Davide Barzan accusato di bancarotta fraudolenta, truffa e autoriciclaggio: l’azienda di serramenti portata al fallimento
L’inchiesta della procura di Bergamo: due gli indagati, tra cui il consulente noto per il caso Pierina Paganelli e per alcune inchieste televisive della trasmissione Le Iene. Sequestri per 450 mila euro tra Italia e Lituania
Perquisizioni a Riccione e sequestri per circa 450 mila euro tra Italia e Lituania sono scattati nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Bergamo che ipotizza i reati di bancarotta fraudolenta, truffa aggravata e autoriciclaggio. Tra le persone indagate figura Davide Barzan, già noto al pubblico anche per il suo ruolo mediatico nel caso dell’omicidio di Pierina Paganelli, in cui assiste come consulente criminalista Manuela Bianchi, nuora della vittima. Negli ultimi mesi è apparso inoltre in diversi servizi televisivi della trasmissione Le Iene.
L’operazione è stata avviata nelle prime ore della mattinata di lunedì. I militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Bergamo stanno dando esecuzione a un provvedimento di sequestro preventivo emesso dal gip. Contestualmente sono in corso perquisizioni nelle province di Rimini e Foggia, con l’impiego anche di unità cinofile specializzate nella ricerca di denaro contante. I cosiddetti cash dogs.
Secondo quanto emerso dalle indagini, gli investigatori hanno effettuato una perquisizione nell’abitazione e nello studio di Riccione di Barzan. Nell’inchiesta risulta coinvolto anche Pierluigi Chieffi, consulente finanziario di 58 anni residente a Coriano, attualmente detenuto per cumulo di pene. Il suo nome compare inoltre in un ulteriore procedimento relativo all’incendio dell’automobile dello stesso Barzan, episodio avvenuto nel maggio 2025.
L’indagine trae origine dall’esame delle vicende che hanno portato alla liquidazione giudiziale, disposta nel giugno 2024, di una società bergamasca attiva dal 1995 nel campo delle ristrutturazioni e della vendita di serramenti interni ed esterni. Gli inquirenti hanno ricostruito il passaggio dell’intero capitale sociale, avvenuto nel gennaio 2023, circa un anno prima dell’apertura della procedura concorsuale.
Secondo la ricostruzione della Procura, la società sarebbe stata ceduta per circa 40 mila euro, cifra considerata sensibilmente inferiore al reale valore dell’impresa. Gli investigatori sostengono che l’acquirente avrebbe inizialmente versato soltanto 20 mila euro e successivamente avrebbe indotto i precedenti proprietari a credere all’esistenza di debiti non saldati, ottenendo così ulteriori circa 122 mila euro. Per tale condotta viene ipotizzata l’ipotesi di truffa aggravata, per il rilevante danno economico arrecato alle parti offese.
Gli accertamenti delle Fiamme Gialle indicano inoltre che l’azienda, ritenuta fino al 2022 in equilibrio economico e patrimoniale, avrebbe iniziato a registrare difficoltà dopo il cambio di proprietà e l’uscita del personale dipendente. Da quel momento sarebbe stato avviato un percorso di liquidazione volontaria che, secondo l’impostazione accusatoria, sarebbe stato accompagnato da una progressiva fuoriuscita di risorse dalle casse societarie.
In particolare, oltre 310 mila euro risulterebbero trasferiti verso conti riconducibili agli indagati mediante fatture per presunte consulenze, rimborsi o spese anticipate che, secondo gli investigatori, sarebbero servite a mascherare operazioni ritenute inesistenti.
Le indagini hanno inoltre ricostruito ulteriori movimenti per circa 285 mila euro, trasferiti tramite bonifici disposti dal liquidatore su indicazione dell’amministratore di fatto verso conti intestati agli indagati sia in Italia sia all’estero, soprattutto in Lituania. Per gli inquirenti tali operazioni sarebbero state finalizzate a rendere più difficile la tracciabilità e la ricostruzione della provenienza delle somme.
Grazie alla cooperazione internazionale e al supporto di Eurojust, la Guardia di Finanza ha individuato dodici rapporti bancari in Lituania, successivamente sequestrati insieme ai conti italiani e ad ulteriori beni emersi nel corso delle indagini.
La vicenda riguarda una società di cui Barzan risulta socio unico. Dagli atti emerge che Chieffi era stato nominato liquidatore dopo aver svolto in precedenza attività di consulenza finanziaria per l’azienda. La difesa del consulente criminalista, rappresentata dagli avvocati Marlon Lepera e Nunzia Barzan, respinge le accuse e sostiene che il proprio assistito non avrebbe mai ricevuto somme di denaro dalla società poi finita in liquidazione.

