Carcere di Bergamo, il ritorno della direttrice D’Onofrio: “decisione che cancella tre mesi di rinascita”
Dalle persone che si relazionano con il carcere arrivano prese di posizione e reazioni non proprio favorevoli al ritorno della direttrice D’Onofrio alla guida della casa circondariale di Bergamo
Bergamo. La notizia del ritorno della direttrice Antonina D’Onofrio alla guida della Casa circondariale don Fausto Resmini è stata accolta con qualcosa di più di qualche riserva dagli ambienti che si relazionano col carcere.
“Dopo appena tre mesi di riapertura, intensi sia per la ripresa delle attività sia per la pianificazione di nuovi progetti, è arrivata la notizia che nessuno avrebbe voluto sentire: la dottoressa D’Onofrio tornerà alla guida del carcere di Bergamo. Un ritorno che avviene per diritto, certo, ma anche per sua ostinata volontà – si legge in una nota giunta in redazione -. La dottoressa D’Onofrio si appresta a riprendere le redini di un istituto dove ha lasciato dietro di sé l’impronta custodialista ed un profondo vuoto relazionale, tanto all’interno della struttura quanto nei rapporti con il territorio”.
“In questi mesi si è visto l’esatto contrario grazie alla Dottoressa Santantonio. Giovane, determinata e straordinariamente preparata, ha profuso un impegno e un investimento umano immensi. Purtroppo, tutto questo sembra essere servito a poco, se non a dimostrare che un’alternativa era e sia possibile: a lei va il merito di aver riportato il sorriso, la voglia di collaborare e il desiderio di costruire una rete solida tra operatori, detenuti e partner esterni. Chi prende decisioni dai vertici dell’Amministrazione dovrebbe ricordare che la gestione di un carcere non è fatta solo di freddi decreti, ma di persone. Valutare e tutelare il benessere psicologico e lavorativo di tutti i lavoratori e dei ristretti dovrebbe essere la priorità assoluta di chi sta “in alto”. Purtroppo, oggi, non è stato così”.


