“Il valore della pluralità. Idee e percorsi per un riformismo europeo”
Il futuro non si costruisce con le divisioni del passato, ma con la capacità di abitare con intelligenza la complessità del presente
Le sfide che le democrazie liberali occidentali si trovano ad affrontare richiedono uno sforzo di analisi e di sintesi che va ben oltre l’ordinaria dialettica quotidiana. Tra la necessità di interpretare i grandi mutamenti geopolitici globali e l’urgenza di agganciare la competitività indicata dal Rapporto Draghi, la Politica è chiamata a riscoprire una visione di lungo periodo. Questo è particolarmente vero per il Nord produttivo – e per l’asse Milano-Bergamo in particolare – un territorio che per sua natura chiede risposte concrete, riforme misurabili e un forte radicamento europeo.
Di fronte a questa complessità, il compito delle culture riformiste non è quello di arroccarsi nei vecchi recinti, ma di gettare ponti. Come associazione di cultura politica casa dei riformisti italiani, Libertà Eguale è il modello che ha sempre creduto che il pluralismo sia una ricchezza e che il confronto tra sensibilità diverse sia l’unico vero motore dell’innovazione programmatica. In questa epoca storica, più che mai, si avverte l’esigenza di valorizzare questa “visione prospettica comune”, capace di unire intelligenze, storie ed esperienze differenti attorno a una medesima stella polare. Questo percorso non richiede uniformità organizzativa, ma una forte sintonia ideale.
In questa prospettiva, di fronte alle ultime evoluzioni, oggi vedo l’esistenza di un filo conduttore che unisce chi, con lealtà, è impegnato nella componente riformista all’interno del Partito Democratico per preservarne la vocazione maggioritaria e l’attenzione al mondo del lavoro e delle imprese, e chi, animando il nuovo movimento Spazio Pubblico promosso nei giorni scorsi da Pina Picierno con esordio a Milano in due eventi il 15 e il 25 giugno, offre un punto di vista stimolante e complementare nell’alveo delle culture liberal-democratiche ed europeiste (ricordando che il Partito Democratico è nato nel 2007 con l’obiettivo di superare le tradizionali divisioni e unire in una sintesi inedita le grandi culture politiche del centrosinistra italiano: quella di matrice socialdemocratica, quella del cattolicesimo politico e sociale, quella liberale e laica, tutte confluite e accolte con medesima dignità e legittimazione).
Si tratta di percorsi diversi che tuttavia guardano alla stessa meta. La dimostrazione più chiara ci viene dall’attività quotidiana nelle istituzioni europee. Lo dico vedendo personalmente l’esistenza di un asse ideale che unisce la sensibilità transnazionale di Sandro Gozi e Pina Picierno al pragmatismo amministrativo ed alla qualificata competenza industriale di Giorgio Gori, che insieme al presidio attento di Lia Quartapelle sui temi della politica estera ci dimostra come sui grandi valori fondanti – la difesa dello Stato di diritto, l’integrazione comunitaria, la crescita sostenibile – la convergenza sia già nei fatti una realtà naturale.
L’obiettivo comune, ora, per chi si impegna per promuovere questa visione in una convergenza ideale di impegno condiviso deve essere quello di coltivare questo patrimonio di idee, offrendo spazi fisici e culturali in cui questa pluralità possa esprimersi al meglio in tutto il suo potenziale.
In Lombardia, e in particolare a Bergamo e Milano, l’esperienza del Circolo Matteotti già rappresenta un esempio virtuoso di questa visione. Non si propone come un’alternativa ai partiti, ma come un laboratorio aperto della società civile, delle professioni, dell’università e dell’impresa. Un luogo di cittadinanza comune in cui l’unica tessera richiesta è la passione per lo studio e per le soluzioni concrete, da far confluire in un impegno comune.
Credo fermamente che è proprio in questi spazi che si può promuovere un confronto sereno e approfondito su alcuni nodi cruciali per il futuro del Paese e non solo, quali per un primo riferimento non certamente esaustivo:
Centralità delle istituzioni democratiche: Riaffermare il valore della democrazia liberale e della cooperazione internazionale di fronte alle spinte centrifughe della nostra epoca;
Equità fiscale per giustizia sociale e crescita: Sviluppare proposte capaci di unire la sostenibilità sociale alla competitività del sistema produttivo, valorizzando i contributi scientifici di economisti autorevoli come Marco Leonardi per riformare il welfare in chiave generativa;
Politiche industriali vicine al territorio: Accompagnare la transizione ecologica e digitale della nostra manifattura con pragmatismo, investendo sul capitale umano, sulla formazione tecnica (ITS) e sull’efficienza infrastrutturale;
Contrasto alle diseguaglianze di destino: Abbattere le barriere sociali, economiche e culturali che bloccano l’ascensore sociale, garantendo alle nuove generazioni un uguale punto di partenza. L’obiettivo deve essere una società in cui l’origine familiare non determini il destino individuale, investendo su scuola, università e politiche per i giovani per premiare il merito e liberare i talenti.
Il futuro non si costruisce con le divisioni del passato, ma con la capacità di abitare con intelligenza la complessità del presente.
Dalla mia personale visuale, con la sponda culturale di Libertà Eguale e l’energia del Circolo Matteotti, penso si possa dimostrare che il riformismo è una rete diffusa, aperta e anche generosa, concentrata sul comprendere il proprio tempo e proiettarsi nello sviluppo di una visione all’altezza della missione che si intende perseguire. Un percorso comune è già tracciato.
Ora si tratta di camminare, ciascuno nel proprio ruolo, per mantenere accesa, insieme, la speranza nel nostro futuro.
Alberto Colombelli, Diplomato ISPI in Affari europei
Componente Presidenza nazionale Libertà Eguale


