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Rfi non esclude la possibilità di rivedere l’appalto se non arriverà un’accelerazione nei prossimi mesi. Con la scadenza aggiornata a dicembre 2027, i lavori si protrarranno per oltre quattro anni

Bergamo. Rfi mette sotto osservazione l’impresa incaricata dei lavori del collegamento ferroviario per Orio e del raddoppio verso Ponte San Pietro e non esclude la sostituzione dell’appaltatore se nei prossimi mesi non arriverà un’accelerazione significativa dei cantieri. Un’ipotesi che fino a oggi non era mai stata evocata apertamente e che trova spiegazione nei numeri: a due anni e mezzo dall’avvio dei lavori, l’avanzamento complessivo delle opere si attesta intorno al 25%.

È una sospensione che dura da due anni e mezzo quella della linea ferroviaria tra Bergamo e Ponte San Pietro, chiusa dal 5 febbraio 2024 per il raddoppio dei binari: un’interruzione destinata a prolungarsi ancora. Nel frattempo, l’aeroporto ha perso il treno delle Olimpiadi e per un ulteriore anno si troverà a convivere con i cantieri in un’area particolarmente sensibile per flussi di passeggeri e operatività. Le opere per la nuova tratta ferroviaria erano iniziate nel secondo semestre del 2023: se sarà rispettata la nuova scadenza di dicembre 2027, il cantiere si sarà protratto per oltre quattro anni.

Durante il resoconto dello stato di avanzamento dei cantieri ferroviari lombardi, i vertici di Rfi lunedì 8 giugno hanno ammesso che per i due interventi bergamaschi nei prossimi mesi verranno valutate tutte le opzioni: al momento l’azienda continua a privilegiare la continuità dell’appalto al raggruppamento formato da D’Agostino Angelo Antonio Costruzioni Generali e Se.Ge.Co, ma non esclude scenari alternativi. “Tendiamo sempre a conservare, cambiando non sai mai cosa può succedere – spiega l’amministratore delegato di Rfi Aldo Isi -. C’è un contratto che determina tempi e prestazioni: valuteremo in base a quello che succederà nei prossimi mesi”.

Accanto a lui, il direttore Investimenti della società pubblica di Fs Italiane, Lucio Menta, sottolinea come l’impresa abbia rafforzato la propria presenza sul cantiere: “Mezzi e maestranze sono aumentati mediamente del 50%”. Un potenziamento che, però, dovrà tradursi in risultati concreti: “L’impresa ha target che deve adempiere. Se non li raggiungerà faremo le conseguenti riflessioni”.

A spiegare la preoccupazione di Rfi, più delle dichiarazioni, sono i numeri. Secondo quanto comunicato da Rfi, a due anni e mezzo dall’avvio dei cantieri l’avanzamento complessivo delle opere resta intorno al 25%. Per rispettare il nuovo cronoprogramma il restante 70% dovrebbe essere completato nell’arco di circa un anno e mezzo.

Numeri che spiegano perché Rfi stia valutando il rendimento dell’impresa. “Se dicessimo che siamo contenti non saremmo qui a parlare di dicembre 2027, ma di una riattivazione nel dicembre 2026, come prevedevano le scadenze contrattuali che sono state disattese”, osserva Menta.

L’eventuale sostituzione dell’appaltatore nella peggiore delle ipotesi potrebbe anche causare un ulteriore slittamento. “Nel caso di una variazione del contratto la procedura seguirebbe il Codice degli appalti – chiarisce il direttore -. In virtù del finanziamento europeo dobbiamo essere ben attenti a non uscire dalle direttive comunitarie. Il percorso è tracciato dalla norma, che ha dei tempi quasi liturgici, ma possono essere accelerati laddove si trovi un appaltatore che abbia particolari caratteristiche di performance diverse dall’attuale”.

Ma da dove nascono i ritardi accumulati negli ultimi anni? Come ormai noto, una delle principali criticità operative riguarda le performance dell’impresa esecutrice, per lungo tempo al di sotto delle aspettative. “Fin dalla fase di progettazione erano emerse difficoltà – ricorda l’ingegnere Pannetta -. Abbiamo messo subito in atto azioni per cercare di recuperare le tempistiche, ma poi ci sono stati problemi nella risoluzione delle interferenze. Senza dimenticare che i lavori si svolgono in un ambiente fortemente urbanizzato. Una serie di fattori che hanno comportato rallentamenti e questo è il risultato”.

A complicare ulteriormente il quadro si è aggiunta la contemporaneità di esecuzione tra gli interventi finanziati dal Pnrr e quelli legati alle Olimpiadi di Milano Cortina. “La complessità si è duplicata perché il personale di assistenza ha dovuto garantire sia il presidio dei cantieri olimpici, che avevano target insuperabili, sia quello dei cantieri Pnrr”, sostiene Menta. Situazione che ha imposto un continuo equilibrio tra disponibilità di personale, mezzi e capacità della filiera produttiva. “Filiera che in questo momento è al limite delle proprie capacità”, aggiunge il direttore.

Per monitorare da vicino l’andamento delle opere è stata attivata una task force composta dallo stesso Isi, da Menta e dalla responsabile di progetto Rosa Pannetta. Monitoraggio che coinvolge anche Regione Lombardia. “Sono telefonate pressoché quotidiane con cui ci aggiorniamo sugli interventi più delicati – confida l’assessore alle Infrastrutture e Opere pubbliche, Claudia Terzi -. I ritardi non piacciono a nessuno, ma fin dal primo giorno abbiamo condiviso la necessità di tenere presente l’obiettivo finale. Oggi la priorità non è tanto recuperare il tempo perso, quanto evitare di accumulare ulteriori ritardi”.

claudia terzi aldo isi rfiClaudia Terzi durante la conferenza stampa

Quanto a possibili rivalse economiche nei confronti dell’impresa, l’assessore preferisce non sbilanciarsi. “Non so quali potrebbero essere le sorti giuridiche dell’appalto – osserva -. Ci interessano relativamente, nel senso che l’obiettivo è fare in modo che le opere si realizzino. Cercare il secondo in graduatoria sarebbe comunque un problema. La gestione degli appalti pubblici in Italia non è mai semplice, quindi meno la si complica meglio è”.

L’unico cantiere che oggi sembra procedere in linea con il cronoprogramma è quello dello scalo ferroviario di Bergamo, dove continua l’elevazione del Ponte Ovest. Le criticità accumulate sul raddoppio verso Ponte San Pietro verranno sfruttate, almeno in parte, per anticipare alcune lavorazioni in stazione: l’obiettivo è riattivare la linea con entrambi i ponti già varati, così da evitare ulteriori interruzioni dopo la riapertura del traffico ferroviario.

I ritardi nella ricostruzione del sottopasso ferroviario di via San Bernardino hanno invece avuto ripercussioni anche sul progetto e-Brt, seguito da Comune e Atb. “Con la prossima riattivazione della circolazione sotto il ponte – conclude Menta – le due opere si manterranno vive insieme e l’e-Brt potrà essere attivato nei tempi previsti”.

Per ora, però, Rfi evita ultimatum pubblici all’appaltatore. “La priorità è rispettare le date che abbiamo dato all’amministrazione comunale”, sottolinea Menta, riepilogando il cronoprogramma delle prossime aperture: il primo fornice del sottopasso di San Bernardino, in direzione centro, tra fine luglio e inizio agosto, il ritorno alla circolazione in entrambe le direzioni a ottobre e la chiusura dei lavori a Boccaleone entro la fine di giugno.