Lavori al Centro per disabili “La Libellula”, da pochi mesi a oltre due anni di attesa: “La cosa peggiore è illudere le famiglie”
Chiuso da gennaio 2024 per consentire l’adeguamento sismico dell’immobile di proprietà di Ats Bergamo, il servizio è attualmente attivo negli spazi provvisori dell’oratorio di Presezzo. Associazioni e familiari chiedono tempi certi e maggiore trasparenza dopo una lunga serie di scadenze annunciate e poi rinviate
Bonate Sotto. Sei mesi. Poi otto. Poi dodici. Infine trenta. La vicenda del Centro Diurno Disabili “La Libellula” di Bonate Sotto si può leggere anche attraverso questa sequenza di numeri. Una progressione che racconta meglio di qualsiasi cronologia quanto accaduto: quello che doveva essere un trasferimento breve, necessario per consentire lavori di adeguamento sismico, si è trasformato in un’attesa che dura ormai da oltre due anni.
A intervenire è Carlo Boisio, presidente del Coordinamento Bergamasco per l’Inclusione, la rete che riunisce 34 associazioni impegnate nel mondo della disabilità sul territorio provinciale. Oltre alle associazioni fanno parte di questa rete anche i rappresentanti dei Cdd, tra i quali anche “La Libellula”. “Chiediamo ad Ats di agire con trasparenza e di raccontare le cose come stanno. spiega -. La cosa peggiore che possono fare è illudere le persone con delle date che poi non vengono rispettate”.
Da gennaio 2024 i trenta utenti del Centro hanno lasciato la sede di Bonate Sotto, immobile di proprietà proprio di Ats Bergamo, per consentire l’avvio dei lavori. Da allora le attività sono state trasferite negli spazi dell’oratorio di Presezzo, una soluzione indicata fin dall’inizio come temporanea ma diventata progressivamente stabile.
La Libellula non è un semplice centro diurno. È un servizio socio-sanitario che ogni giorno accoglie trenta persone con disabilità gravi. Qui si svolgono attività educative rivolte all’autonomia delle persone, assistenziali e relazionali, oltre a progetti esterni come attività in piscina e ippoterapia. Un lavoro quotidiano svolto da educatori e operatori socio-sanitari, in un servizio attivo tutto l’anno, dal lunedì al venerdì. Per molte famiglie rappresenta un punto di riferimento imprescindibile.
“Come rappresentanti di 34 associazioni ci siamo sentiti in dovere di affiancare le famiglie in questa fase critica – continua Boisio -. La sistemazione nell’oratorio per un tempo così prolungato non è più sostenibile. Si tratta di un sottotetto raggiungibile tramite un ascensore. Ogni giorno si muovono circa 45 persone: 30 persone con disabilità di cui 16 in carrozzina e 15 operatori. Non è una soluzione pensata per una realtà di questo tipo”. Se nei primi tempi le famiglie hanno accolto e compreso il significato dell’intervento ora tutti fanno molta fatica a sostenere un’altra estate, la terza, fuori dalla struttura di Bonate.
Il nodo principale resta però il cantiere di Bonate Sotto. L’appalto per l’adeguamento sismico era stato affidato alla società Geomar di Agrigento e avrebbe dovuto concludersi nel giro di pochi mesi. I tempi, invece, si sono progressivamente allungati fino alla riconsegna del cantiere, avvenuta soltanto ad aprile. Da quel momento, come spiegato da Boisio, Ats ha ritenuto necessario affidare ulteriori lavori conclusivi di ristrutturazione ad altre imprese: “Con l’adeguamento sismico sono state installate le travi necessarie, ma questo ha reso necessari altri lavori e l’intervento ha richiesto modifiche più ampie del previsto. Quando tutto sarà concluso speriamo almeno di ritrovare una struttura migliore di quella che abbiamo lasciato”.
Nel frattempo il progetto si è ampliato: oltre agli interventi strutturali sono stati necessari lavori su impianti elettrici e riscaldamento. Restano da completare ristrutturazione dei bagni, climatizzazione, pavimentazioni, tinteggiature e arredi.
Metti i ritardi e le varie ristrutturazioni intercorse ed ecco l’impossibilità di rispettare le scadenze iniziali. Ma a non essere continuamente mantenute, a quanto pare, sarebbero pure le promesse fatte alle famiglie: “Nell’ultimo incontro in cantiere, ad aprile, era stato garantito alle famiglie che il rientro sarebbe avvenuto entro giugno. Oggi, però, manca ancora una parte significativa dei lavori da completare”, chiosa Boisio.
Più del semplice ritardo, è la mancanza di certezze a pesare sui familiari degli ospiti della Libellula, che da oltre due anni e mezzo vivono tra scadenze annunciate e poi rinviate. E le famiglie non ci stanno più: “Se serviranno ancora mesi è giusto dirlo e motivarlo. Le famiglie possono comprendere le difficoltà di un cantiere complesso. Quello che non possono accettare è continuare a ricevere date che poi non vengono rispettate”, conclude l’uomo.
La reazione di Casati
Lo scorso dicembre l’assessore al Welfare di Regione Lombardia Guido Bertolaso aveva rassicurato rispetto al monitoraggio del cantiere. Ma i continui ritardi stanno mostrando tutt’altra realtà. Sul tema il consigliere regionale Davide Casati ha presentato una nuova interrogazione scritta. “Parliamo di un cantiere che sarebbe dovuto durare 90 giorni – spiega Casati – tuttavia, a causa di numerosi e prolungati periodi di inattività, con continui slittamenti della data di conclusione inizialmente prevista per settembre 2024, successivamente posticipata a marzo 2025, quindi a luglio e, infine, dicembre 2025, i lavori ad oggi sono ancora in corso e non termineranno nemmeno per l’ultimo termine indicato in ordine di tempo, ovvero fine giugno 2026. Sia le famiglie degli utenti che il personale hanno diritto ad avere una panoramica chiara e completa della situazione, nonché un cronoprogramma che sia affidabile, perché la mancanza di riferimenti temporali certi, produce ricadute concrete sulla qualità della vita degli utenti, ospitati in una struttura che non risulta pienamente adeguata ai bisogni specifici delle persone con disabilità”.
“Per questo motivo – conclude Casati – con la nostra interrogazione chiediamo all’assessore Bertolaso quale sia il cronoprogramma dettagliato e aggiornato per la conclusione dei lavori e per il rientro in sicurezza degli ospiti nella sede originaria e quali azioni si intendano intraprendere per garantire il rispetto delle nuove tempistiche e ridurre al minimo i disagi derivanti dal prolungato trasferimento, a tutela degli utenti, delle loro famiglie e degli operatori”.
Per le famiglie della “Libellula” l’attesa si è allungata oltre ogni previsione. C’è chi aspetta da oltre due anni e oggi, più che nuove promesse, chiede solo una data certa. La sensazione diffusa è quella di una stanchezza che si somma a rinvii continui e scadenze mai rispettate. Dopo tutto questo tempo, la domanda resta una sola: quando sarà possibile rientrare?


