Duplice omicidio di Covo, l’affronto del turbante gettato a terra. Ancora in fuga il presunto killer
Resta teso il clima nella comunità Sikh dove non si fermano tensioni e denunce dopo il duplice omicidio
Covo. Un gesto che a prima vista potrebbe apparire insignificante, per la comunità Sikh rappresenta, invece, un grave affronto. Tra gli elementi emersi nell’inchiesta sul duplice omicidio di venerdì 17 aprile figura infatti il presunto lancio a terra di un turbante. Il copricapo, nella tradizione Sikh, non è soltanto un elemento di abbigliamento ma un vero e proprio simbolo di fede, identità e rispetto. La sua rimozione forzata, così come il gesto di gettarlo a terra, viene considerato come una forma di umiliazione personale e religiosa.
Pertanto, non è escluso che l’episodio possa aver contribuito ad alimentare ulteriormente le tensioni già presenti all’interno della comunità, dove nelle settimane successive non sono mancati momenti di forte attrito, a colpi di minacce e denunce. Intanto, a distanza di due mesi dai fatti, il presunto killer è ancora ricercato. Le indagini dei carabinieri proseguono senza sosta, mentre continuano ad affiorare dettagli su quanto accaduto quella notte e sulle ore precedenti alla tragedia.
Il delitto si è consumato all’esterno del tempio Sikh Gurdwara Mata Sahib Kaur Ji, nella zona industriale del paese, dove Rajinder Singh, 47 anni, residente a Covo, e Gurmit Singh, 48 anni, originario di Agnadello nel Cremonese, sono stati raggiunti da diversi colpi d’arma da fuoco. Entrambi sono morti sul posto.


