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Monte dei Paschi tra Bpm e Intesa: il rischio poca concorrenza e l’urgenza di un mercato unico europeo dei capitali

Il mercato unico va completato: capitale, energia, difesa tutto richiede di cedere sovranità per essere tutti europei più forti nel mondo. La libera circolazione di uomini, merci, capitali deve essere completata, con urgenza

Domenica 7 giugno è ripartito in modo abbastanza violento il risiko bancario. Alcune affermazioni di Giovanni Bazoli, presidente emerito di Intesa, e di Luigi Lovaglio, amministratore delegato prima licenziato e poi confermato di MPS con la nuova sorprendente vittoria in assemblea della lista che lo sosteneva, e una pagina firmata dal direttore del Sole 24 ore di domenica appunto, avevano fatto presagire che le acque erano agitate.

È giusto seguire la vicenda per varie ragioni. La prima riguarda MPS che essendo stata salvata con qualche decina di miliardi di noi contribuenti è un po’ nostra e vorremmo capire che fine farà.

La seconda questione riguarda il livello di concorrenza che rimarrà nel nostro paese dopo questa ulteriore probabile razionalizzazione, sperando che non penalizzi famiglie e imprese nell’erogazione del credito che serve alla crescita dell’economia. La terza riguarda il ruolo degli arbitri (BCE, CONSOB, governo) che finora nelle vicende MPS-Mediobanca e BPM-UniCredit-Credit Agricole non hanno brillato di chiarezza e linearità tanto da far intervenire su una parte delle questioni la solita magistratura (concerto presunto tra azionisti per l’ operazioneMPS-Mediobanca). La quarta riguarda l’Europa che anche sul mercato dei capitali deve decidersi.

Sembra chiaro che la vecchia MPS non esiste più. Quel crogiolo pieno di politica e di retaggi è stato rotto finalmente e la banca è diventata di interesse per molti in funzione di raggiungere posizioni dominanti o quasi dominanti in aree del nostro paese.

Bene ha fatto il Neopresidente di Confindustria Bergamo nel suo primo discorso a vedere rischi di mancanza di concorrenza e quindi di maggiori costi per le imprese se gli attori finanziari sono pochi e meno attenti a quegli sviluppi locali che hanno caratterizzato l’Italia dei distretti e quella futura dei cluster. Le autorità e le banche dicono che la concorrenza oggi è a livello continentale, ma dove? Non c’è un mercato unico dei capitali e quindi, fino a quando i governi difendono le banche nazionali, la concorrenza vera non c’è. Si veda il nostro governo con la Golden power esercitata su due banche italiane mentre lascia Credit Agricole in crescita in BPM, facendo cioè un’arbitraria e non abbastanza contestata confusione. Oppure si veda il comportamento del governo tedesco per l’operazione UniCredit-Commerz Bank, interferenza pazzesca.

Gli arbitri, cioè le autorità, sembrano assenti, lente, impaurite e confuse. Male per noi, l’economia di mercato vive se le autorità e i regolatori sono competenti e forti, non politicizzati e liberi. Non sembra il caso.

Con quello che sta succedendo nel mondo, prima ancora di tante altre cose il mercato unico va completato: capitale, energia, difesa tutto richiede di cedere sovranità per essere tutti europei più forti nel mondo.

La libera circolazione di uomini, merci, capitali deve essere completata, con urgenza.

Alle 12 del day after MPS segna un più 11,38% in borsa. Non ci resta che attendere qualche ora per capire di più.

*industriale, già presidente di Confindustria Bergamo e di Ubi Banca