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Nei piccoli Comuni si potrà tornare a esporre i feretri nelle chiese: “Primo passo verso una revisione completa della Legge”
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In Consiglio regionale l’emendamento passa all’unanimità e supera, almeno in parte, il divieto introdotto dalla normativa del 2009. La possibilità si apre però solo per i paesi sotto i 5 mila abitanti: “Disparità di trattamento, estendere il provvedimento anche ai centri più grandi privi di strutture idonee”

Martedì 16 giugno il Consiglio regionale ha votato all’unanimità un emendamento alla legge ordinamentale 2026 che riapre alla possibilità di esporre i defunti nelle chiese e in altri luoghi scelti dalle famiglie nei Comuni montani e in quelli con meno di 5 mila abitanti. La modifica supera, almeno in parte, il divieto introdotto dalla normativa regionale del 2009 e consentirà, previa autorizzazione comunale, il trasferimento della salma dopo l’accertamento di morte mediante tanatogramma ed entro le 24 ore dal decesso in un luogo individuato dai familiari all’interno della comunità per la veglia funebre.

L’emendamento è il risultato di un confronto trasversale tra le forze politiche durato quasi un anno. Soddisfazione arriva da Fratelli d’Italia. “Una risposta chiara ai cittadini lombardi che vivono nei piccoli Comuni – evidenziano i consiglieri regionali Michele Schiavi e Alberto Mazzoleni -. Tutti devono avere a disposizione un luogo dove poter salutare il proprio caro. È evidente la forte disparità tra chi abita in città e chi in periferia: ora finalmente si potranno tornare ad utilizzare anche i luoghi di culto come spazi idonei per l’ultimo saluto”.

Anche Forza Italia accoglie con favore il provvedimento, che arriva a meno di un mese dall’emendamento passato in Commissione Sanità. “Il testo originario è cambiato dopo le interlocuzioni di questi giorni, ma ha permesso di trovare un punto di incontro che si traducesse in un voto all’unanimità – spiega Jonathan Lobati, consigliere regionale di FI -. Con le nuove disposizioni diminuiamo le disuguaglianze tra i piccoli Comuni e le grandi città e aiutiamo le famiglie nel momento del lutto”.

Anche la Lega plaude la modifica, ma rilancia proponendo di estenderne ulteriormente la portata. “Una risposta concreta a una problematica vera – osserva il consigliere del Carroccio Giovanni Malanchini -. Era necessario intervenire per dare certezza normativa e tutelare le esigenze delle famiglia. Resta il rammarico per aver dovuto ritirare l’ordine del giorno che chiedeva di estendere la possibilità anche ai Comuni sopra i 5 mila abitanti privi di strutture idonee. Una disparità di trattamento che non ha alcuna giustificazione e che penalizza ancora una volta numerosi Comuni della pianura lombarda”.

La possibilità è aperta però solo nei territori dove non sono presenti case funerarie. “Restrizione che non condivido – dichiara il consigliere del Partito Democratico Jacopo Scandella -, così come il limite della dimensione del Comune. Ma la scelta era tra lasciare tutto com’è o accettare un compromesso votando questo emendamento, convinti che si dovesse aprire una breccia nel regolamento”. Secondo il consigliere dem Davide Casati si tratta di “un primo passo avanti, ma il lavoro non è finito”.

È  stata infatti approvata anche l’istituzione di un gruppo di lavoro tecnico paritetico che avrà il compito di approfondire le criticità applicative dell’attuale normativa, con particolare attenzione all’organizzazione dei servizi cimiteriali, alle attività di tumulazione e inumazione, alle case funerarie, alle sale del commiato, al trasporto funebre e alla distribuzione delle strutture sul territorio. “Sono emerse – spiegano Schiavi e Mazzoleni – diverse questioni interpretative e organizzative: temi che meritano un approfondimento organico e non interventi frammentari”.

L’obiettivo dichiarato – e condiviso – dai diversi gruppi politici è quello di arrivare a una revisione complessiva della normativa. “È necessario – concludono i consiglieri Scandella e Casati – trovare un punto di incontro che tenga conto del rispetto dei criteri igienico-sanitari già stabiliti a livello nazionale e la legittima richiesta dei cittadini di poter dare l’ultimo saluto ai loro cari defunti in un luogo prossimo alla loro residenza”.