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Una città che pedala ogni giorno anche sotto la pioggia diventa il punto di riferimento per capire cosa manca ancora nel capoluogo orobico. L’ex gregario di lusso: “In Belgio ho visto garage per biciclette nei silos, da noi a volte trovi divieti perfino per appoggiarle”

Bruxelles. A prima vista non sembra una città per ciclisti. Il traffico è intenso, le strade spesso strette e la conformazione urbana presenta più salite di quanto si possa immaginare. Eppure negli ultimi anni Bruxelles è diventata uno dei laboratori europei più interessanti per la mobilità ciclistica.

Per chi arriva da Bergamo, la sensazione dopo poche ore in città è che la bici sia parte integrante del paesaggio urbano e che abbia assunto un ruolo prioritario nella pianificazione degli spazi. Le due ruote si incontrano ovunque, parcheggiate nelle rastrelliere o legate alle ringhiere, mentre i ciclisti attendono pazientemente ai semafori e attraversano incroci progettati con corsie dedicate e protette.

A sottolinearlo è anche Alessandro Vanotti, ex ciclista professionista originario di Almenno San Salvatore e storico gregario di Vincenzo Nibali al Tour de France 2014, l’ultimo vinto da un italiano. “Quando ti sposti in bici ottimizzi il tuo tempo – spiega da Bruxelles, dove si trova in occasione del convegno sulla sicurezza stradale promosso dalla Federciclismo al Parlamento europeo -. Il problema nasce quando gli spazi non sono distinti: se ciclisti e pedoni condividono le stesse aree, come nelle ciclopedonali, la convivenza diventa difficile. Alla base manca anche una cultura del rispetto tra utenti della strada. Serve linearità e una separazione chiara dei flussi”.

Letta dal punto di vista della mobilità ciclistica, Bruxelles ha compiuto passi avanti significativi, ma non è ancora al livello di città come Amsterdam o Copenaghen. La rete ciclabile è cresciuta rapidamente ed è oggi più capillare rispetto a Bergamo: nel 2024 si contavano circa 1.090 chilometri di infrastrutture ciclabili, con oltre 150 chilometri aggiunti dal 2019. Un’evoluzione accelerata dal piano “Good Move”, il progetto con cui la città ha cercato di ridurre il peso dell’auto privata per rendere più sicuri gli spostamenti a piedi, in bicicletta e con il trasporto pubblico.

A Bergamo la bicicletta è sempre più utilizzata, ma spesso si muove dentro una rete fatta di tratti separati e interruzioni, dove il ciclista deve adattarsi al contesto più che esserne guidato. “Le ciclabili devono essere lineari – sottolinea Vanotti -. Io a Bergamo uso la bici perché riesco a fare anche cinque commissioni in un’ora, in auto non sarebbe possibile. Il problema è che manca un sistema continuo: quando si realizza una nuova strada dovrebbe essere prevista fin dall’inizio una ciclabile parallela”.

Un altro elemento che colpisce nella capitale belga è la presenza di infrastrutture di servizio. Non solo piste ciclabili, ma anche parcheggi e connessioni integrate: le principali stazioni dispongono di spazi dedicati alla sosta sicura delle biciclette e i parcheggi sotterranei prevedono accessi specifici. “Qui ho visto garage per biciclette nei silos, integrazione vera – racconta Vanotti -. Mi piacerebbe vederli anche a Bergamo, ma spesso mancano anche le basi: a volte trovi divieti perfino per appoggiare la bici”.

bici bruxellesCartelli per i ciclisti fuori da una stazione di Bruxelles

Il tema, però, non è solo di grandi investimenti. Secondo Vanotti, molte soluzioni potrebbero essere realizzate con costi relativamente contenuti rispetto all’impatto potenziale sulla mobilità: “Non servono sempre milioni di euro. Anche interventi da alcune migliaia di euro per parcheggi, segnaletica o accessi possono cambiare la qualità degli spostamenti”.

Bruxelles colpisce anche nei dettagli. Piccole soluzioni tecniche, come canaline sulle scale per accompagnare le biciclette, oppure attraversamenti semplificati senza barriere inutili. “La città è pensata anche nei particolari – osserva l’ex ciclista professionista -. Non ti trovi mai nella condizione di dover portare la bici a mano in modo scomodo o pericoloso”.

Vanotti Nibali Getty ImagesVanotti, a sinistra, sostiene Nibali sugli Champs-Elysees al termine dell'ultima tappa del Tour 2014. Getty Images

La gestione dei semafori e degli attraversamenti è più fluida, meno frammentata. A Bergamo, invece, la presenza di barriere fisiche e interruzioni lungo alcuni percorsi porta spesso i ciclisti a scegliere la carreggiata ordinaria, con conseguenti maggiori rischi. “È anche una questione culturale – sottolinea Vanotti -. Se non costruisci un sistema coerente, le persone tornano sulla strada e lì il rischio aumenta. Spesso l’auto mantiene la precedenza e chi pedala deve fermarsi e mettere il piede a terra. Se accade ogni pochi minuti, il percorso perde attrattività”.

Non è tutto oro, però, ciò che luccica. Anche a Bruxelles i ciclisti sperimentano problematiche: le bike lanes – le corsie solo ‘disegnate’ sull’asfalto – non sono sempre protette fisicamente, il traffico sulle grandi arterie aumenta i tempi di percorrenza e lo stress negli spostamenti. A Bergamo, città di dimensioni certamente più contenute, in pochi minuti si passa dal centro a percorsi ciclabili immersi nel verde, una caratteristica che la capitale belga fatica a offrire.

Per Vanotti uno degli aspetti spesso trascurati riguarda il coinvolgimento nella progettazione delle infrastrutture di chi ogni giorno sceglie la bicicletta. “Nel confronto con le istituzioni servono anche ciclisti che vivono la strada e conoscono la logica degli spostamenti in bici”. Allo stesso modo, aggiunge, sarebbe utile investire nella comunicazione e nella promozione dell’uso della bicicletta: “Le persone scelgono la bici se trovano servizi adeguati. Sono disponibile a confrontarmi con le istituzioni per capire come migliorare il sistema”.

La differenza più evidente, quindi, resta culturale. A Bruxelles la bicicletta è un mezzo di trasporto quotidiano: si incontrano impiegati diretti negli uffici europei, studenti e famiglie che la utilizzano come alternativa naturale all’auto.

Eppure, a rendere ancora più interessante il caso della capitale belga è un paradosso solo apparente: il clima. Pioggia frequente, cielo spesso grigio e temperature variabili non sembrano condizioni ideali per la bicicletta. Nonostante questo la città non si ferma: la bici continua a essere un mezzo quotidiano, non una scelta stagionale. Forse è proprio qui la differenza più grande: non il sole o il bel tempo, ma la continuità di un sistema che rende la bicicletta possibile ogni giorno, comunque.