La recensione
“La cronologia dell’acqua”, l’esordio alla regia di Kristen Stewart emoziona immergendo nelle immagini
Cresciuta in un ambiente distrutto dalla violenza e dall’alcol, Lidia Yuknavitch sembrava destinata all’autodistruzione e al fallimento, finché le parole non le hanno offerto un’inaspettata libertà nella forma della letteratura
- Titolo: La cronologia dell’acqua
- Titolo originale: The Chronology of Water
- Regia: Kristen Stewart
- Paese di produzione / anno / durata: Francia, Lettonia, Stati Uniti /2025 / 128 min.
- Sceneggiatura: Kristen Stewart, Andy Mingo
- Fotografia: Corey C. Waters
- Montaggio: Olivia Neergaard-Holm
- Musica: Paris Hurley
- Cast: Imogen Poots, Thora Birch, Susannah Flood, Tom Sturridge, Kim Gordon, Michael Epp, Jim Belushi, Earl Cave
- Produzione: Scott Free Productions, Forma Pro Films, CG Cinéma, Nevermind Pictures, Fremantle, Curious Gremlin, Lorem Ipsum Entertainment, Scala Films
- Distribuzione: Wanted Cinema
- Programmazione: Lab80 (Lo schermo bianco) Bergamo, Treviglio Anteo spazioCinema
Un liquido amniotico per immagini, in cui rinascere, è quello di “La cronologia dell’acqua”, film di Kristen Stewart, al cinema dall’11 giugno. Un debutto nel lungometraggio, quello della Stewart, dopo aver raggiunto il successo mainstream, come attrice, con la saga di “Twilight”, prima di venire scelta, tra gli altri, da Olivier Assayas, Woody Allen, Pablo Larrain e David Cronenberg e il primo passo dietro la macchina da presa con alcuni cortometraggi, tra cui “Come Swim”.
L’elemento principale è sempre l’acqua, un’acqua che è morte e assenza, mentre in questo primo lungometraggio si fa vita e rinascita. Il punto di partenza di “La cronologia dell’acqua” è l’omonimo memoir di Lidia Yuknavitch (interpretata poi da un’intensa Imogen Poots). Cresciuta in un ambiente distrutto dalla violenza e dall’alcol, Lidia sembrava destinata all’autodistruzione, finché le parole, divenute letteratura, non le hanno donato una libertà inaspettata. Cresciuta tra un padre violento e una madre fragile, in una quotidianità formata da violenze e abusi, la protagonista trova una prima via di fuga in una borsa di studio per il nuoto, ma anche questo la porterà a deragliare in un percorso in cui l’amore sembra impossibile, nascosto tra suoi orribili simulacri, fino all’incontro con il professor Ken Kesey (Jim Belushi), che l’aiuterà a trovare salvezza nella scrittura.

Kristen Stewart mostra scaglie di umano tra desideri sessuali, dipendenze, abusi, una precaria salute mentale fino alla morte più straziante. Il suo è uno stile estremo e diretto, che si espone in una forma frammentaria di ricordi, dove la cronologia temporale si perde per lasciare posto alla cronologia dell’acqua del titolo, un fluire di immagini che diventa liquido amniotico. Frammenti di ricordi mostrati nella grana grossa e pastosa del 16 mm, un susseguirsi di immagini tra sogno e realtà, tra ricordo e presente, osservati tramite una visione dall’acqua, elemento liquido in cui si perdono i contorni, per lasciare l’anima ad una sorta di sperimentalismo dei sensi. Un elemento liquido centrale nella pellicola, in cui le immagini diventano le particelle che lo compongono: l’acqua di una piscina o di una doccia, poi la saliva e il sudore, ma anche l’alcol, le secrezioni, il sangue.
L’immagine come fonte vitale, fotogrammi liquidi, particelle di un elemento-acqua che è nucleo sicuro ed embrione di rinascita. Non ha paura la regista di mostrare il corpo, di indugiare sui suoi liquidi, su ciò che dona vita e piacere, ma anche su ciò che provoca dolore, che di quel corpo è modifica e distruzione. Il suo è uno stile diretto, che non cerca mezze misure, che riconduce ad un cinema di sperimentazione arthouse. Un cinema che può risultare indigesto, ma capace, in ogni caso, di ritrovare l’umano in ogni suo fotogramma. Importante, in questo senso, è anche la fotografia di Corey C. Waters, con i suoi primi piani ravvicinati ed i suoi particolari, a tratteggiare immagini claustrofobiche che urlano il proprio trauma, la storia di sangue di una donna che torna alla vita nel liquido amniotico di una piscina, ma soprattutto in quello dell’immagine.

