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La mostra Luoghi Comuni, curata da Corrado Benigni, raccoglie una selezione di lavori realizzati dalla fine degli anni Novanta a oggi e offre al visitatore l’occasione di attraversare tre decenni di cambiamenti del paesaggio italiano

Bergamo. Dieci anni di mostre fotografiche ad Astino. Un traguardo importante per uno spazio che, nel corso del tempo, è riuscito a ritagliarsi un ruolo di primo piano nel panorama nazionale, diventando uno dei punti di riferimento per la fotografia contemporanea in Italia.

Per celebrare questo anniversario, il nuovo ciclo espositivo guarda al presente e agli autori che stanno contribuendo a ridefinire il linguaggio della fotografia contemporanea. Dopo aver dedicato ampio spazio ai grandi maestri che tra gli anni Settanta e Ottanta hanno rivoluzionato arte e fotografia, la scelta è di ripartire da Francesco Jodice, tra i protagonisti più autorevoli della scena artistica italiana. Figlio del celebre fotografo Mimmo Jodice, ma da tempo affermato attraverso una ricerca del tutto personale, Jodice indaga da oltre trent’anni il rapporto tra territorio, società e trasformazioni urbane, intrecciando fotografia, cinema e riflessione politica.

La mostra Luoghi Comuni, curata da Corrado Benigni, raccoglie una selezione di lavori realizzati dalla fine degli anni Novanta a oggi e offre al visitatore l’occasione di attraversare tre decenni di cambiamenti del paesaggio italiano. Un percorso che non si limita a documentare l’evoluzione dei luoghi, ma che riflette anche sul modo in cui la fotografia ha cercato di interpretarne le trasformazioni.

Il lavoro di Jodice si distingue per la capacità di mettere in dialogo linguaggi diversi. Fotografia, cinema, ricerca sociale e riflessione politica convivono in una pratica artistica che supera i confini tradizionali dell’immagine. Non a caso l’autore affianca all’attività fotografica quella di regista e filmmaker.

Al centro della sua ricerca non c’è il paesaggio naturale inteso in senso tradizionale. I luoghi raccontati da Jodice sono attraversati dalle persone, dalle economie, dalle relazioni sociali e dai processi culturali. È un paesaggio che diventa specchio della società e delle sue contraddizioni, dove territorio e comunità si influenzano reciprocamente.

Tra le opere presenti in mostra trova spazio anche Bergamo, nel riadattamento di The Room, un lavoro storico dell’artista. L’opera si presenta come una sequenza di otto pagine di giornale completamente annerite, dalle quali emergono soltanto breve frasi o frammenti di parole. Testi privati del loro contesto originario che acquistano nuovi significati e invitano il lettore a costruire una propria interpretazione.

Come dice l’artista “Nulla, in questa mostra, definisce o conclude”. Queste fotografie, e con esse i paesaggi italiani che rappresentano, appaiono come luoghi del dubbio: spazi nei quali impariamo a formulare domande, pur sapendo che le risposte potrebbero non arrivare.

Nel corso della sua ricerca, Francesco Jodice ha saputo intrecciare la fotografia con le grandi questioni geopolitiche del nostro tempo, sviluppando uno sguardo capace di leggere il paesaggio non soltanto come spazio fisico, ma come luogo in cui si manifestano dinamiche economiche, sociali e culturali più ampie. Il suo lavoro invita a superare una prospettiva esclusivamente locale per comprendere come ogni territorio sia parte di una rete di relazioni globali che ne influenzano identità, trasformazioni e futuro.