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Bergamo maglia nera delle addizionali Irpef in Lombardia: nessuna esenzione per i redditi bassi
Foto Pixabay

Lo studio della Uil confronta i capoluoghi sul territorio regionale: nella ‘Città dei Mille’ aliquota dello 0,8% senza franchigie, mentre Milano esenta i redditi fino a 23 mila euro

A Bergamo l’addizionale comunale Irpef si paga fin dal primo euro di reddito imponibile. Nessuna soglia di esenzione e un’aliquota unica dello 0,8% per tutti i contribuenti. Una scelta che, secondo la Uil Lombardia, rende il capoluogo orobico il Comune meno favorevole ai redditi bassi tra tutti i capoluoghi lombardi.

Il dato emerge da uno studio realizzato dalla Uil nazionale sulle addizionali regionali e comunali Irpef, analizzato a livello lombardo dal sindacato. Il risultato, secondo la sigla, fotografa un sistema fiscale locale caratterizzato da profonde differenze territoriali, tanto da creare un vero e proprio “fisco a geometria variabile”.

Il confronto tra i capoluoghi lombardi mostra una situazione eterogenea. Se Milano garantisce l’esenzione totale dall’addizionale comunale fino a 23 mila euro di reddito imponibile e Mantova fino a 22 mila euro, Bergamo non prevede alcuna franchigia. Sul fondo della graduatoria si collocano anche Sondrio, con una soglia di esenzione di 10 mila euro, e Varese, che si ferma a 8 mila euro.

Per la Uil, il risultato è che due contribuenti con lo stesso reddito possono trovarsi a pagare importi molto diversi semplicemente in base al Comune di residenza. Un lavoratore o un pensionato con 15 mila euro di reddito imponibile, ad esempio, in diversi capoluoghi lombardi non versa alcuna addizionale comunale, mentre a Bergamo è chiamato a pagarla integralmente.

“Quando due cittadini con lo stesso reddito pagano importi diversi soltanto perché vivono in Comuni differenti, significa che il sistema presenta elementi di disomogeneità che meritano una profonda riflessione – osserva Salvatore Monteduro, segretario confederale della Uil Lombardia -. Ancora più rilevante è il fatto che alcuni Comuni lombardi abbiano già scelto di applicare una vera progressività fiscale. Questo dimostra chiaramente che una diversa impostazione è possibile”.

Lo studio evidenzia come la maggior parte dei Comuni capoluogo lombardi applichi un’aliquota unica, indipendentemente dal reddito. Fanno eccezione Mantova, Lodi e Pavia, che hanno introdotto sistemi differenziati per scaglioni e quindi maggiormente aderenti al principio della progressività fiscale previsto dalla Costituzione. Secondo il sindacato, il tema assume ancora più rilevanza in una fase segnata dall’aumento del costo della vita e dalla perdita di potere d’acquisto di salari e pensioni. Per questo la Uil non chiede di ridurre le risorse a disposizione dei Comuni, ma di rivedere i criteri con cui viene distribuito il carico fiscale.

“La scelta di applicare un’aliquota dello 0,8% senza esenzioni o forme di progressività merita una riflessione approfondita – afferma Pasquale Papaianni, coordinatore Uil Bergamo -. In una fase segnata dall’aumento del costo della vita, è necessario prestare particolare attenzione ai redditi più bassi e alle famiglie più fragili. Auspichiamo che il Comune apra un confronto con le parti sociali per individuare soluzioni che sappiano coniugare sostenibilità ed equità”.

Da qui la richiesta di avviare una riflessione sul sistema delle addizionali locali, rafforzando le tutele per i redditi bassi e introducendo criteri minimi di progressività che riducano le differenze tra territori.