinque maggio. Oppure, un anno prima, il fattaccio del motorino lanciato dagli spalti dai tifosi dell’Inter, rubato ai bergamaschi: “Fu una ttrovata molto discutibile, ma quello era ancora un calcio romantico, ormai è difficile che si possa rivedere una cosa di questo genere. Tra l’altro l’Inter andò a Bari a giocare le due partite successive: la Puglia è un grande feudo interista e ci voleva uno stadio ampio e lontano, a una certa distanza da Milano”.
L’Atalanta è stata anche una delle due squadre nella storia che hanno trovato ospitalità a San Siro nel corso della propria storia europea, per la Champions League 2019/20, la prima in assoluto della Dea. Era già capitato nel 1995, quando a causa di un contenzioso con il comune di Torino riguardo il Delle Alpi fu la Juventus a chiedere lo spazio per giocare semifinale e finale di Coppa Uefa con Dortmund e Parma. Tra l’altro, la Juve perse quella finale.
“L’Atalanta invece a San Siro ha scritto una pagina storica con quel 4-1 contro il Valencia, uno dei suoi più grandi exploit, ma che coincise con l’apertura di un periodo che si dimostrò sconvolgente per tutti. Gli studi considerano quella sera come uno dei detonatori del contagio. C’erano circa 45mila spettatori, di cui 36mila bergamaschi in trasferta a Milano, l’80% del pubblico”. Ma come vissero quello ‘stadio in prestito’ i tifosi di Milan e Inter? “Indifferenti dal punto di vista sportivo. L’Atalanta era vista come una realtà bella ed emergente”.

Il legame orobico con San Siro però prevarica i colori nerazzurri, visto che ci sono stati bergamaschi leggendari che hanno calcato quel campo diventando idoli di tutto lo stadio. Come Giacinto Facchetti e Angelo Domenghini, partiti da Treviglio e Lallio e arrivati a brillare alla scala del calcio: “Sono figure ricorrenti nel libro, ovviamente. Facchetti in particolare aveva questo rapporto inizialmente conflittuale con l’Atalanta, doveva andarci, poi è finito da un’altra parte, ma ha sempre avuto belle parole per la Dea. Domenghini ha fatto parte della seconda grande Inter, è stato un giocatore fondamentale per club e Nazionale: il suo gol contro la Jugoslavia aveva salvato l’Italia all’Europeo del 1968. A San Siro lui piaceva tantissimo, era molto generoso, non si risparmiava mai e aveva senso del gol”.
Negli anni ’80 è stato il turno di Roberto Donadoni, cisanese, una delle ali destre più forti del calcio italiano e del Milan di Berlusconi: “Il suo nome compare in tante cronache di partite che abbiamo ricordato. E poi è stato l’uomo che ha interrotto la collaborazione tra Atalanta e Juventus. Era un idolo di San Siro, di quel Milan. Si diceva che fosse stato acquistato per ‘accendere la luce’, uno di quelli che più esaltava San Siro, non solo del Milan ma anche in nazionale. Era adorato per le sue serpentine e i cambi di passo, la bravura nel saltare l’uomo, ma anche nel segnare. Quando c’è uno che dribbla, San Siro si innamora. San Siro, come Milano, non apprezza le banalità”.

IL SECOLO DI SAN SIRO
Autori: Claudio Colombo e Fabio Monti
Editore: Meravigli
Anno: 2026
Formato: 14,3×21 – Brossura – Copertina plastificata – Con illustrazioni
Pagine: 240
ISBN: 9788879555739
Prefazione di Aldo Serena
CLAUDIO COLOMBO (Monza, 1957), giornalista, ha lavorato al “Corriere d’Informazione”, a “La Gazzetta dello Sport” e al “Corriere della Sera”, dove è stato responsabile della redazione sportiva e della redazione di cronaca lombarda. Dal 2017 al 2020 ha diretto “il Cittadino”, storica testata di Monza e della Brianza. Con Meravigli ha pubblicato Milano in breve – 140 anni di storie della città in 500 notizie del Corriere, Niente è stato vano – Il romanzo di Géza Kertésze, per il centenario dello stadio Meazza (2026), Il secolo di San Siro in 100 date (più una) da ricordare scritto con il collega Fabio Monti.
FABIO MONTI (Milano, 1956), giornalista, ha lavorato a “La Gazzetta dello Sport”, al “Corriere dello Sport-Stadio” e al “Corriere della Sera”. Ha seguito tre edizioni dei Giochi olimpici (Atene 2004, Pechino 2008 e Londra 2012), sette Campionati mondiali di atletica e sei Mondiali di calcio. Nel 2026, per il centenario dello stadio Meazza, ha pubblicato Il secolo di San Siro in 100 date (più una) da ricordare, scritto con il collega Claudio Colombo.


