Zanetti: “Per l’innovazione serve un’unica regia, vorrei ingegneria al Kilometro Rosso”
Lo sguardo è sul futuro, Zanetti uomo diplomatico e che conosce bene i tavoli dove siedono diversi enti bergamaschi non manca di ribadire la sua linea: “Abbassiamo tutti l’ego e lavoriamo per il sistema territoriale. Meno bandierine, più lavoro di squadra”
Guarda a Conte e ad Ancelotti, coglie spunti da Gasperini ma potrebbe rivelare una sorpresa: essere il modello Zanetti. In fondo le sue prime parole da presidente di Confindustria Bergamo Matteo Zanetti le riserva all’innovazione e alla squadra. “Ho scelto persone competenti ognuna per il proprio settore, non per amicizia o per altri legami, devo conoscerle meglio per poi partire e lavorare in squadra” ammette. Si sente un mister? “Sì” e aggiunge: “Come dice Sinner, grazie al mio team”. Poi aggiunge: “Del resto quando uno come me lavora in un’azienda, che è alla quarta generazione, sei abituato a confrontarti con gli altri”. Sportivo anche nel raccogliere il testimone dalla presidente Giovanna Recuperati: “Andremo sicuramente in continuità con il lavoro svolto dalla precedente presidenza perché le urgenze sono conclamate”. Se i toni sono pacatissimi, le prime parole da presidente delineano idee forti e chiare. “Dobbiamo dotare il nostro territorio di una infrastruttura tecnologica sempre più evoluta perché la sfida della competitività oggi si gioca sul tema dell’innovazione. Con l’applicazione della robotica e dell’innovazione nelle nostre linee di produzione”.
Nell’assemblea a porte chiuse è stato citato il numero di ingegneri che la Cina ha formato in questi decenni creando uno stacco enorme con gli Usa. “Noi abbiamo chiaro che c’è un problema di attrattività delle persone: a causa della curva demografica e del fatto che tanti giovani vanno anche all’estero”. Pensa quindi a consolidare il rapporto con l‘Università di Bergamo (che proprio ieri ha ricevuto un riconoscimento nella valutazione per la ricerca). “C’è un percorso evolutivo del rapporto tra Confindustria e l’Università di Bergamo, sempre strettissimo, che mi auguro possa sfociare nel trasferimento di ingegneria al Kilometro Rosso per completare un percorso. Abbiamo sul nostro territorio questo parco scientifico che ci invidiano da tutta Europa e questo mi sembrerebbe un ottimo completamento”. Se l’attrattività del territorio è il focus di Confindustria, Zanetti sarà chiamato a fare squadra anche con tutti gli enti presenti su questa terra. “Non ci si può illudere che su temi di strategia di sviluppo territoriale si possa fare da soli, bisogna cogliere gli interessi collettivi, farne fattore comune e quindi poter andare nei luoghi pubblici deputati per cercare di attrarre risorse su questi progetti”.
Tra questi spicca su tutti la Zis della meccatronica. “Abbiamo presentato nei giorni scorsi un documento molto complesso e articolato, e la creazione di una Fondazione, perché pensiamo che sia il soggetto più indicato per fare da regia a tutti i progetti che ci sono sul territorio e che riguardano l’innovazione. Nel documento della Zis se ne contano 40, quindi è chiaro che non ci possono essere dei doppioni degli enti che tendano a farsi concorrenza. Abbiamo il dovere di fare sintesi, di fare una regia unica: l’innovazione e l’education sono interessi del sistema territoriale nel suo complesso, di tutte le imprese, sia industriali sia di altro genere”. Squadra, sintesi e regia. Lo sguardo cade sulla Fiera di Bergamo ed il suo ampliamento. “Ha una posizione strategica, vicino all’aeroporto che vanta una facile accessibilità e ha ottimi collegamenti, quindi pensiamo che il suo ampliamento sia strategico per valorizzare le filiere di eccellenza sul territorio”.
Zanetti si gongola sull’ultima edizione di Ivs: “Un simposio sulla tecnologia di quel settore che potremmo ripetere per altre filiere che abbiamo in Bergamasca”. Lo sguardo è sul futuro, Zanetti uomo diplomatico e che conosce bene i tavoli dove siedono diversi enti bergamaschi non manca di ribadire la sua linea: “Abbassiamo tutti l’ego e lavoriamo per il sistema territoriale. Meno bandierine, più lavoro di squadra”. Se il presidente di Confindustria si sente un po’ un mister, il fischio d’inizio c’è stato: palla in campo.

