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Il 38enne residente a Riccione è accusato di bancarotta fraudolenta, autoriciclaggio e truffa aggravata in relazione alla gestione dell’azienda attiva nel settore delle ristrutturazioni edilizie e dei serramenti. Il rapporto con l’ex titolare Silvia Nervi, i servizi delle Iene e il coinvolgimento di Pierluigi Chieffi, chiamato a supportare la gestione operativa della società

Per anni era stato lui a spiegare le indagini degli altri. Invitato nei programmi televisivi dedicati alla cronaca nera, interveniva per commentare delitti, sviluppi investigativi e passaggi giudiziari complessi. Oggi, però, il suo nome compare al centro di un’inchiesta che nulla ha a che vedere con i casi raccontati davanti alle telecamere. Davide Barzan, 38 anni, originario della provincia di Cosenza e residente a Riccione, è tra gli indagati nell’indagine della Procura di Bergamo che ipotizza i reati di bancarotta fraudolenta, autoriciclaggio e truffa aggravata in relazione alla gestione della Cogein, storica azienda di Madone, comune dell’Isola bergamasca, attiva nel settore delle ristrutturazioni edilizie e dei serramenti.

La società nasce nel 1995 e per oltre 25 anni rappresenta una realtà imprenditoriale solida e radicata nel territorio bergamasco. Dopo un anno dalla nascita alla guida ci sono Mauro Nervi e la moglie Ornella Alborghetti, che nel tempo costruiscono un’impresa capace di consolidarsi sul mercato locale e di garantire occupazione stabile. Una storia destinata però a cambiare profondamente a partire dal 2019. La figlia Silvia viene coinvolta sempre più da vicino nelle vicende dell’azienda di famiglia, trovandosi a gestire dinamiche sempre più delicate.

È proprio in questo contesto che la Nervi entra in contatto con Barzan. Il primo incontro avviene attraverso un investigatore privato contattato dalla donna proprio per via delle tensioni presenti in famiglia. Da quel momento nasce un rapporto che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, diventa sempre più stretto e confidenziale. Nelle testimonianze raccolte emerge anche un dettaglio ricorrente: Barzan si rivolgeva a lei chiamandola “sorellina”, segno di un rapporto personale divenuto nel tempo sempre più intenso.

La vicinanza tra i due cresce mentre si incrinano ulteriormente gli equilibri familiari e aziendali. Secondo la prospettazione accusatoria, proprio quel legame fiduciario avrebbe consentito al 38enne di assumere un ruolo sempre più incisivo nelle scelte che riguardavano il futuro della Cogein.

All’epoca il suo nome non aveva ancora raggiunto la notorietà nazionale successiva. La popolarità arriva, infatti, soprattutto con il caso dell’omicidio di Pierina Paganelli, quando Barzan affianca come consulente Manuela Bianchi, nuora della vittima, diventando presenza fissa nei programmi televisivi di cronaca giudiziaria. Prima della ribalta mediatica, il suo profilo era già stato oggetto di attenzione da parte della trasmissione “Le Iene”, che aveva raccolto testimonianze di persone, tra cui proprio Silvia Nervi, che lo indicavano come intermediario in presunti investimenti e operazioni economiche mai concretizzate, circostanze sempre respinte dall’interessato.

Mentre la sua esposizione mediatica cresce, la vicenda della Cogein entra nella fase decisiva. Nel gennaio 2023 l’intero capitale della società viene ceduto a Barzan per circa 40 mila euro. Una cifra che, secondo gli inquirenti, sarebbe stata notevolmente inferiore al valore reale dell’azienda, ritenuta fino a quel momento economicamente sana e patrimonialmente equilibrata. La Procura di Bergamo sostiene che una parte del prezzo sarebbe stata effettivamente corrisposta, mentre successivamente la precedente proprietà sarebbe stata indotta a credere all’esistenza di ulteriori passività da saldare.

Successivamente entra in gioco anche il marito di Silvia. Secondo la contestazione di truffa aggravata formulata dagli investigatori, la coppia sarebbe stata convinta dell’esistenza di debiti riconducibili alla gestione antecedente e avrebbe effettuato versamenti di denaro nel tentativo di mettere in sicurezza l’azienda di famiglia. Nella ricostruzione accusatoria, tra somme versate e crediti ai quali sarebbe stato rinunciato, il danno economico subito risulterebbe particolarmente rilevante.

Ma Barzan non avrebbe fatto tutto da solo. Con lui, come una sorta di braccio destro, ecco comparire Pierluigi Chieffi. Consulente finanziario, 58 anni, residente a Coriano, inizialmente figura tecnica esterna chiamata a supportare la gestione operativa della società. Ma nella ricostruzione degli investigatori il suo ruolo cambia rapidamente: da consulente diventa presenza centrale nelle decisioni aziendali fino alla nomina a liquidatore, quando la Cogein viene avviata alla liquidazione volontaria. Attorno a Chieffi si sviluppa uno dei capitoli più rilevanti dell’indagine. Gli inquirenti ricostruiscono movimenti di denaro e operazioni che ritengono non coerenti con l’attività reale dell’azienda, configurando un ruolo sempre più centrale nella gestione della fase successiva alla cessione.

Nel giro di pochi mesi la struttura della Cogein si svuota completamente. Lasciano l’azienda tutti i dipendenti storici, compresa la responsabile amministrativa. Non si tratta di semplici avvicendamenti, ma di un’uscita totale di figure che per anni avevano rappresentato la memoria operativa della società. Alcuni ex lavoratori raccontano agli investigatori di aver percepito un cambiamento radicale nella gestione, con modalità non più riconducibili alla precedente organizzazione aziendale.

Secondo la Procura, dopo il cambio di proprietà avrebbe preso forma un progressivo depauperamento patrimoniale della Cogein. Gli accertamenti della Guardia di Finanza indicano trasferimenti per oltre 310 mila euro attraverso consulenze, rimborsi e prestazioni ritenute non giustificate dall’attività societaria. A queste si aggiungerebbero ulteriori movimenti per circa 285 mila euro, transitati attraverso conti italiani ed esteri, in particolare in Lituania, con operazioni ritenute finalizzate a rendere più complessa la tracciabilità delle somme.

Le indagini della Guardia di Finanza di Bergamo, coordinate dal pubblico ministero Carmen Santoro, con le misure che sono state disposte dal Gip Beatrice Purita, si sono sviluppate con la cooperazione internazionale tramite Eurojust, portando all’individuazione di diversi rapporti bancari all’estero e a sequestri complessivi per circa 450 mila euro tra Italia e Lituania. Le perquisizioni hanno interessato anche Riccione, dove sono stati eseguiti accertamenti nell’abitazione e nello studio riconducibili a Barzan, oltre ad attività in altre province con l’impiego di unità specializzate.

Nel procedimento compare anche Chieffi, figura che gli investigatori indicano come centrale nella fase successiva alla cessione e che in passato era già stato coinvolto in altri procedimenti giudiziari, elemento che contribuisce a delinearne un profilo più ampio rispetto alla sola vicenda Cogein.

L’inchiesta bergamasca arriva in un momento in cui il nome di Barzan era già al centro dell’attenzione pubblica. Oltre alle vicende raccontate dalle Iene, a suo carico risulta una precedente condanna definitiva per truffa relativa all’utilizzo di un assegno risultato privo di copertura. In un altro episodio finito sotto i riflettori compare inoltre il suo nome nell’ambito delle indagini relative all’incendio della propria automobile avvenuto nel maggio 2025. Circostanze distinte dall’inchiesta sulla Cogein e rispetto alle quali valgono le rispettive posizioni processuali.

La difesa dell’indagato, rappresentata dagli avvocati Marlon Lepera e Nunzia Barzan, respinge le accuse e sostiene che il proprio assistito non avrebbe ricevuto somme dalla società successivamente finita in liquidazione.

Spetterà ora al procedimento giudiziario accertare eventuali responsabilità. Ciò che emerge dall’inchiesta coordinata è però il racconto di una vicenda che intreccia rapporti familiari, fiducia personale, passaggi societari e consistenti movimentazioni di denaro. Una storia, nella quale, ancora una volta, il confine tra cronaca giudiziaria e vicende umane finisce per diventare sottilissimo.