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Defunti nelle chiese, il nodo dei requisiti sanitari da rispettare. Le imprese funebri: “Modifica ambigua, servono chiarimenti”

Anelli dopo il via libera in Regione all’esposizione dei feretri nei luoghi pubblici: “Prescrizioni più leggere rispetto alle case del commiato”. Si attendono le indicazioni di Ats, la soddisfazione dei sindaci bergamaschi

Quasi un anno fa era stata definita una battaglia di valori. Centocinquanta tra sindaci e amministratori locali avevano invocato una modifica della normativa regionale che vietava l’esposizione dei feretri nelle chiese prima del funerale. Una richiesta che, a distanza di oltre undici mesi, ha portato al primo risultato: un emendamento che consentirà nei Comuni classificati come montani e in quelli con meno di 5 mila abitanti, di esporre il defunto in un luogo pubblico autorizzato dai sindaci permettendo così alla comunità di accompagnarlo verso l’ultimo saluto.

“È il frutto di un lavoro di squadra che ha visto tanti sindaci impegnarsi in prima persona”, ricorda la sindaca di Ponteranica Susanna Pini, prima firmataria e promotrice della richiesta di audizione inviata alla Commissione Sanità lo scorso giugno. Ponteranica è tra i Comuni inclusi con la modifica – classificato come ‘montano’ -, ma sarebbe altrimenti rimasto fuori per il tetto massimo imposto sulla popolazione residente. “Un aspetto che mi lascia perplessa – ammette Pini -. La scelta dovrebbe essere lasciata ai cittadini. Poter salutare un proprio caro all’interno della comunità di appartenenza è una forma concreta di vicinanza. Spesso la consapevolezza della perdita non è immediata, ma quando la salma resta nel paese la comunità può partecipare al lutto e la famiglia si sente maggiormente accolta”.

Dura la reazione della Federcofit, la federazione che rappresenta il comparto funerario italiano, che ha inviato una lettera urgente alla Direzione generale Welfare della Regione Lombardia chiedendo chiarimenti applicativi e l’istituzione di un tavolo politico e tecnico con le associazioni di categoria. “Il nuovo comma è stato scritto in modo generico e presenta diverse ambiguità che richiedono chiarimenti”, sostiene il presidente nazionale Davide Veronese. Secondo la federazione il rischio è che i Comuni interpretino autonomamente la norma, generando applicazioni differenti sul territorio.

I luoghi autorizzati dai sindaci per l’esposizione dovranno rispettare criteri igienico-sanitari minimi, ma al momento non è chiaro quali siano. Ats, contattata sulla questione, non ha al momento fornito indicazioni. “Dovranno essere accessibili, attendiamo indicazioni chiare”, sottolinea la sindaca Pini. C’è anche chi si sta già preparando ad attrezzare le chiesette per accogliere i defunti, come il parroco di Colere don Mauro Trebbia.

“Ho già commissionato uno studio per capire cosa serve per mettere a norma la chiesetta adiacente alla parrocchiale – spiega -. Credo si sia raggiunto un buon compromesso. La deroga per i piccoli borghi montani è fondamentale: all’origine della richiesta dei cittadini c’era soprattutto la distanza da percorrere per rendere omaggio a un defunto quando non era possibile accoglierlo in casa. È un tema molto sentito nei centri più remoti, dove non tutti hanno la possibilità di spostarsi per chilometri. Certo, difficoltà simili possono riguardare anche famiglie che vivono in paesi della pianura”.

Sul fronte politico spetta a Roberto Anelli (Lega), che per primo aveva portato in Commissione Sanità l’emendamento, tracciare un bilancio. “Abbiamo dato una scossa, ma ora serve una revisione complessiva – spiega -. Istituiremo una cabina di regia con la Direzione Generale Welfare per rivedere sia la legge sia il regolamento. Monitoreremo il territorio per individuare eventuali criticità nei Comuni più grandi privi di case del commiato, senza lasciare indietro nessun attore”.

“Una situazione surreale – sostiene Cristian Vergani, vicepresidente nazionale di Federcofit e presidente per Regione Lombardia -. Per noi non cambia nulla, la modifica non supera i requisiti igienico-sanitari previsti dalla normativa nazionale”. “Serve prudenza nell’affermare che i defunti possano essere accolti in chiese o oratori – aggiunge Veronese -. Le case funerarie sono strutture realizzate proprio per garantire standard adeguati sotto il profilo sanitario e della sicurezza”. Un nodo che viene però affrontato direttamente da Anelli: “Le case del commiato sono luoghi a forte regolazione sanitaria e per questo soggetti a norme più stringenti. Per i luoghi pubblici saranno in vigore prescrizioni più leggere”.

Vergani sottolinea che la federazione non mira ad avere l’esclusiva nella gestione del lutto. “Tenere il proprio defunto in casa è sempre stato permesso e nessuno può vietarlo – osserva -. È stato sollevato un falso problema: anche dove il mercato non consente di aprire una sala del commiato, resta possibile accogliere il feretro nella propria abitazione. Molti impresari bergamaschi hanno investito milioni di euro e ora vedono una normativa che può cambiare dall’oggi al domani. Serve parità di dignità tra le case del commiato e gli eventuali luoghi pubblici di esposizione”.

Secondo Federcofit, la questione avrebbe dovuto essere affrontata diversamente sul piano legislativo. “Avremmo voluto arrivare a una soluzione condivisa, invece di vederne una calata dall’alto – conclude Vergani -. Avevamo anche proposto di adeguare le camere mortuarie dei cimiteri per renderle idonee all’esposizione, ma non abbiamo trovato alcuna apertura. Siamo disposti a individuare soluzioni condivise, senza mettere a rischio il lavoro e la professionalità di tanti imprenditori”.