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Dai cori post Chelsea all’esonero: Palladino e l’Atalanta, un amore finito con la separazione (unilaterale)
Foto Andrei Eduard Huiala

In 6 mesi un inizio spumeggiante, la notte della rimonta sul Dortmund e poi la coda con 3 vittorie nelle ultime 16 partite, con la delusione da parte di una piazza che si aspettava un atteggiamento diverso in campo e altre dichiarazioni

Bergamo. Da “Palladino alé alé…” a “Palladino sollevato dall’incarico”. Tra questi due momenti sono passati esattamente sei mesi: sono i cori dopo la vittoria per 2-1 contro il Chelsea del 9 dicembre in Champions League, con il tecnico sotto la curva a ricevere l’ovazione del pubblico bergamasco, e ovviamente il comunicato con cui il 9 giugno si è chiusa la sua esperienza in panchina in maniera unilaterale, vale a dire con l’esonero da parte della società.

Una decisione “unilaterale”, sì, visto che la proposta di risoluzione consensuale del contratto non è stata accolta da parte dell’allenatore di Mugnano, il quale ha scelto di non uscire dal proprio accordo fino al 30 giugno 2027 e continuare quindi a rimanere dentro al libro paga atalantino. Scelta legittima, ma che in un certo senso va a cozzare con determinate frasi degli ultimi mesi dello stesso Palladino. Prima della trasferta contro il Cagliari aveva detto che “la mia storia racconta che i contratti non mi interessano”.

Dichiarazione un po’ avventata, vista a posteriori. Non del tutto fuori luogo, visto che un anno fa di questi tempi si dimetteva dalla Fiorentina con immediata risoluzione del contratto per una propria decisione. Ma quella che viveva all’Atalanta era una situazione ben differente, con un rinnovo del contratto che gli era stato proposto e non immediatamente accettato. “Voglio costruire una squadra forte insieme alla società, a mia immagine e somiglianza” dirà in seguito, affermando di credere di meritarsi anche il rinnovo su cui lui stesso inizialmente aveva temporeggiato.

Comportamento evidentemente in linea con il “poco interesse” verso contratti e scadenze. Tema a cui il club sembra invece tenere in maniera particolare, dando alle firme e agli accordi un peso specifico ben differente. Soprattutto dopo che il 24 febbraio nel picco dell’euforia post 4-1 sul Borussia Luca Percassi aveva definito Palladino “un predestinato”, lo scenario che andava delineandosi sembrava quello di un rapporto destinato a durare e non a concludersi dopo poco più di 200 giorni in carica.

E invece, in attesa dell’ufficialità nei prossimi giorni di Maurizio Sarri come nuovo allenatore, ciò che ci si trova a raccontare è una pagina che si volta, alla ricerca di una rivoluzione tecnica che sarà guidata soprattutto in regia da Cristiano Giuntoli. Che ha sicuramente avuto un ruolo nella scelta, visto che come ogni grande dirigente vuole mettere il proprio “timbro” in una nuova società.

Restano i ricordi dei successi casalinghi: le vittorie europee contro Chelsea e Borussia, i successi contro Roma, Juventus e Napoli alla New Balance Arena tra campionato e Coppa Italia. Ma anche, se non soprattutto una coda deludente, con una vittoria nelle ultime 8 partite sul campo di un Milan in caduta libera e in generale 3 nelle ultime 16 complessive, contro il Verona retrocesso e il Lecce salvo all’ultima giornata. E i 10 gol incassati da un Bayern oggettivamente fuori scala sono l’ultimo dei problemi.

Una serie parecchio negativa di risultati che hanno incluso le sconfitte con Sassuolo e Cagliari, i pareggi con Udinese e Genoa, l’eliminazione in semifinale di Coppa Italia contro la Lazio, accompagnate da una narrativa di stanchezza, di rimonta, di traguardi parziali raggiunti e di prestazioni positive che non è stata apprezzata da una tifoseria che avrebbe voluto vedere un atteggiamento diverso e generalmente meno piattezza come è stato in varie occasioni.

Una divergenza di vedute che fa parte dello sport, ma che cozza pensando a quell’inizio trascinante, a quei cori e a quanto a fine febbraio l’Atalanta sembrasse davvero in linea per ricalcare i fasti e soprattutto le sensazioni dell’era Gasperini. L’epilogo, invece, ha raccontato ben altro.