Bergamo
|“Siamo in gabbia”. La rabbia degli abitanti del quartiere San Tomaso: tra cantieri, pantegane, polvere in casa e mancanza di parcheggi
Da mesi il quartiere è attraversato dai lavori per il raddoppio ferroviario e da diversi cambiamenti dal punto di vista viabilistico. I residenti si sentono poco tutelati: “Ci sentiamo cittadini di serie B”
Arrabbiati. Stanchi. Sempre più disillusi. “Ci sentiamo cittadini come tutti gli altri, ma qui sembra che nessuno si occupi davvero di quello che viviamo ogni giorno”. Laura Vincenti vive in via Finazzi ed è la rappresentante di uno dei condomìni del quartiere San Tomaso, nella zona sud-ovest di Bergamo. Da mesi il quartiere è attraversato dai lavori per il raddoppio ferroviario, un cantiere che ha progressivamente cambiato la percezione stessa degli spazi e della quotidianità. “Ci sentiamo cittadini di serie B. – sentenzia Laura -. Le tasse le paghiamo come tutti gli altri, ma qui sembra che il quartiere sia stato lasciato indietro”. Via Finazzi corre parallela alla ferrovia ed è una delle aree più esposte agli interventi in corso. Una strada lunga e stretta, già fragile prima dei lavori, oggi segnata da buche, restringimenti e una circolazione diventata più complessa e meno sicura.
Il contesto è quello del raddoppio ferroviario avviato dopo l’adeguamento della stazione di Ponte San Pietro nel febbraio 2024 e la successiva interruzione della linea. Da allora sono in corso le demolizioni dell’armamento ferroviario, della trazione elettrica e degli impianti lungo la tratta, con ritardi rispetto al cronoprogramma iniziale.
Anche la rimozione della vegetazione lungo il sedime ferroviario, viene indicata dai residenti come uno dei primi segnali tangibili dell’impatto del cantiere sul quartiere. In questo scenario si inseriscono i problemi quotidiani che, raccontano gli abitanti, hanno cambiato il rapporto stesso con l’abitare la zona. “Spuntano pantegane da una parte e dall’altra”, viene detto con preoccupazione, mentre una residente del condominio ricorda che “una ragazza ne ha trovate ben tre in garage in un colpo solo. Sono grandi, è una situazione preoccupante”.
Le segnalazioni sono già state inviate agli enti competenti, con la richiesta di verifiche igienico-sanitarie e interventi di contenimento. E il tema non resta isolato: si somma alla presenza costante di polveri generate dalle lavorazioni: “A volte non è possibile tenere le finestre aperte. Entra polvere nelle case e si deposita ovunque, anche sulle auto e negli spazi comuni”, raccontano i residenti, descrivendo una condizione che si ripete soprattutto nelle fasi più intense del cantiere.
A tutto questo si aggiunge il nodo della mobilità. I parcheggi nell’area restano formalmente aperti a tutti, ma proprio questa accessibilità generalizzata è diventata uno dei principali fattori di pressione per chi vive nella zona, che spesso rischia di non trovare posto vicino alla propria abitazione. In un contesto già vicino al centro e fortemente attrattivo, anche per la presenza dell’Università di via dei Caniana e della scuola superiore Leonardo Da Vinci, la sosta si è trasformata in una ricerca continua.
“I parcheggi sono aperti a chiunque, ma per noi residenti è sempre più difficile trovare posto sotto casa”. Le auto si riversano così nelle strade interne, strette e non progettate per sostenere un simile volume di traffico, con conseguenze dirette sulla viabilità quotidiana.
La rete dei collegamenti locali risulta a sua volta frammentata. Il sottopasso tra via Ruspini e via Caprera, più volte interessato da chiusure e limitazioni legate alle fasi del cantiere e alla riorganizzazione della viabilità, rappresenta uno dei punti più critici. La sua interruzione ha costretto a deviazioni obbligate e percorsi più lunghi, rendendo meno immediati anche gli spostamenti brevi. Al momento, la riapertura stabile non ha ancora una tempistica definita.

Il quadro complessivo, raccontano i residenti, è aggravato anche dalla gestione delle segnalazioni. “Ogni volta ci mandano altrove”, dicono, riferendosi al continuo rimpallo tra uffici e competenze diverse, senza un riferimento unico in grado di dare risposte coordinate. I problemi, però, restano gli stessi, senza una sintesi efficace.
Alla fine, la sensazione che torna più spesso è una sola: “Siamo in gabbia“. Tra cantieri, polvere, traffico, parcheggi ridotti, collegamenti interrotti e una quotidianità sempre più compressa, il quartiere si percepisce intrappolato dentro una trasformazione che non lascia spazio alla normalità.
Non una contestazione dell’opera ferroviaria in sé, ma il racconto di una fase di transizione ancora aperta, in cui il quartiere sta facendo i conti con cambiamenti profondi della viabilità, degli spazi e delle abitudini quotidiane, in attesa che il quadro dei lavori trovi una sua stabilizzazione.





