Bergamo
|Ex chiesa di San Michele all’Arco, quasi 5 milioni per il restauro del nuovo spazio culturale di Città Alta
Approvato il piano di fattibilità tecnico-economica. La proposta candidata a un bando di Fondazione Cariplo, Rota: “In caso di finanziamento, entro ottobre saremo pronti con il progetto esecutivo”
Bergamo. Nel cuore di Città Alta è nascosta una perla preziosa, l’ex chiesa di San Michele all’Arco, protagonista di un intervento di grande rilievo per il borgo storico. Dopo l’approvazione del programma di adeguamento dell’edificio nel novembre 2024, mercoledì 17 giugno la giunta comunale ha presentato in linea tecnica il progetto che prevede il restauro e la rifunzionalizzazione della struttura con l’obiettivo di riqualificare e valorizzare l’importante edificio storico, rendendolo uno spazio culturale moderno e accessibile in connessione con il complesso della biblioteca Angelo Mai.
Il progetto di fattibilità tecnico-economica è stato redatto dal raggruppamento temporaneo guidato dall’architetto Walter Angonese, responsabile unico del progetto è l’architetta Milena Salvi. L’ex chiesa, sconsacrata dal 1955 e donata nel 2019 al Comune di Bergamo, fino al 2018 ha ospitato un’emeroteca aperta al pubblico, ovvero una raccolta di giornali e riviste contenente una vasta documentazione relativa alle testate conservate dalla biblioteca Mai.
Nel tempo gli spazi si erano riempiti di libri e documenti fino a raggiungere la saturazione, con strutture metalliche di archivio che compromettevano la fruizione e la percezione architettonica dell’edificio. La necessità di intervenire è emersa anche a seguito delle indicazioni dei vigili del fuoco, che avevano evidenziato come primo passo indispensabile lo svuotamento e la messa in sicurezza degli ambienti.
La presentazione del progetto in Comune
“Interveniamo su un bene complesso e delicato, che richiede attenzione tecnica, cura conservativa e una visione chiara delle funzioni future – dichiara l’assessore ai Lavori pubblici Ferruccio Rota -. Il restauro dell’ex chiesa non è un semplice recupero edilizio: significa mettere in sicurezza, rendere accessibile e riportare a piena funzionalità uno spazio storico, rispettandone la natura e garantendo al tempo stesso gli standard necessari per un uso contemporaneo”.
La realizzazione del progetto, considerato dall’amministrazione comunale uno degli obiettivi strategici del mandato, richiede un investimento complessivo di oltre 4,7 milioni di euro. Per finanziare l’intervento, la giunta ha candidato la proposta al bando di Fondazione Cariplo “Programma degli Interventi Emblematici 2024-2026” ed è ora in attesa della graduatoria – attesa nelle prossime settimane – che determinerà l’eventuale assegnazione del contributo. “Ci siamo organizzati in modo tale che, in caso di finanziamento, entro ottobre saremo pronti con il progetto esecutivo – spiega ancora Rota -. Abbiamo presentato un restauro di qualità e siamo pronti a portarla avanti: ora la decisione spetta alla Fondazione”.
È comunque improbabile che il bando copra l’intero importo necessario. “Siamo ancora nel campo delle ipotesi, ma l’eventuale quota restante verrebbe reperita attraverso il bilancio comunale”, precisa l’assessore.
Il ‘nuovo’ San Michele all’Arco sarà uno spazio dedicato alla comunità. “Il recupero si muove esattamente in questa direzione – spiega il vicesindaco con delega alla Cultura Sergio Gandi -: non solo nuovi depositi e funzioni di servizio, ma anche luoghi per mostre, incontri, formazione, ricerca e produzione culturale. Il progetto tiene insieme memoria e contemporaneità e rafforza il ruolo della Mai come grande istituzione culturale della città”.
L’obiettivo è quindi ricomporre il rapporto tra la ‘memoria’ della biblioteca e il suo corpo architettonico. “San Michele all’Arco è parte di un sistema urbano e culturale straordinario, nel cuore di Città Alta e in continuità con piazza Vecchia, Palazzo Nuovo e la biblioteca Angelo Mai”, aggiunge l’assessore alla Riqualificazione urbana Francesco Valesini.
Particolare attenzione è dedicata all’accessibilità e all’innovazione tecnologica, componenti che incidono significativamente sull’entità dell’investimento, per restituire alla città uno spazio di grande fascino storico e architettonico e renderlo accessibile tutti i cittadini, indipendentemente dall’età o dalle condizioni psicofisiche.


