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Il passato bergamasco di Sarri, da bimbo all’asilo di Castro: “E ora lo aspettiamo in paese”

Quando aveva tre anni, nel 1962, il neo tecnico nell’Atalanta si è trasferito in territorio orobico insieme alla sua famiglia: il padre lavorava alla Italsider, oggi diventata Lucchini Rs. La sindaca Patrizia Carizoni: “Lo porteremo a visitare la nuova scuola materna”

Castro. Via Papa Giovanni XXIII è una strada in salita che parte dal cimitero e termina a fondo chiuso in una zona residenziale. Una via come ce ne sono a decine sulle sponde del lago d’Iseo. Percorrendola, ci si lascia sulla sinistra la scuola materna del paese, struttura fresca di ristrutturazione e riaperta un anno fa. Quando è arrivato insieme alla sua famiglia nella provincia bergamasca nel 1962, il piccolo Maurizio Sarri quella strada l’ha percorsa ogni giorno: la sua famiglia viveva in paese. Papà Amerigo lavorava alla Italsider, che oggi porta il nome di Lucchini Rs, mentre mamma Clementina lo accompagnava lungo quella via.

Da ieri Sarri è ufficialmente allenatore dell’Atalanta, chiudendo di fatto un cerchio della sua vita. Lo stesso che nel 2015 lo aveva portato a sedersi sulla panchina del Napoli, squadra della città in cui è nato, prima di trasferirsi a tre anni proprio a Castro insieme alla sua famiglia, dopo che il padre era stato trasferito da Bagnoli a Lovere. “E un po’ aveva cominciato a parlare il bergamasco” ricordava in vecchie interviste.

Alla scuola materna Giuseppe Volpi all’inizio degli anni ’60 c’erano anche altri due bambini, Patrizia Carizoni e Tino Zubani, oggi sindaca e vice-sindaco del piccolo comune del Sebino, che conta poco più di 1.100 abitanti ed è tra i meno vasti di tutta la provincia orobica. “Sono passati tanti anni”, ricordano, “noi siamo nati nel 1962, quindi è possibile esserci incrociati. Come rappresentanti di Castro possiamo soltanto dire che è un orgoglio che una persona passata di qui sia arrivata ad un livello così alto. Gli auguriamo una stagione ricca di soddisfazioni e lo invitiamo a tornare a Castro per fargli visitare l’attuale scuola materna, visto che quello vecchia che abbiamo frequentato non c’è più”.

scuola materna castro sarri

D’altronde il passato orobico dell’attuale tecnico della Dea non è durato per molto: solo pochi anni, prima di spostarsi in Toscana e lì crescere tra il lavoro in banca di giorno e lo sport, bicicletta e pallone, di sera o nei weekend. Poi ha scelto di svestire la cravatta e indossare la tuta passando da dilettante a professionista. Il ciclismo no, quello non l’ha mai abbandonato, almeno da spettatore. E tuttora ammette che “se devo scegliere tra una finale di Champions e la Parigi-Roubaix, opto per la seconda”.

Arrivare nella terra di Felice Gimondi gli farà una certa impressione, da questo punto di vista. O meglio, tornare. Perché il passato bergamasco non si dimentica e anche la stessa Atalanta lo ha rimarcato nel comunicato ufficiale che ha annunciato la sua nomina a capo allenatore.

Un trascorso breve, ma intenso. Un po’ come i suoi ultimi passaggi in città: la vittoria ai rigori lo scorso aprile con la Lazio in semifinale di Coppa Italia che in qualche modo ha indirettamente posto fine all’era Palladino, o la sconfitta del 5 ottobre 2016 contro la prima vera Dea del Gasp, con i ragazzi in campo e il gol di Petagna, un pomeriggio che ha cambiato la storia. Sulla panchina del Napoli c’era lui.

Ieri il tecnico nerazzurro è arrivato in sede a Zingonia in tarda mattinata ed è andato via prima di cena. Nel mezzo, oltre alle firme e alle foto di rito, anche un giro sui campi insieme a tutti i vertici societari e alla dirigenza. Potrebbe aver prestato particolare attenzione all’erba dei campi, visto che nel 2022 in particolare lodò apertamente il terreno di gioco dello stadio, “perfetto per giocare a calcio”, disse dopo la vittoria per 2-0 della sua Lazio. La scintilla dovrà scattare anche in campo, ma una cosa è certa: tra Maurizio Sarri e Bergamo esiste da sempre un legame particolare.