L'analisi
|Banco BPM e la fusione con Monte dei Paschi: un’operazione politica con risvolti industriali strategici
Una fusione creerebbe un gruppo di dimensioni rilevanti, potenzialmente secondo in Italia per alcuni indicatori, con importanti risparmi di costi e maggiore capacità di competere a livello europeo. Ma il risiko è ancora molto aperto
La mossa di Banco BPM di invitare formalmente MPS a discutere una possibile fusione rappresenta di fatto un’accelerazione significativa nel risiko bancario italiano. Dopo il sostegno di BPM all’assemblea di MPS che ha riconfermato Luigi Lovaglio, l’ipotesi di un terzo polo bancario forte (MPS + BPM) torna quindi prepotentemente in auge. Diversi sono i punti chiave che vediamo, se l’operazione dovesse andare in porto. La prima cosa da chiedersi è se da un punto di vista industriale l’operazione sia vantaggiosa e per chi. Le sinergie industriali che stimiamo sono diverse. Le due banche hanno una buona complementarietà geografica (MPS è forte in Toscana e Centro-Sud, BPM in Nord e Lombardia) e nell’asset management (con Anima). Una fusione creerebbe un gruppo di dimensioni rilevanti, potenzialmente secondo in Italia per alcuni indicatori, con importanti risparmi di costi e maggiore capacità di competere a livello europeo.
Vero è che l’Antitrust potrebbe imporre la vendita di circa 130 sportelli (soprattutto in Toscana, Lombardia, Veneto e Liguria) per un controvalore stimato intorno ai 700-750 milioni. Crédit Agricole (azionista rilevante di BPM) potrebbe per esempio essere tra i compratori naturali. L’ipotesi più discussa (rilanciata dal FT ad aprile 2026) prevede che MPS ceda la quota di circa il 13% in Assicurazioni Generali (detenuta tramite Mediobanca) per finanziare l’operazione e offrire un premio agli azionisti BPM. Si parla di un valore intorno ai 7 – 7,4 miliardi di euro.
Una delle cose che si chiedono gli investitori è come l’operazione cambierebbe lo scenario per Generali. Questa mossa sarebbe ovviamente strutturale per il Leone di Trieste. Significa innanzitutto la fine (o il forte ridimensionamento) del “patto” azionario stabile MPS/Mediobanca che è appunto uno dei principali azionisti di Generali. Inoltre, una cessione totale o parziale aprirebbe il capitale a nuovi investitori (possibilmente Intesa, Unicredit o investitori istituzionali italiani/long-term), ma potrebbe anche ridurre il controllo “italiano” consolidato sul gruppo assicurativo (e non dimentichiamo su Banca Generali).
Senza un azionista di riferimento forte come MPS/Mediobanca, Generali potrebbe diventare più esposta a richieste di maggiore redditività, buyback aggressivi o persino operazioni di M&A (ad esempio su asset europei). Il mercato potrebbe anche premiare un Leone più “snello” e focalizzato sul ritorno per gli azionisti. Certo, esiste il rischio di frammentazione del “salotto buono”. L’attuale architettura (Mediobanca-Generali-MPS) ha infatti garantito stabilità e un certo nazionalismo finanziario. La sua parziale o totale smobilitazione accelera la finanziarizzazione del sistema e potrebbe aprire la porta a scenari inediti.
Crediamo che la richiesta di BPM non sia solo un’operazione bancaria, ma sia una mossa studiata per ridefinire gli equilibri di potere nel capitalismo italiano. Per Generali sarebbe la fine di un’era di azionariato stabile “all’italiana” e l’inizio di una fase più dinamica (e potenzialmente più volatile). Tutto dipenderà dal governo (che ha ancora voce in capitolo su MPS) e dalla capacità di Lovaglio di conciliare ambizioni industriali diverse con la tutela dell’identità senese.
In tutto questo, quale potrebbe essere la posizione del Governo e del MEF? Il Governo (in particolare il Ministero dell’Economia) ha sempre visto con favore la creazione un terzo polo bancario MPS + BPM per bilanciare Intesa e UniCredit. L’obiettivo strategico di lungo termine è ridurre ulteriormente la quota residua del Tesoro in MPS (attualmente intorno al 4-5%) attraverso una fusione che diluisca la partecipazione statale senza svendere l’istituto.
La premier ha dichiarato pubblicamente di essere aperta alla cessione della quota MPS, ma senza fretta, e considera positivamente operazioni che creino un concorrente solido alle due big italiane. Il Governo ha già dimostrato di voler proteggere asset strategici nazionali (es. opposizione a certe mosse francesi o a operazioni percepite come troppo “milanesizzate”). Il Governo considera Generali un asset strategico nazionale, soprattutto come grande investitore in BTP. Una vendita indiscriminata (a fondi esteri o player non allineati) non sarebbe chiaramente ben vista. È quindi lecito aspettarsi che Roma preferisca che la quota finisca in mani “sicure” italiane o istituzionali stabili.
E il ruolo di Crédit Agricole quale potrebbe essere.? Crédit Agricole è primo azionista di BPM, con circa il 22-23%. Una fusione BPM-MPS creerebbe un gruppo con un importante azionista francese, cosa che potrebbe attivare sensibilità “sovraniste” nella maggioranza (soprattutto Lega di Salvini, storicamente legata a BPM e attenta alle filiali estere). Il Governo potrebbe quindi imporre condizioni (golden power, impegni su occupazione, sede, investimenti in Italia) come ha già fatto in altri dossier bancari.
In linea di principio il Governo potrebbe quindi essere favorevole alla creazione del terzo polo perché gli permetterebbe di uscire ordinatamente da MPS, ma è probabile che imporrà condizioni stringenti, soprattutto sull’occupazione. Vediamo quindi un’operazione altamente politica, ma che ha risvolti industriali di indubbio valore strategico, perché tocca identità territoriali, equilibri di potere nel capitalismo italiano e la strategia di progressiva privatizzazione di MPS. Ovvio quindi che qualsiasi accordo dovrà passare dal “visto” di Palazzo Chigi e del MEF. Il risiko è ancora molto aperto e continua.
Antonio TognoliHo iniziato a lavorare come analista finanziario nel 1983, occupandomi di economia e politica economica e nel frattempo mi sono laureato in scienze bancarie, finanziarie e assicurative. Oggi mi occupo di analisi macroeconomica all’interno di Corporate Family Office – CFO SIM. Giornalista pubblicista, docente ai corsi post laurea de “24Ore Business School” e dell’Associazione Italiana per l’Analisi Finanziaria – AIAF e co-autore del libro Analisi Finanziaria e Valutazione Aziendale, a cura di Franco Pedriali.



